Spiedini di tonno impanati e infornati: molto gusto, poche calorie !

Oggi pubblico una delle mie ricette ” molto gusto, poche calorie”. In parole povere, piatti che siano a basso impatto calorico e che possano soddisfare il palato e saziare gradevolmente. In previsione del Natale, un piccolo regime ” detox” è una saggia misura preventiva in modo da arrivare alla fatidica vigilia, cioè allo inizio delle ” grande abbuffata”  con il fegato meno affaticato e l’animo più tranquillo . Come dirsi: ho lavorato bene per me stessa ed ora mi posso godermi queste feste! La richiesta della indicazione di qualche ricetta a basso impatto calorico è stata fatta da una mia preziosa amica e la accontento volentieri! Non è molto lavorata, ha una cottura veloce e se accompagnata da una bella insalata da una splendida sensazione di soddisfazione ! Che poi è quello che consente di mantenere a lungo un regime alimentare.

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Per due persone : gr 25 di tonno in trancio, pangrattato, un mazzetto di prezzemolo, 2 spicchi di aglio, 1 foglia di alloro, 1 limone, olio EVO, sale e pepe

Tagliare il trancio di tonno in fette spesse di circa 2-3 cm. e poi a dadi. Versare in una ciotola uno-due  cucchiai di olio, uno spicchio di aglio schiacciato, il succo di un limone, 1 foglia di alloro e pepe a piacere . Miscelare bene il tutto e unire al condimento il pesce .Coprire il piatto con la pellicola alimentare e lasciare una ora in frigo.IMG_2437IMG_2439

 Nel frattempo, miscelare due o tre cucciai di pangrattato con il prezzemolo  e il rimanente aglio, ben tritati . Consiglio di passare il tutto  con un ” minipimer” o un frullatore, in modo che l’operazione non duri  più di pochi minuti

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Trascorso il tempo della marginatura del pesce, rotolare i dadi dei pesce  nel composto , IMG_2442Formare gli spiedini e irrorarli con l’olio rimasto. Ripassarli nel mix di pane e verdure  in modo che la panatura sia ben aderente

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Ora mettere la teglia al forno caldo a 170 per circa 10 minuti. I dadi devono essere cotti ma non asciutti. Fatto, in tavola accompagnato da carote e sedano in insalata

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Bicchierini di crema al tonno: nel piccolo a volte entra il grande!

Come ogni mese, un intero pomeriggio è stato dedicato al quello che io, forse molto pomposamente, chiamo ” il mio club di lettura”. Libro del mese: La morte della Pizia di Durrenmatt. Chi non l’ha letto, corra a comprarselo. Come al solito, noi componenti del club, ossia le mie amiche e me, appena sedute abbiamo cominciato a parlare, tutte insieme, senza nessun ordine: ho già descritto il ritmo se si vuole un poco sgangherato e rumoroso che imprimiamo ai nostri pomeriggi! Piena libertà, intrecciarsi di voci e commenti , ma anche pieno rispetto delle altre e delle loro opinioni. Così, superata la foga del primo quart’ora, in cui le nostre voci si sovrappongono e si scontrano come onde di mare, naturalmente torniamo a darci un minimo di ordine, parliamo a turno e tra una riflessione ed una diversione dal tema, il pomeriggio finisce presto e dopo tre ore, al momento di darci il nuovo appuntamento per il mese prossimo, non abbiamo nemmeno iniziato a pensare a quale libro dedicare il nostro tempo fino al prossimo incontro. Questa volta, però, c’è stato qualcosa di diverso, si è creata quasi immediatamente una insolita cadenzata armonia nel dibattito. Abbiamo parlato di caos e razionalità, fede e miscredenza, religione e spiritualità, del vero e del falso, dell’oggettivo e del soggettivo, di democrazia e tirannia, di apparenza e realtà, di destino e di libero arbitrio, tutti temi che sono venuti  fuori dal racconto . La storia, a dirla, è cosa di due minuti: la Pizia è quella che fa la profezia maledetta ad  Edipo, e la trama dà voce ai protagonisti della tragedia, ciascuno dei quali la racconta a modo suo e tutte le versioni si intrecciano, si raccordano e appaiono essere plausibili. Ma è come se, dentro a quelle confessioni, ci sia l’intera storia dell’umanità ed è forse per questo che tanto e tanto abbiamo detto, e tante domande e tante risposte abbiamo fatto ed abbiamo cercato. Se poi si pensa che in tutto si tratta di un racconto di appena 68 pagine, contenute in una edizione tascabile, non resta che congratularsi con l’autore e la sua capacità di condensare il mondo in formato 10×18 o per dirla diversamente in gr. 80 di carta ( copertina in cartone compresa ). Piccolo libro, grande racconto, un po’ come quello che avviene in cucina, quando in un bocconcino si condensa un sapore enorme che ti soddisfa, tanto per restare nel campo in cui sono meglio ferrata! E quasi, quasi, tutte accalorate come eravamo, stavamo dimenticando di ” fare merenda”, altra non meno importante attività che accompagna i nostri pomeriggi.  Che cosa ho preparato? piccoli bicchieri di crema di carote, tramezzini con crema di melanzane allo zafferano, ciliegie speziate, tutte ricette che ho già pubblicato. Unica novità : le rillettes di tonno, ossia una crema di tonno e formaggio,  da spalmare su pane tostato o da gustare così come è su pane tostato. E’ una delle più classiche preparazioni per l’aperitivo ;rillettes in francese è l’equivalente dei nostri ” ciccioli” e sta ad indicare tutto quello che si può fare con gli scarti della lavorazione del maiale o del salmone o della selvaggina, molto amata dai francesi. Ma assicuro che questa preparazione, semplice, rapida e gustosa non è certo uno scarto :

