Spaghetti arlecchino: colorano l’autunno

E’ finita l’ora legale ed io, come ogni anno, stento ad abituarmi ai nuovi ritmi. Soffro l’autunno, l’avanzare del buio, il pomeriggio che si accorcia, il caldo che ogni giorno si allontana,  le come ogni anno il passaggio all’ora effettiva, l’avanzare della stagione buia, il caldo che piano piano se ne va, i sandali che vanno definitivamente nel loro scatolo, i golfini che si ripresentano sulle spalle…Sono nel mezzo di quella che le riviste femminili, provvide di definizioni e di consigli, indicano come un momento di crisi, la sindrome del jet lag autunnale,  da scacciare via grazie a miracolosi integratori ( la cui pubblici campeggia in ogni caso una pagina si ed una no nella rivista ) ed una serie di furbi accorgimenti, quali iscriversi in palestra, fare passeggiate all’aria aperta appena si può, mangiare cibi caldi e confortevoli. Tutti consigli saggi e convincenti, che scontrandosi con la quotidiana routine -lavoro-casa- figli-nipoti-anziani da accudire- non si riesce a seguire. Così che ti invade un senso di fallimento e la depressione, se non c’è la avevi ancora, è garantito che farà la sua comparsa.  Anche se scherzo su”questi consulti  psicologici in carta patinata” , devo ammettere che qualche buona idea la propongono. Ad esempio consigliano di  ” mangiare colorato” in modo che ritorni il buon umore. Ed allora, seguendo del ” guru di  carta”,  oggi propongo un piatto molto ricco di salutare verdura, molto colorato e molto saporito.

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Un bel piatto di pasta multicolore che si fa così:

Ingredienti: verza riccia, pomodori secchi, spaghetti, olive nere, aglio, arancia, rosmarino, olio, sale e pepe

Questa è la mia spesa, appena atterrata sul tavolo in cucina! Le zucche sono ornamentali e le ho prese per posarle su un davanzale in soggiorno e ricordarmi così l’autunno che avanza. Sono talmente belle…un antidoto contro il malumore

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Procedimento:

Per una persona: mettere due mezzi pomodori secchi a rinvenire in poca acqua calda. In una pentola capiente, portare a bollore abbondante acqua salata. Nel frattempo, pulire la verza ( circa 50 per porzione) e tagliarla a piccole stride, togliendo la costa centrale. Tuffarla nell’acqua bollente e lasciarla cucinare per 4-6 min. Togliere dalla pentola con una schiumarola e lasciarla raffreddare. Conservare l’acqua che servirà per la pasta

 

Sgocciolare i pomodori, ormai morbidi, e tagliarli a fettine sottili. Snocciolare le olive ( 5 o 6) e  prendere un cucchiaio di pinoli .

Mettere il tutto nel mixer o tritare a mano. Quindi aggiungerlo alla verza e grattare sul condimento la scorza di un arancia. In ultimo irrorare con il succo di mezza arancia

Rosolare in una padella dell’agio con un cucchiaio di olio ed un rametto di rosmarino,

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Riportare a bollore la pentola, tuffare le pasta per il tempo necessario, scolandola al dente. Quindi togliere il rosmarino dalla padella e versarvi la pasta con il suo condimento. Lasciare insaporire il tutto per qualche minuto e portare subito in tavola

Eccola : in cottura e IMG_2329a tavola IMG_2332

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Insalata grani antichi, menta e pesto di fagiolini

Ultima chiamata per l’estate! Iniziano le prime piogge, il caldo afoso se ne va, ma l’autunno non è affatto alle porte, non in Sicilia. Prima che venga il momento di tirare fuori dall’armadio maglioni e giacche, devono scorrere almeno altri due mesi e solo alla fine di ottobre si potrà cambiare stagione. In cucina, perciò si continua con cibi leggeri, adatti alle alte temperature esterne, da realizzare, possibilmente, a basse temperature interne, in modo che la casa non si arroventi.  Come nel caso di questa insalata, dalla preparazione, tutto sommato non molto laboriosa. E comunque il risultato è ultra soddisfacente,  premia ogni sforzo! Per questa ricetta, potevo usare del comunissimo riso bianco . Invece ho preferito provare con dei cereali alternativi, privi di glutine o a basso tenore : si tratta di falsi cereali, che sono stati riscoperti e valorizzati di recente, perché privi di ogm e di modifiche genetiche. Hanno un gusto in parte intenso, come quello del grano saraceno, in parte delicato, come quello della quinoa. Il pesto di fagiolini apporta un condimento leggero, a base vegetale e lega fra loro le verdure crude che arricchiscono  i semi. Ed ecco come si prepara  :

