Cavolfiore in agrodolce: dalla penna stilografica al computer

Ieri, mentre ammiravo il magnifico broccolo, appena comprato, mi è venuta in mente una preparazione che facevo anni fa. Non ne ricordavo esattamente ingredienti e procedimento, ma mi è affiorata la memoria del gusto, un piacevole mix tra il dolce e l’aspro. Ho riaperto il mio vecchio quaderno, che in verità non è andato affatto in pensione, dato che contiene ancora moltissime ricette, che non ho realizzato. E così, sfogliando sfogliando ho ritrovato “ Cavolfiore in agrodolce” scritto con penna stilografica, inchiostro blu, con qualche parola sbiadita e scolorita, conseguenza di sicuro di una consultazione, in corso d’opera, con le mani bagnate o unte . Quello che mi ha colpito è stata la calligrafia, diversa da quella attuale. L’andamento delle righe sulla pagina è quello mio, mai dritto , sempre pendente da un lato, direi quasi che le lettere tentano di scendere in diagonale dall’alto verso il basso. Le vocali sono tracciate tonde e le consonanti invece sembrano scarabocchiate, come se concedessi alla prime di ingrassare, così che le T o le G sono compresse e schiacciate da A o O ben panciute e non ci sia per loro sufficiente spazio per mostrarsi nel pieno della completezza del tratto. Queste caratteristiche ci sono ancora, ma la calligrafia con cui ho scritto sul quaderno è più curata dell’attuale, accenna svolazzi eleganti, si vede un maggior controllo del tratto, che ha sempre lo stesso spessore, mentre, ora, quando scrivo è il caos . In un primo tempo, ho pensato che la scrittura ti segue negli anni ed invecchia con te. Poi mi sono resa conto che ormai uso il computer per tutto e alla penna riservo solo la mia firma, quando richiesta, o al massimo, la lista della spesa, l’elenco di quello che manca, un post-it o un appunto! Tiro un sospiro di sollievo: mi stavo rabbuiando sul decadimento delle funzioni calligrafiche, mentre è solo mancanza di esercizio! Non rimpiango affatto tutto quel consumo di inchiostro e penne di una volta! Scrivere, compilare, fare le minute, le brutte copie, correggerle era una fatica enorme e se il cervello ti si inceppava e scrivevi una bestialità, non c’era il tasto da premere, la sovrascrittura, c’era “ rifare” , “ correggere” “ ricopiare”, mentre borbottavi, infuriata come una bestia contro te e tutto il mondo! E poi, chi lo dice che il mio attuale caotico stile di scrittura sia più brutto? Probabilmente è più personalizzato e perciò più interessante! Non voglio rinunciare al mio buon umore con riflessioni ” sull’invecchiamento grafico”, non ne vale la pena, anzi penso che la scrittura è come le ricette, si evolvono con il tempo e non sono mai eguali. Come è stato, appunto, per il ” Cavolfiore” di questo post, per la cui realizzazione ho applicato la tecnica del sovrascrivi, ossia ho cambiato, anzi, aggiunto qualcosa: il sapore ne ha guadagnato, anche se le note sono di gusto sono meno nette, c’è un piccolo caos di tra dolce, aspro e fresco, una tecnica di mix che ha ravvivato un piatto molto ” classico”

 Ingredienti: un grosso cavolfiore di circa un kg, salsa di pomodoro pronta gr. 200, cipolla bianca pulita gr.150, una manciata di olive nere , pinoli, olio, aceto ed una pezzetto di zenzero fresco

preparazione : Pulire il cavolfiore, dividerlo a cimate e farlo cuocere in acqua salata, fino a che sia cotto, ma non sfatto.

Preparare nel frattempo il sugo: tagliare a fettine sottili la cipolla, tritare lo zenzero  e metterli nel tegame coperta da 4 cucchiai di olio; lasciare stufare il tutto fino a che la cipolla è appassita, aiutandosi anche con uno o due cucchiai di acqua calda.IMG_2058

aggiungere le olive ed i pinoli e fare cuocere qualche minutoIMG_2059

Poi versare la salsa e lasciare soffriggere per una decina di minutiIMG_2060

In ultimo il cavolfiore; amalgamare in modo che le cimette si insaporiscano ed aggiungere il pepe e un cucchiaio o due di aceto.IMG_2061

Servire caldo IMG_2064

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