IMG_4059 Si fa così
Ingredienti : Per 4 :  250 gr di tonno al naturale, ben sgocciolato, 1 piccola cipolla rossa, 200 di ricotta, olio, uno due cucchiai di  prezzemolo tritato, il succo di un limone, sale e pepe.

Preparazione : Mettere il tonno, ben sgocciolato e suddivisi in piccoli pezzi,  in una ciotola capiente.

DSC00713Miscelarlo, con l’aiuto di una forchetta, con il succo di limone, la ricotta, un cucchiaio di olio,  la cipolla finemente tritata ed il prezzemolo.

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Amalgamare il tutto, che avrà la consistenza di una crema un po’ grossolana. Metterlo in frigo per un oretta in modo che rassodi e poi portarlo in tavola o distribuito in piccoli bicchieri o in una unica ciotola IMG_4057

Data la mia passione per le piccole porzioni, ho usato dei bicchierini da “assaggio” , con una listerella di pancarrè alla paprica. Ossia ho suddiviso una fetta di pane, ho spennellato ciascun rettangolo ottenuto con olio, miscelato ad un cucchiaino di paprica, ed ho messo i bastoncini su una placca ricoperta di carta forno sotto il grill, in modo che il pane divenisse croccante. Semplice e veloce:
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Involtini di lattuga : una nuova armonia di sapori fa rinascere il vassoio della nonna!