Ingredienti per 4 persone: 250 gr. di c.d cereali antichi,  ossia un mix di grano saraceno, quinoa, miglio, riso selvatico, riso basmati. (nei supermercati,  si trovano varie combinazioni  già pronte ) 200 gr. di fagiolini, 150 gr.di pomodorini, 1 cetriolo piccolo, i carota, 1 cipollotto, 30 gr. di pinoli, menta fresca ( 2 o 3 rametti ), olio di oliva, sale e pepe

Procedimento:

  1. Lavare velocemente sotto acqua fredda il mix e  scolarlo.  Portare ad ebollizione abbondante acqua salata  e versare i grani, lasciandoli cuocere per una decina di minuti . Quindi scolare e lasciare raffreddare. Nella immagine  il mio mix prima della cottura

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2. Tagliare a tocchetti piccoli o a julienne la carota , il cetriolo, il cipollotto, riunire le verdure in una ciotola e condire con tre cucchiai di olio, e poco sale.Aggiungere le foglioline di menta, spezzettate e rimestare il tutto. Lasciare marinare

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3. Lessare i fagiolini spuntati in acqua bollente per una decina di minuti . Farli raffreddare sotto acqua e scolarli bene . Porre i fagiolini nel mixer o nel frullino , aggiungere i pinoli e sale,  e frullare con 4-5 cucchiai di olio in modo da ottenere un pesto.

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4. Aggiungere alla ciotola con le verdure i pomodorini, tagliati a metà e condire con la salsa di fagiolini

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A tavola e buon appetito 

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Bocconcini di rana pescatrice in salsa di zafferano: a volte le apparenze ci ingannano

Evviva, torno a cucinare! In questa ultima settimana mi sono dedicata ad altro ed ho molto rallentato la mia attività in cucina, in pratica riso in bianco, patate a vapore e un poco di proteine. Mi sono dedicata a me stessa, mi sono sottoposta a tutti i controlli medici annuali, in un crescendo di visite mediche e restrizioni alimentari, culminate in due giorni di dieta liquida, in pratica un digiuno spezzato da acqua, tisane e succhi di frutta! Ma sono contenta e non solo perché tutto è andato bene, ma perché alla fine quello che credevo ” difficile, noioso, angosciante, impossibile da sopportare” ha svelato anche un suo inaspettato lato piacevole. Ho letto che ogni due- tre mesi, si dovrebbero fare 48 di dieta liquida continuata, per attivare il sistema immunitario e siccome io  l’ho fatto, mi sono sentita alla fine contenta e soddisfatta, e neanche tanto ” affamata”. E’ come se avessi scoperto un lato B del mio io, più leggero, meno condizionato dalla consueta routine della spesa e dei fornelli, dalla abitudine di placare piccole ansie, o anche solo una noia momentanea, masticando qualcosa, una leggerezza che ha trasceso la sensazione di vuoto ed ha trasformato  il languirino dello stomaco in una piccola libertà! E’ proprio vero, l’apparenza inganna e non tutto quello che ci spaventa o ci sembra orribile è composto solo ed esclusivamente da lati negativi. Non sono diventata una asceta: allo scoccare delle fatidiche 48 ore di vuoto, completati tutti gli esami, la mia sana fame si è fatta sentire e tornata a casa, ho, letteralmente, ” svaligiato” il frigo, che peraltro era pure semivuoto! Alla prima uscita per la spesa, avvenuta ieri, mi sono imbattuta dal pescivendolo in una bella-brutta rana pescatrice, detta anche coda di rospo,  e l’ho presa subito. Un segno del destino, un complemento delle mie riflessioni: queste pesce a vederlo è un mostro,  ha un aspetto orrendo, la sua testa è enorme, dominata da una bocca aperta, a forma di mezzaluna, una specie di ghigno maligno post mortem, roba da convertirsi al regime vegetariano.images

