Festino, cacciatori e prede: ad ognuno il suo e per tutti bulgur con mozzarella e acciughe marinate

Lo sport più diffuso a Palermo in questo momento è la caccia, in tutte le sue declinazioni, attive e passive. Per i cacciatori. lo scopo è quello di trovare, non avendolo di proprio, un sito da dove assistere al festino, se non tutto almeno ad uno dei seguenti passaggi: partenza del carro, corteo al Cassato, omaggio del Sindaco alla Santa, botti finali! Idealmente, nelle aspirazioni del cacciatore, deve essere un luogo comodo, all’aperto, con la possibilità di godere il fresco; il posto deve avere un numero sufficiente di divani e sedie, perché la serata  è lunga, gente simpatica attorno, non troppa, che alla fine non ci si può nemmeno appoggiare ad un mobile, tanta è la calca, ma nemmeno poca, se no fa tristezza! Non deve mancare anche un fornito buffet, con i cibi della tradizione, pasta con le sarde e sfincione, ed ovviamente  scaccio e babbaluci, per ingannare l’attesa dei fuochi di mezzanotte, che sono sempre in ritardo. Insomma, ci siamo capiti, l’eden del cacciatore è la terrazza di un alto palazzo;  il top si raggiunge se la terrazza è sul Cassaro, il massimo dei massimi se dalla terrazza si domina Porta Felice, il Foro Italico. Comunque, anche il balconcino un po’ largo e la finestra, con veduta anche solo laterale, vanno bene: il cacciatore si accontenta, consapevole che si può fare la caccia grossa e catturare il leone oppure sparare a pallini e prendere un uccellino: lo scopo è in ogni caso raggiunto. Il sospirato invito in una casa adatta permette di coltivare e continuare la devozione alla Santa. E poi ci sono le prede, cioè quelli che hanno il sito adatto. E qui mi lancio  in un elogio sperticato: i più fortunati aprono volentieri le porte di casa, lo fanno con gioia, con un piacere di condividere sincero e pieno di affetto. E se arriva qualcuno ” scoppato”, ossia capitato lì per caso, portato dagli amici inviatati ufficialmente, “perchè se no rimaneva solo”, i padroni di casa allargano le braccia, sorridono, danno il benvenuto,  come a dire avanti, c’è posto! E se, poi, lo ” scoppato” è forestiero, cioè non concittadino o isolano, e non necessariamente inglese o francese, ma anche solo nato in continente,  i palermitani si illuminano: il nuovo ospite avrà propinate tutte le possibili versioni esistenti sulla vita della Santa, avrà riservato il miglior posto ” d’affaccio” per vedere lo spettacolo, sarà ingozzato fino all’inverosimile con tutte le leccornie preparate, che gli verranno servite in porzioni colossali, accompagnate dalla frase:” Conosce la nostra pasta al forno? e la caponata? ” sino ad arrivare all’ovvio” conosce il gelo melllooone” detto così con tre Elle e tre O! E il nostro straniero tornerà alla fine, a casa o in albergo, strafatto di proteine, carboidrati e zuccheri, dicendo tra sé e sè ” Che ospitalità ‘sti palermitani, sì che io, a Milano, facevo entrare a casa mia uno sconosciuto! Però sto melone, che strano, sembrava proprio anguria!”, così, in sol colpo, svelando due verità: 1. che i miei concittadini hanno un lato splendido, quello della apertura e dell’accoglienza, che viene fuori nei giorni di svago e di rilassatezza e che la fatica del vivere quotidiano, qui particolarmente gravosa, spesso nasconde.2. che i miei concittadini non sbagliano quando dicono melone, ma fanno solo una colta, letterale,forse un po’ snob traduzione dell’inglese Water Melon, ossia Melllooone d’acqua! E intanto che si festeggia, la Santuzza arriva al mare, dove attendono, galleggiando, barche, gommoni, yacht e ogni altro possibile mezzo natante: massima goduria, i fuochi sopra la testa, il naso all’insù ed intorno il rumore delle onde. Anche questo è festino, anche qui ci sono cacciatori e prede. Però mi sbaglio: cacciatori e prede, non sono antagonisti contrapposti: sono come i pinoli che ho raffigurato nella immagine in apertura, hanno bisogno reciproco bisogno gli uni degli altri, per essere non anonimi semini, ma un gruppo compatto che dà senso e gusto alla vita! Perchè il festino non è una festa che si vive da soli, ma è un’evento da condividere, una specie di capodanno di mezzo anno, questa volta vissuto non affidandosi a San Silvestro, che sarà pure un santo, ma non lo si conosce per niente! Meglio  affidare l’annata- da luglio a luglio- ad una donna, anzi una ragazza ” bedda”,  che di miracoli ne ha fatti, e dire sottovoce, mentre lei sfila tra le rose: “Rosalia, pensaci tu, lo sai, no, a cosa tengo, fammi ‘sto piacere…”  

Ricetta per la terrazza, la barca, il prato del Foro Italico, adatta al trasporto a casa di amici, quando il party è democratico e “ognuno porta una cosa”

ingredienti: per 4-5 porzioni, 300 di Bulgur, 400 di acciughe già pulte ed aperte, 150 di mozzarella di bufala, gr 30 di pinoli tostati e gr. 20 di uvetta, 1 limone, mezza cipolla rossa, un mazzetto di finocchietto selvatico, olio, sale e pepe

Preparazione: spremere il limone ed miscelare il succo, con olio, sale e pepe. Con questa emulsione, coprire le acciughe, già distese su un piatto e cospargere con il finocchietto. Tagliare la cipolla a fette sottilissime, tenerle a bagno 5 minuti in acqua fresca e sale, in modo che si ammorbidisca e poi scolarla e strizzarla; distribuire la cipolla sopra il pesce e tenere al fresco per almeno 30 minuti, per favorire la marinatura.IMG_0638

Cuocere il Bulgur seguendo le istruzioni del produttore e appena cotto scolarlo, distenderlo su un piatto perché raffreddi, dopo averlo condito con un filo d’olio e averlo sgranato con una forchetta, in modo che i chicchi siano staccati.IMG_0641

Tagliare la mozzarella a dadini, tostare i pinoli e ammorbidire l’uvetta lasciandola pochi minuti in  acqua. Prendere una larga padella, metterla sul fuoco, versarvi dentro il pesce con la sua marinata, aggiungere pinoli ed uvetta e fare saltare il tutto per pochi minuti; le acciughe, già cotte dal limone, saranno pronte in pochi minuti.

Condire il bulgur con il  pesce,  rimescolare, e lasciare raffreddare e quindi aggiungere i dadini di mozzarella e se si vuole altro finocchietto  e scorzette di limone.IMG_0644

 E’ ottimo sia caldo che  freddo

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