Ieri, dopo aver preparato la ricetta che presento oggi, mi sono messa alla ricerca del vassoio ” giusto” da utilizzare per la presentazione. La scelta è caduta su un bel piatto extra- large,  quel che resta di un servizio da tavola di mia nonna, la cui età deve essere eguale alla mia, visto che me lo ricordo da sempre. L’ho visto girare, per anni ed anni, sulla tavola della domenica, sempre pieno di stupendi, quanto ora demonizzati, contorni: patatine fritte o crocchette di patate, battezzate in abbondante olio di oliva e dorate in sfrigolanti padelle di ferro,   verdure di campo iper-ripassate in tegame con burro, opulente insalate russe, stracariche di maionese montata a mano. Il meglio di sé, però, lo dava quando ospitava le cassatelle impastate con lo strutto, ripiene di ricotta dolcissima e profumate di vaniglia o cannella ! Mi è venuto da pensare a come tante abitudini siano cambiate, a quante piccole tradizioni siano scomparse, insomma mi sono resa conto che lo contemplavo con atteggiamento nostalgico e commosso e …mi sono subito fermata! Ci sta che ogni tanto una manciata di ricordi ti possa assalire, ma io detesto il rimpianto dei giorni passati. E non solo  per la semplice ragione che ogni cosa ha il suo tempo, ma anche, e sopratutto, perché il ricordo è ingannatore, a volte molto subdolo e falso. Mi sono accorta che il più delle volte rammento  un fatto, a seconda dell’umore del momento, così che di un medesimo episodio posso avere una pluralità di versioni, che coprono tutto l’arco delle sensazioni umane, dal sentimentale- elegiaco all’arrabbiato, passando per la rappresentazione umoristica e quella tragica. Un compendio, scombinato e caotico, di tutta la commedia umana! Nonostante tutte le mie riserve sulla memoria nostalgica, però, ho scelto ” lui” e l’ho preferito ad altri, magari più belli e colorati. La ragione? Molto semplice: gli ho dato una seconda giovinezza, destinandolo ad una ricetta che mai e poi mai mi nonna avrebbe preparato! Io, invece, pur non lesinando affatto sui condimenti e sulle salse, per questa ricetta mi sono orientata verso sapori molto semplici ed a cottura breve o meglio dire quasi inesistente. Il caldo ” africano” arrivato all’improvviso mi ha guidato nella preparazione di questi involtini, molto freschi e poco impegnativi. Tutto ha avuto inizio da una lattuga ” cappuccio” e da un avocado

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Ingredienti: gr 15 di pinoli, 30gr di olive,  1/2 spicchio di aglio, 2 cucchiai di erbe di Provenza, una arancia, tonno gr 100 , un avocado medio ,  2  carote medie, olio e sale

Procedimento: 

 Per prima cosa, grattugiare finemente le carote e metterle da parte in una ciotola. In un’altra ciotola, lavorare del tonno sgocciolato con un avocado maturo, aggiungendo il succo di mezza arancia, fino a che il tutto sia amalgamato: io preferisco ottenere una crema a grana grossa, ma se si vuole un effetto più liscio si procedere con il mini pimer. Aggiustare di sale ed aggiungere le carote grattugiate IMG_3910

Sfogliare la lattuga, prelevando delicatamente quelle più grandi e scottarle per pochi secondi in acqua bollente. Metterle su un canovaccio da cucina in modo che si raffreddino e si asciughino
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Nel frattempo, preparare la salsina: frullare con il minipimer il mezzo aglio, le olive denocciolate, i pinoli, due cucchiai di erbe aromatiche, aggiungendo olio a filo per ottenere una crema omogenea

Questi sono gli ingredienti IMG_3905_salsai

Questa è la salsa
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Ora è tempo di montare gli involtini: mettere al centro di ogni foglia in cucchiaio di ripieno e avvolgere in modo da formare un involtino ( io le ho chiuse a pacchetto), fissandole se del caso con uno stecchino

Metterle mano a mano sul piatto da portata ed accompagnarle con la salsa, decorando a piacere ! Tenere in frigo fino al momento di servire in tavola. I colori di questo piatto sono molto armonici ed allegri come lo sono i suoi sapori ! Buon appetito !
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Tonno al verde per un Natale al verde

Oggettivamente, la crisi c’è ! Quindi è stato gioco-facile intitolare così questa ricetta, che ha quale ingrediente di base una buona quantità di verdure, che bilanciano le proteine del pesce. In realtà, il titolo mi è venuto in testa a cose fatte, appena finita la preparazione, che è nata dalla elaborazione in versione mediterranea di una ricetta che ho sperimentato in Belgio. Mi è sembrata  adatta per una cena della vigilia, perché  veloce, a base di pesce, come vuole la tradizione, ma non troppo impegnativa. La preparata veramente in non più di venti minuti ed ho utilizzato una fetta di tonno rosso, che avevo nel congelatore, dato che oggi ( ieri per chi legge), alle 13,  sono tornata a casa carica di pacchetti di regali, con la borsa della spesa carica degli ingredienti necessari per preparare due diversi tipi di dolci ed un patè nei quali mi cimenterò domani, e…niente per me! Avevo però una bella fame ” da sfinimento”, dopo una mattina divisa tra negozi e supermercato, e mi sono arrabattata con quello che c’era. Il risultato non mi ha deluso e lo propongo, anche per il suo insolito accostamento di gorgonzola e pesce, che hanno, contrariamente a quanto si crede una ottima intesa. La crema di verdure, formaggio erborinato si fonde a meraviglia con la consistenza del pesce e crea un gradevole e piccante contrasto . A Tutti Buon Appetito e Buon Natale !