Visto che brutta! Ma, una volta eliminata la testa, ottima per il brodo, la coda regala una polpa tenera e soprattuto gustosa. E’ ottima intera , al forno con aromi, ma io ho chiesto che venisse tagliata  a tocchi, in modo da prepararla con una una leggera, ma veloce ed aromatica brasatura. Ho scelto questa cottura non solo perché è buona, ma per fare in fretta dato che  vista la ” rana” e deciso l’acquisto, immediatamente la mia pancia ha iniziato a brontolare, anzi a reclamare. Non potevo certo aspettare che il forno si riscaldasse…quindi tutto il padella ed in poco tempo !

Ingredienti : circa un chilo di rana pescatrice, una grande cipolla, burro ed olio, un rametto di rosmarino, un bicchiere piccolo di vino bianco o di Martini dry, una bustina di zafferano e un cucchiaio di fecola di patate o di amido, sale e pepe e un cucchiaio abbondante di pinoli.

Preparazione 

  • In una ampia padella, fondere una noce di burro, con un cucchiaio scarso di olio, aggiungere la cipolla tagliata a fettine sottile, il rametto di rosmarino,  e lasciare cuocere il tutto, mescolando spesso. Quando la cipolla è cotta, quasi caramellizata,  versare nel tegame i dadi di pesce e lasciarli rosolare nel condimento per tre-quatto minuti
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  • Dopo questa prima cottura, versare il vino o il Martini, e fare sfumare l’alcool, bastano 5 minuti, quindi sciogliere lo zafferano, versando la polvere direttamente nella pentola e mescolando bene il tutto. Aggiustare di sale e pepe. Completare la cottura, comprendo la padella con un coperchio e lasciando sobbollire, a fuoco basso,  il tutto circa 10 minuti. IMG_3100
  • Una volta cotto, prelevare il pesce con un mestolo forato e sistemarlo in un piatto da portata. Sciogliere, nel liquido rimasto nella padella, un cucchiaio di amido o di fecola, evitando che si formino grumi, anzi è meglio usare una frusta da cucina. Lasciare addensare, unire al sugo i pinoli, e con la crema ottenuta coprire i bocconcini. Portare subito in tavola
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  • E naturalmente buon appetito ! Visto che buona!
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Spaghetti verdi e sugo rosso: con il caldo cucina a crudo