Ingredienti : per una fetta di pesce da gr 130 c.a, occorrono una carota, uno spicchio di aglio, una foglia di alloro, un porro piccolo ed una piccola verza riccia, un poco di brodo anche di dado, un cucchiaio di vino bianco, poco sale, pepe, gr 10 di burro e 30 grammi di gorgonzola o altro formaggio erborinato IMG_3363_1

Preparazione : 

  • Tagliare tutte le verdure, la carota ed il porro a rondelle, la verza a strisce IMG_3364_2
  • Far sciogliere il burro in una padella e aggiungere la foglia di alloro e lo spicchio di aglio. Lasciare rosolare un poco, quindi unire le verdure e coprirle con un poco di brodo. Lasciare cuocere con coperchio finché non diventano morbide ( circa 10 minuti basteranno). Quindi sfumare con il vino, tenere il tutto a fuoco vivo per 2/3 minuti ed aggiungere il gorgonzola spezzettato, rimescolando in modo che si sciolga e si amalgami alle verdure. In ultimo, mettere al centro del tegame la fetta di pesce e lasciarla cuoce a piacimento. IMG_3367_3
  • Prelevare il pesce, contornarlo con la sua salsa e gustare caldo: eccolo qui morbido e ben condito  IMG_3370

Insalata velocissima di cardi ed arancia: ecco il fast-food siciliano

Questo post e questa ricetta sono dedicati al fast food più antico che io conosca: quello del fruttivendolo! Ricordo da sempre come i nostri fruttivendoli palermitani, a seconda delle stagioni, esponevano non solo la frutta e la vedura del momento, ma anche una serie di pentoloni e teglie che contenevano quelle stesse verdure in versione “ già pronta”. A primavera, tempo di patate novelle c’era posata sul marciapiede la quartara, ossia un pentolone di ferro, così pesante che ci volevano due persone per trasportarlo, con i tuberi lasciati con la loro sottilissima buccia, belli e cotti ed in attesa di essere prelevati con un mestolo forato. L’unità di misura non era il peso, ma il denaro. Alla domanda “ quanto ne faccio” si rispondeva Me ne faccia cento lire. Questa risposta ha, negli anni,  seguito l’andamento dei mercati, l’inflazione ed il cambio di moneta per diventare Me me dia un euro. C’erano i carcipfi bolliti, da sfogliare una foglia per volta, c’erano d’estate cipolle e peperoni cotti al forno, ( nel vicino panificio), c’erano le lumachine all’aglio a luglio, i babbaluci del festino, il sanguinaccio , esposto nei cesti di vimini,decorati con foglie di alloro, la zucchina lunginaria cotta e lasciata in acqua e ghiaccio e via dicendo. Ora i nostri fruttivendoli hanno ridimensionato l’offerta, soppiantati dai negozi di gastronomia, persino dai supermercati, che presentano piatti pronti, e non usano il coppo per avvolgere la merce, ma raffinate confezioni emermetiche in palstica trasparente. Un’ altro segno che la tradizione del take away resiste, ma si evolve. Ma il nostro fast food vegetale tutto sommato resiste: l’altro giorno, tornando a casa, afflitta dalla consapevolezza che non ” avevo niente ” per il pranzo, il bancone del fruttivendolo mi richiamata: accanto all’ingresso c’era un angolo ” fast food e take away”. Fine della mia pena: ho comprato un cardo gigante, un cardone come si dice a Palermo, già cotto, prelevato dalla quartara dopo una accurata osservazione dei suoi compagni di bollitura, con una significativa ed imperiosa indicazione dell’indice: voglio quello, ho detto ed il negoziante si è pure congratulato per la scelta! Ma erano tutti eguali! Così in pochi minuti , una volta casa, l’ho trasformato in insalata e poi in piatto unico appagando la mia voglia di verdura e la mia fame di proteine, in questo mix che più siciliano di così non si può!

Ingredienti : un grosso cardo già bollito, una arancia  e una scatola di tonno sott’olio, una manciata di capperi e una di olive, olio ed aceto, sale e pepe.

Preparazione : Bastano 3 mosse…pronti ? Via !

Tagliare il cardone appena comprato in pezzetti regolari e metterlo in una ciotola capiente

IMG_3244cardiAggiungere gli altri ingredienti ossia l’arancia pulita e tagliata a cubi, i capperi e le olive; in ultimo aggiungere il tonno, sgocciolato, sale e pepe e una spruzzata di aceto leggero, come quello di mele. In ultimo un filo di olio…lasciare riposare qualche minuto, dopo aver rimescolato il tutto, in modo che la verdura assorba il condimento e …A tavola IMG_3245conditi e poi nel piatto:IMG_3247piatto

 

Cartoccio di Fusilli integrali tonno, olive, pomodorini e menta

Ho una sincera passione per  le ” scatole” da regalo .  Mi piacciono tutte : quelle di latta , quelle di cartone, quelle di plexigass, quelle dei cioccolatini, con un quadro famoso  per coperchio, quelle di vimini, o di paglia intrecciata, quelle di legno intarsiato e quelle di semplice compensato! A questa predilizione per l’oggetto, aggiungo anche la mania del ”  riciclo”, per cui, scatola o scatolina che sia, la conservo e penso come posso utilizzarla, anzi, dovrei dire, riutilizzarla: quella piccola per gli spilli? quella rettangolare per le bustine  del thè ? Quella tonda per i bottoni? No,  per i bottoni è meglio quella a scomparti, così si possono dividere per colori…e così via! E se la scatola, appena arrivata a casa, non trova una sua destinazione immediata, la conservo in attesa che mi venga un’idea per il suo riuso. Così, nello stanzino, ho scaffali pieni di scatole, male accatastate, in pericoloso equilibrio,  e quando provo a prenderne una, tutte le altre si muovono appresso, precipitando per terra, dopo aver sfiorato la mia testa. Quella è la volta che decido di sbarazzarmene e passo un bel pò di tempo a controllarne la loro ” eco-compatibilità” per individuare in quale secchio ” della differenziata”  vanno messe. E tutte le volte che faccio questa operazione, penso sempre una sola cosa: ma non era più semplice non conservarle, destinarle subito alla spazzatura, non sapevo già che in realtà non mi servivano, tante erano le scatole esistenti in casa, con la loro destinazione di   servizio già assegnata”.  Prendo atto, allora, che ho un grande talento a complicarmi la vita e prometto a me stessa di non creare altre inutili sovrastrutture:il proposito è  “d‘ora innanzi tutto alla rinfusa nei cassetti e quello che non serve si butta”! Ma poi ricomincio, non so perchè . Forse, perchè a volte la sovrastruttura è proprio bella, perchè esteticamente ti colma, perchè ti regala un momento di soddisfazione, perché la ” confezione” trascende la brevità della vita del contenuto, ne fissa il ricordo e ti rimanda molto semplicemente al momento che hai vissuto quando è arrivata quella scatola,  a chi te l’ha portata , all’emozione che hai provato. E, di sicuro, l’emozione non è un involucro che puoi buttare, anche se poi ti complica la vita. Anche in cucina ci sono complicazioni, che apparentemente sembrano inutili. Per esempio, il cartoccio, specie quando la cottura dell’alimento precede  necessariamente la creazione dell’involucro ed il passaggio in forno. Proprio come nella ricetta che propongo: una semplice pasta al tonno, una ricetta di solito molto svelta, tanto che le ho dedicato un elogio in un post dell’anno passato ( per chi è curioso basta cliccare sulla parola in rosso).    Però, anche quella di oggi è molto veloce: è vero che ci sono due cotture, prima la pasta da sola e poi con il suo condimento dentro l’involucro, ma il secondo passaggio è al micro-onde e non dura che pochi minuti…

Ingredienti: per due porzioni di pasta : gr.160 circa di fusilli, integrali, due acciughe, un mazzetto di menta, una decina di pomodorini, un cucchiaio grande di patè di olive, una scatola di tonno al naturale, sale, pepe ed olio

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Preparazione :

  • Mettere la pentola sul fuoco, salare  ed al bollore, buttare  dentro la pasta.
  • Mentre è in cottura, tagliare  fettine i pomodorini, tritare la menta, sbriciolare il tonno, tagliuzzare le acciughe ed irrorare il tutto con un filo di olio. Aggiungere pepe e sale .   Quindi scolare la pasta, molto al dente, metterla in una ciotola con il condimento e girarla molto bene perché si insaporisca.