Palermo ore 14, 30 e  37 gradi all’ombra, strade vuote, silenzio assoluto! Mentre cammino in questo deserto sub-tropicale, mi rendo conto che nei 10 minuti che ho percorso per raggiungere la fermata dell’autobus, non ho incrociato nessuno, sono ” assolutamente e assolatamente sola” e non lo faccio per il piacere di camminare, questo è ovvio. Oggi è il giorno di ricevimento dell’Ufficio Comunale che mi deve finalmente consegnare un certificato richiesto più di un mese fa. Fra me e me rimungino che hai voglia di parlare di amministrazione on line, in questa città siamo ancora all’alba dei tempi, e per di più l’ufficio quanto ad orari ricorda una vecchia gag di una trasmissione televisiva, quella in cui l’impiegata statale ripeteva al suo utente ” l’ufficio apre dalle 8 alle 8: cogli l’attimo””! Il mio apre alle tre, una volta la settimana, perciò oggi caldo o no, devo essere lì puntale. Nel bus mi riprendo: posti a sedere vuoti, aria condizionata, ancora silenzio, interrotto dalla voce ” a mitraglia”, alta e forte, tutta schiocchi e risate, di una signora extracomunitaria, che si fa quattro chiacchere. Arriva un “Silenzio” da parte dell’autista e tutti passeggeri annuiscono. La poverina spegne in telefono, lasciando in tredici la conversazione. Mi domando se lo stesso richiamo sarebbe stato indirizzato ad un’italiana e sopratutto se la reazione sarebbe stata identica. Propendo per l’ipotesi che la chiacchierona ” nostrana” si sarebbe esibita in una serie gridata di maledizioni di tipo biblico, roba da colpire 7 generazioni di autisti! Alle 15  sono in coda per la fatidica apertura, che però sarà alle 15,30: mi sono sbagliata. Aspetto, cercando un po’ di ombra sotto uno stento alberello nel marciapiede. Quando entro, passo i controlli di sicurezza,  manco fossimo al  Ministero di Via Arenula, a Roma, e chiedo a quale piano devo andare: in portineria, all’accettazione sono sei : 5 seduti, di cui uno sulla scrivania, e un uomo anziano che distribuisce i permessi. Solo lui è in grado di individuare il ” mio ufficio” e viene interrogato con rispetto e deferenza da parte degli altri 5, che poi mi dicono ” Lui è formidabile, sa tutti i posti ed i nomi!”. Complimenti al responsabile delle risorse umane, come si dice ora per indicare il capo del personale! Finalmente, dopo mezz’ora, sono fuori con il certificato tanto agognato. E che mi capita, mentre cammino sul marciapiede ? Un mio coetaneo, si affaccia dal finestrino della sua auto e mi grida ” Ciao, vuoi un passaggio”. Rispondo no grazie ed il Casanova attempato se ne va, guardandosi intorno in cerca…Provo pena, penso che anche l’andropausa è una brutta bestia, crea problemi agli uomini, mi stupisco che questo poveraccio si metta alla sua età a fare il pappagallo, ma poi mi ritrovo a ridere da sola sotto il solleone.  Mi viene in mente che l’ultima volta che mi è capitata una cosa così erano gli anni  60 ! Torno a casa convinta che questo pomeriggio è stato in fondo ” particolare”, unico nel suo genere, connotato da note surreali, inattese, ma tutto sommato divertente. Ha ha avuto l’effetto di farmi dimenticare afa e stanchezza. Però, è ovvio che a casa niente fuoco acceso in cucina. Ricorro alla mia cucina ” row”, a crudo, e decido per spaghetti verdi ossia solo vegetali, che non hanno bisogno di cottura e sughetto semplice ma appetitoso. E me li preparo in meno di 20 minuti. Come? Così …

Ingredienti: per una persona, occorrono una zucchina media , un pugnetto di capperi, tre acciughe, un pugno di pomodorini, 5 olive nere, una manciata di pinoli, sale, pepe, origano, olio e basilico fresco.IMG_3037

Preparazione :

  • con l’apposito taglierino,  ricavare dalla zucchina ” gli spaghetti”. E’ facile, basta fer scorrere la lama sulla superficie, dopo aver tolto la buccia

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  •   Ecco quello che si ottiene : un bel piatto di spaghetti: aggiungere un pizzico di sale e pepe e un filo di olio.IMG_3040
  • E ora il sugo:  tagliare a metà i  pomodori, svuotarli e ricavarne dei sottili filettini. Tritare grossolanamente gli altri ingredienti con un coltello, in modo da avere una specie di pesto. Amalgamare con un filo di olio , sale e pepe, e lasciare insaporire qualche minuto in una ciotola, in modo che l’olio sia assorbito. IMG_3041
  • Il piatto ora è pronto : versare il condimento, un altro filo di olio e già si può andare a tavola! Buon Appetito :IMG_3044

 

Che bella frittata per San Valentino !