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  • Ritagliare un quadrato di carta-forno, mettere al centro una porzione di pasta e chiudere il cartoccio. Così è pronto per essere passato al micro. Formare un secondo cartoccio per l’altra porzione e poggiarli sul piatto centrale;  bastano due minuti a potenza 850/900, per la cottura e due minuti per il riposo, in modo che il vapore interno evapori.

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Aprire e servire: questi attimi di ulteriore cottura fanno sì che gli ingredienti cedano i loro profumi alla pasta e  ne esaltino il sapore. Buon appetito
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Guerra e Amore e Vellutata fredda di Carote e tonno croccante

Non parlerò  dei venti di guerra che soffiano sul Medio oriente, così vicino al nostro Mediterraneo, così incandescenti che ti fanno gelare il sangue! Scrivo di un’altra guerra, molto diversa, non cruenta, senza violenze fisiche e morali, ma di dimensioni planetarie : è la battaglia, a colpi di offerte e bonus commerciali, delle compagnie telefoniche. A prescindere dalla incalzante pubblicità sui media, che potrei definire a raffica, dato che le nuove tariffe sono proposte uno spot si ed uno no, e quello no per lo più riguarda la brava massaia che fa il bucato o pulisce cucina e gabinetto, il vero bombardamento è quello personalizzato, il combattimento porta a porta, naturalmente rituale;  arrivano mail, e ti domandi da quale consenso all’uso dei dati siano autorizzati, ti chiama un ragazzo ( precario e sfruttato)  sul telefono di casa e ti auguri, ad un certo punto, che la tua linea si guasti e soprattutto che quel poveraccio dall’altro capo del filo trovi un altro lavoro, arrivano sms sul tuo cellulare. Di solito, il tono è allegro, invitante, ottimista, del tipo: ehi, stammi ad ascoltare, o leggere, è l’affare della tua vita, non lo perdere. Se cortesemente rifiuti, a volte la voce da insistente assume una sfumatura cupa, leggermente iettatoria, come dire ” te ne potresti rammaricare, è un’occasione unica, non capiterà più”. A volte si arriva al più esplicito ” te ne pentirai amaramente” o “per cogliere le belle occasioni ci vuole un po’ di intelligenza”. Il linguaggio al  telefono risente della interpretazione personale del venditore, ma anche quelli scritti contengono l’ammonimento: alla fine dello scritto, a piè pagina, c’è sempre la  frase ” affrettati !” seguita dal  promemoria imperativo ” hai tempo fino al ” o molto esplicitamente  ” non capiterà più, è l’ultima occasione”. Tutto ciò è rafforzato dall’uso del tu confidenziale, che certe volte mi irrita proprio, e mi verrebbe da replicare come Totò ” che tu e tu, abbiamo fatto il militare insieme?” Ma nella guerra c’è anche l’amore ed io che ho scelto per logo questa grandissima parola, sono sensibile al richiamo del sentimento. Il Mio Ex gestore è infatti deliziosamente accorato: non mi telefona, non manda mail, ma da circa un anno, da quando ho cambiato, ogni mese, invia un messaggio sul cellulare:  mi invita a tornare appassionatamente, quasi come il ritornello di una canzone famosa, negli anni 50 ” torna, la casa  aspetta te”  e,  solo dopo l’appello, elenca le opzioni vantaggiose riservate esclusivamente a me, la sua pecorella smarrita! Mi colpisce, per un attimo, forse mette in moto un nodo profondo del cuore: nessun mio ex mi ha mai cercata così, dopo la fatale rottura affettiva. E’ vero che una volta presa la decisione, neanche strapregrata e supplicata, avrei ripreso un rapporto, spezzato e concluso, ma confesso che mi avrebbe molto lusingato se un ex mi avesse cercato ancora; non so di preciso cos’è che suscita nella mia immaginazione quel torna: è così romantico, forse evoca il ruolo assolutamente mai giocato di sciupa-uomini, forse rende meno banale la fine di un rapporto, forse richiama civetteria, magari un po’ cattiva, o  molto semplicemente il fatto di essere invocata richiama  un tuo potere seduttivo. E’ come quando accetti un complimento da uno sconosciuto: sai  che bene che vada è solo un cretino, quando non è un molestatore, ma comunque solletica la tua vanità e ti fa piacere. Anche se non credi a niente di quello che l’ammiratore per caso ti canta dietro, intanto che tiri avanti, te lo godi…Come faccio io con il messaggio in questione: ringrazio mentalmente, mi ha fatto sentire importante per un attimo e non un semplice atomo nella galassia dei consumatori e poi … lo cancello, non perchè sono fedele al nuovo gestore, ma per pigrizia e per l’intima convinzione e dai e dai e dai la mia ex compagnia telefonica, un giorno, pur di farmi ritornare, mi offrirà tutti i servizi a costo zero…In fondo in amore vince chi scappa! Però se mi mandasse, ogni tanto, un mazzo di fiori, come quello della foto in evidenza, forse potrei decidermi.
Intanto, mi gusto questa zuppa fredda, ma è ottima anche calda, con un piccolo accompagnamento proteico: è una ricetta che gioca sul contrasto tra il dolce della carote, che pizzica leggermente per la presenza dello zenzero e la insolita croccantezza fornita al tonno lavorato con olive e mandorle. L’insieme non si fa la guerra, anzi è pace tra gusti diversi ” terra e mare”. Con le polpettine la vellutata diventa un insolito piatto unico, uno di quelli che prevedono il bis o meglio direi, con romanticismo culinario,  il ” ritorno amoroso” .

Ingredienti:

per la zuppa: 500 gr di carote, 750 di brodo vegetale o di carne ( se vi va usate il dado senza glutammato), una cipolla rossa, burro gr 20, un pezzetto di zenzero sbucciato circa 10 grammi.  
Preparazione : sbucciare la cipolla e tagliarla a fettine; raschiare le carote e tagliarle a dadi. tagliare a fettine lo zenzero fresco IMG_1155

In un tegame alto- io uso la pentola a pressione- rosolare per pochi minuti la cipolla con il burro, aggiungere le carote, lo zenzero e rimestare insieme in modo che le verdure prendano sapore. Coprire con il brodo, lasciare cuocere fino a che le carote sono morbidissime. Per la pentola a pressione basterenno circa 10 minuti dal fischio, per la cottura normale provare con la forchetta che deve penetrare facilmente nella verdura.IMG_1156

Fare intiepidire e frullare la zuppa; io amo farla liscia, ma non molto allungata, perciò aggiungo gradualmente il brodo di cottura mentre frullo, per controllare la consistenza. Aggiustare di sale, se occorre, mentre non occorre il pepe, dato che lo zenzero pizzica leggermente. Porre il tutto in frigo in una ciotola per il raffreddamento.

per le polpettine di tonno: occorre una scatoletta di tonno, da 250 gr , delle mandorle tritate e tostate ( io compro la granella già fatta) erba cipollina, il succo di un’arancia e gr 100 di olive verdi denocciolate.IMG_1163

Porre nel blender le olive e con alcuni colpetti delle pale o con pochi  impulsi, se si usa il mini-pimere, ridurle a pezzetti; quindi unire il tonno sgocciolato, un uovo e il succo di mezza arancia grande o di un’arancia piccola e una decina di fili di erba cipollina. Mescolare in modo da amalgamare e poi unire abbondante granella di mandorle al composto.IMG_1164

Comporre con le mani o con l’aiuto di due cucchiai delle polpettine e passarle in forno caldo per una decina di minuti, in modo che si rassodino.Se si ha fretta, possono essere messe in una pirofila, coperte con un foglio di plastica alimentare, nel micro onde a potenza max per tre minuti.IMG_1165

Eccole le polpettine appena cotte da lasciare raffreddare IMG_1166

Montare il piatto: in una fondina versare la zuppa, aggiungere dell’erba cipollina per decorazione e due polpettine al centro del piattoIMG_1169