Sono circondata da calendari e non so mai che giorno e’ ! Da quando sono in pensione, si é interrotto quel filo che collegava i miei giorni ad un nome ed ad un numero, come dire non sono mai certa che giorno sia oggi, se sia martedì 10 o mercoledì 11  ! Quando si lavora, con le  scadenze che ti inseguono e la speranza, onnipresente, che domani inizi il week end  sai sempre che giorno è.  Ma se sei ha smesso e tutta la settimana è, per tua meravigliosa fortuna, un continuo week end, le sole cose che scadono, oltre le tasse,  il bollo-auto, l’assicurazione ed il canone Rai,  sono i formaggi che hai in frigo! Non voglio generalizzare, queste riflessioni riguardano me e solo me, non so come reagiscono al diverso scorrere dei giorni gli altri pensionati. Io sono entrata in una sorta di tempo fluido ed ininterrotto, uno stream, direbbero gli inglesi, una corrente, nella quale nuoto attivamente, passando da un’attività  all’ altra,  non annoiandomi, anzi, divertendomi e godendomela, ma senza avere mai la lingua di fuori, senza sentirmi come il mio cane, quando rincorreva il bastoncino che gli lanciavo. Era eccitato, ma perplesso, come se volesse dire : questo gioco e bello, mi piace, ma quanto posso reggerlo ? Condividevo questo muto pensiero che i suoi occhi e la sua coda mi trasmettevano ed i suoi dubbi canini erano i miei umani, percio’ lo accarezzavo e gli dicevo “Verra’ un tempo senza nome e senza date” tutto per noi, per godercelo così come si presenta! Non scrivo queste mie osservazioni per fare morire di invidia chi, meno fortunato di me, ( dal mio punto di vista; ben inteso) ancora lavora. La ragione è che solo stamattina, guardando il calendario della raccolta differenziata, mi sono accorta che non solo è venerdì, quindi tocca all” ‘indifferenziato”, ma anche è il 14 ossia San Valentino ed io non ho preparato niente a base di cioccolato o di colore rosso o a forma di cuore. Troppo tardi per rimediare! Ho fatto una bella frittata! E non solo metaforicamente, ma anche con uova e carciofi. Ecco la ricetta:

Ingredienti:  per due persone: 1 cipolla, una tazza di carciofi a spicchi,  -2 cucchiaini di olio di oliva extra vergine, sale,  pepe, 2 uova, 50 ml di latte,  2 cucchiai di formaggio grattugiato a piacere, 1 cucchiaio di pinoli

Preparazione : Accendere il forno per portarlo a 170 gradi .  Sbucciare la cipolle, tagliarla a metà e affettarla finemente. IMG_2217
Scaldare a fuoco medio l’olio d’oliva in una padella capiente e cuocere con il coperchio la cipolla e i carciofi  in 4 cucchiai di acqua. Proseguire la cottura per 8-10 minuti. Di tanto in tanto mescolare. Aggiustare di sale e pepe .
Oliare leggermente uno stampo tondo, che vada in forno  e distribuire sul fondo la verduraIMG_2218
Sbattere le uova, il latte e il formaggio, insaporire con sale e pepe e versare la pastella sulla verdura. Mettere la pastella nello stampo e cospargere di pinoli IMG_2219
Infornare e lasciare rapprendere il tutto ( bastano a secondo del forno da 15 a 20 minuti). Tagliare la frittata a metà e servire. Facile, no! IMG_2221

E per dolce? aggiungo il link  ( clicca qui) del velocissimo dolcino che ho pubblicato lo scorso San Valentino

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Cavolfiore in agrodolce: dalla penna stilografica al computer

Ieri, mentre ammiravo il magnifico broccolo, appena comprato, mi è venuta in mente una preparazione che facevo anni fa. Non ne ricordavo esattamente ingredienti e procedimento, ma mi è affiorata la memoria del gusto, un piacevole mix tra il dolce e l’aspro. Ho riaperto il mio vecchio quaderno, che in verità non è andato affatto in pensione, dato che contiene ancora moltissime ricette, che non ho realizzato. E così, sfogliando sfogliando ho ritrovato “ Cavolfiore in agrodolce” scritto con penna stilografica, inchiostro blu, con qualche parola sbiadita e scolorita, conseguenza di sicuro di una consultazione, in corso d’opera, con le mani bagnate o unte . Quello che mi ha colpito è stata la calligrafia, diversa da quella attuale. L’andamento delle righe sulla pagina è quello mio, mai dritto , sempre pendente da un lato, direi quasi che le lettere tentano di scendere in diagonale dall’alto verso il basso. Le vocali sono tracciate tonde e le consonanti invece sembrano scarabocchiate, come se concedessi alla prime di ingrassare, così che le T o le G sono compresse e schiacciate da A o O ben panciute e non ci sia per loro sufficiente spazio per mostrarsi nel pieno della completezza del tratto. Queste caratteristiche ci sono ancora, ma la calligrafia con cui ho scritto sul quaderno è più curata dell’attuale, accenna svolazzi eleganti, si vede un maggior controllo del tratto, che ha sempre lo stesso spessore, mentre, ora, quando scrivo è il caos . In un primo tempo, ho pensato che la scrittura ti segue negli anni ed invecchia con te. Poi mi sono resa conto che ormai uso il computer per tutto e alla penna riservo solo la mia firma, quando richiesta, o al massimo, la lista della spesa, l’elenco di quello che manca, un post-it o un appunto! Tiro un sospiro di sollievo: mi stavo rabbuiando sul decadimento delle funzioni calligrafiche, mentre è solo mancanza di esercizio! Non rimpiango affatto tutto quel consumo di inchiostro e penne di una volta! Scrivere, compilare, fare le minute, le brutte copie, correggerle era una fatica enorme e se il cervello ti si inceppava e scrivevi una bestialità, non c’era il tasto da premere, la sovrascrittura, c’era “ rifare” , “ correggere” “ ricopiare”, mentre borbottavi, infuriata come una bestia contro te e tutto il mondo! E poi, chi lo dice che il mio attuale caotico stile di scrittura sia più brutto? Probabilmente è più personalizzato e perciò più interessante! Non voglio rinunciare al mio buon umore con riflessioni ” sull’invecchiamento grafico”, non ne vale la pena, anzi penso che la scrittura è come le ricette, si evolvono con il tempo e non sono mai eguali. Come è stato, appunto, per il ” Cavolfiore” di questo post, per la cui realizzazione ho applicato la tecnica del sovrascrivi, ossia ho cambiato, anzi, aggiunto qualcosa: il sapore ne ha guadagnato, anche se le note sono di gusto sono meno nette, c’è un piccolo caos di tra dolce, aspro e fresco, una tecnica di mix che ha ravvivato un piatto molto ” classico”

 Ingredienti: un grosso cavolfiore di circa un kg, salsa di pomodoro pronta gr. 200, cipolla bianca pulita gr.150, una manciata di olive nere , pinoli, olio, aceto ed una pezzetto di zenzero fresco

preparazione : Pulire il cavolfiore, dividerlo a cimate e farlo cuocere in acqua salata, fino a che sia cotto, ma non sfatto.

Preparare nel frattempo il sugo: tagliare a fettine sottili la cipolla, tritare lo zenzero  e metterli nel tegame coperta da 4 cucchiai di olio; lasciare stufare il tutto fino a che la cipolla è appassita, aiutandosi anche con uno o due cucchiai di acqua calda.IMG_2058

aggiungere le olive ed i pinoli e fare cuocere qualche minutoIMG_2059

Poi versare la salsa e lasciare soffriggere per una decina di minutiIMG_2060

In ultimo il cavolfiore; amalgamare in modo che le cimette si insaporiscano ed aggiungere il pepe e un cucchiaio o due di aceto.IMG_2061

Servire caldo IMG_2064

Ogni Santo Giorno a Palermo e la caponata di albicocche

Ieri, proiezione all’aperto,  nell’atrio della Galleria di  Arte Moderna, a Palermo; il film è ” Ogni santo Giorno”, realizzato in occasione del Festino 2012.  Vengono rappresentati i Miracoli Laici che, ogni giorno, con impegno costante, sono compiuti da palermitani. Questo documentario mi piace,  e chi mi conosce, commenterà subito” e grazie, l’ha realizzato suo figlio”. Io non lo nego, ne sono orgogliosa, e, poi, fare questo lavoro di regista, non dico in Sicilia, ma in Italia, in crisi, non solo economica, già mi pare di per sè un miracolo! Ma non è solo l’imperativo affettivo a fare esprimere il mio ” like” con tanto di pollice in alto. Amo che venga rappresentata una Palermo ” felix”, e non in senso edonistisco: felice, perché riflessiva, composta, completa, capace di accettare la diversità, di superare l’handicap, di vincere la paura, di alzare la testa. Sfilano davanti a me le immagini sullo schermo ed io assorbo la poesia di uno sguardo timido e pieno di amore di chi, per affermare la sua identità e le sue radici, ha bisogno di una macchina fotografica, la dolcezza di un bambino di colore, probabilmente nato qui o forse arrivato su un barcone, che cammina trascinando la sua valigetta di cartone, migrante in un centro per migranti, la sensazione del vento che sfiora il viso della skipper non vedente, che, a pelle e sulla pelle, vede la sua rotta sul mare, i volti dei ragazzi, sorridenti, compatti, uniti, che cercano dignità e offrono dignità a chi rischia di perderla, soccombendo alla oppressione mafiosa. Grandi cose in piccoli gesti quotidiani, ogni santo giorno. E mentre guardo, mi vengono in mente questi verbi: Dare, Avere, Restituire e li coniugo così: Molto mi è stato dato, molto ho avuto, che cosa sto restituendo ai  giovani di questa città? Palermo ha la peste, non ha lavoro, non ha pace sociale, non si arricchisce culturalmente, è in una fase di stallo. Questa verità è sotto i nostri occhi: e chi, come me, ha vissuto tempi di enorme benessere, di crescita e non solo economica, ora che il sistema non regge alle pressioni, che cosa deve ridare a quelli che oggi sono giovani e vogliono il loro futuro? Secondo me, deve restituire lo spazio, oggi pesantemente e massicciamente occupato da chi ha superato gli anta da molti lustri. Niente di particolare, di speciale, di eroico: ritirarsi, responsabilizzare chi ha l’età per iniziare nuove avventure, aprire le mani e lasciare che altri si facciano avanti. Ho paura che la Rosalia ragazzina, che quest’anno ci guarderà dal carro, possa pensare mentre sfila, ” Ma che città di vecchi!”  Ed io, appena la sentirò, con quel fatalismo meridionale che addolcisce la rabbia, le dirò ” Bedduzza, pensaci tu”! Comunque, qualche cosa sta cambiando e la foto in testa al post non vuole far altro che ricordare che un albero  è fatto di vecchie radici e nuovi rami: c’è chi pensa con inventiva al futuro, che si apre a nuove frontiere, senza lasciare la città :a loro, giorno per giorno, va il mio ” forza picciotte e picciotti” . E per solidarietà con chi vuol cambiare e non teme i cambiamenti,  versione rinnovata della caponata, nel solco di un tradizione agru-duci.

Ingredienti:

IMG_0663cipolla, olive

20 albicocche, 12 pomodorini datterini, 2 coste di sedano, una cipolla rossa grande, circa 15 olive verdi, gr 40 di mandorle bianche, 30 gr di capperi, dissalati, 2 cucchiai di miele o 3 cucchiai di zucchero, 150 di aceto di vino o 200 di aceto di mele, 4 cucchiai di olio, basilico. 

Preparazione: affettare sottilmente cipolla e sedano e tagliare per il lungo le albicocche e i pomodorini, tagliuzzare le olive e tritare grossolamente le mandorleIMG_0670

Stufare il sedano e la cipolla in una larga padella, con 2 cucchiai di olio ed un bicchiere di acqua. Quando sono morbidi e l’acqua è tutta assorbita, fare rosolare brevemente in modo che prendano un pò di colore. Poi, aggiungere le albicocche, tagliate a metà, i pomodorini tagliati per il lungo, le olive a pezzetti, i capperi, e le mandorle tritate in modo grossolano. Bastano 5 minuti di cottura, in quanto le albicocche ed i pomodori devono appassire appena e restare un po’ croccanti.IMG_0675

Nel frattempo in un pentolino, sciogliere il miele o lo zucchero con l’aceto e appena si alza il bollore, versare il liquido nella padella e fare insaporire per due o tre minuti a fuoco basso. Mettere la caponatina a raffreddare su un piatto largo: io prelevo la verdura con un mestolo forato, in modo che sia ben sgocciolata, la metto in una ciotola e faccio restringere il liquido agro dolce, rimasto nella padella per qualche minuto. Quindi lo verso sulla preparazione. Ciò conferisce maggiore forza e gusto alla riduzione, senza compromettere la croccantezza della verdura.

Quando la caponata è fredda, decorare con il basilico e conservare al fresco sino al momento di servire. IMG_0680