Insalata Xato’ : ossia una insalata ” vastasa” ma non troppo

Quando sono con i miei nipoti e mi delizio a fare la nonna, alterno l’italiano al siciliano. Non lo faccio coscientemente, mi viene spontaneo utilizzare il dialetto, solo certe parole nella lingua isolana posso rappresentare situazioni o stati di animo.  Così mio nipote Fèlix, che ha ormai 4 anni ed si destreggia senza difficoltà tra  francese e italiano, a seconda della nazionalità del suo interlocutore, con me fa sfoggio di tutto il suo eclettismo, incasellando nella conversazione espressioni made in Siciliy.  Si va da ” amunì”( andiamo ) a “mi abbuttò “( mi sono stancato). Suo  fratello di appena un anno di età è il ” virticchio” o  “l’animolo”- parole che indicano l’instancabile movimento del piccolo a quattro zampe,  e onestamente non saprei come tradurre in italiano, dato che le ho ereditate da mia madre, senza un minimo di coscienza critica. Io da piccola per lei ero ” virticchia ed animolo” e seguendo la tradizione, dopo di me, così sono stati chiamati  i miei figli e ora i miei nipoti. D’altronde le radici del linguaggio sono profonde e misteriose:  ame il siciliano piace così come è, lo accetto senza fare  indagini approfondite sulla etimologia di una parola. Certo non mi sarei mai aspettata, scorrendo le pagine on line della più antica rivista italiana di cucina, di trovare una insalata dedicata allo…Xatò.  Questo termine in dialetto palermitano, indica una persona volgarotta, una via di mezzo tra il pidocchiu arrinisciuto ( sinonimo di nuovo ricco ) ed il vastaso ( ossia il maleducato) . Come e perché  il termine Xatò sia stato scelto per qualificare una insalata non lo so. Ma gli ingredienti appartengono alla nostra tradizione, la definirei  quella che da noi si chiama una  insalata Viddana, cioè umile, campagnola, dalla composizione gradevolissima ed un magnifico condimento, molto generoso nel gusto. Perciò la propongo,  anche se all’originale ho aggiunto un aroma in più ( l’origano ) e dei tocchetti di caciocavallo

Ingredienti:sgombro sott’olio sgocciolato 200 gr., insalata misticanza o altra secondo il proprio gusto,  mandorle 60 gr, nocciole 20 gr, filetti di acciuga sott’olio pomodori 10 -fette di pane 2 -aceto di vino bianco -olive nere -olive verdi -aglio -peperoncino 
fresco  o in polvere-olio extravergine d'oliva -sale -

Procedimento : 

  • tostare le fette di pane e tagliarle a dadini. Frullare insieme il pane con i pomodori, le mandorle, le nocciole, mezzo spicchio di aglio, un pizzico di peperoncino, 80 gr di olio, 2 cucchiai di aceto fino ad ottenere una crema . Aggiungere il sale secondo il proprio gusto

 

  • disporre l’insalata in una ciotola, unire le olive, i capperi, i filetti di sgombro,i filetti di acciuga,  tocchetti di sedano,  e se piace cipolla affettata finementeIMG_1957

 

  • condire con la salsa e portare a tavola

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Torta salata di scarola in crosta alle olive e capperi

Sono una appassionata di cucina, questo è evidente, altrimenti non mi sarei certo  dedicata ad un blog di ricette. E come tutti coloro che venerano l’arte del cucinare, ho i cassetti pieni di arnesi specifici, che dovrebbero semplificare il lavoro e aiutarmi nella lavorazione della ” materia” prima da trasformare. Ci sono serie di coltelli, levatorsoli, pilucchini, sminuzzatori, spirali per arrotolare verdure, snocciolatori, taglia-carote a nastro, cucchiai porzionatori, sifone spara -creme, anelli taglia-pasta, ogni tipo di formine, svariate forme di stampi e stampini, insomma un vero e proprio arsenale! Ma queste ” armi “alla fin fine non vanno spesso in guerra:  mi dimentico di averle, appartengono a necessità tanto specifiche quanto effimere e una volta usate cadono nel dimenticatoio.  La verità è che nel percorso quotidiano, colazione, pranzo e cena, finisco per usare sempre tre o quattro oggetti ” basic”, i più maneggevoli e  semplici, ma fedelissimi ed preziosissimi esecutori dei miei piatti di ogni giorno. Lo stesso non vale per i piccoli elettrodomestici, che invece  uso ogni giorno. Li tengo pronti sul piano da lavoro,  con la spina inserita nella presa.  Sono lo spremiagrumi, il bollitore elettrico, l’amatissimo robot e il minipimer e sono sempre al lavoro. In questo periodo, poi, devo preparare con la tecnica che ho definito  ” a una mano” ed usare i miei elettrodomestici significa avere un braccio in più!

Questa torta salata è stata realizzata con il nuovo frullatore ad immersione ed il suo accessorio “sminuzzatore”, che ho appena acquistato, dopo aver detto addio, con un po’ di sentimentalismo a quello vecchio, inservibile dopo anni di onesto lavoro. Neanche il tempo di aprire la scatola e subito mi sono messa al lavoro…Ps la ricetta è “gluten free”IMG_4497

Ingredienti: per due persone: un cespo piccolo di scalora, una manciata di pancetta affumicata in dadi, una manciata di capperi dissalati, 10 olive denocciolate, 5  filetti di acciuga sgocciolati, due uova, un cucchiaio di farina di mandorle, due cucchiai di farina di riso, due o tre cucchiai di latte ( nella ricetta ho usato quello di riso) 5 cucchiai abbondanti di pangrattato senza glutine, sale e pepe, olio

Preparazione

  • Accendere il forno per portarlo a 150/160 gradi
  • In un tegame, lasciare rosolare la pancetta, così che il grasso diventi trasparente. Nel frattempo, tagliare grossolanamente la scarola e lavarlaIMG_4492
  • Porre la scarola, appena sgocciolata, nel tegame, mescolare il tutto e fare stufare la verdura: basta 5 o 6 minuti, in modo che la scarola sia morbida ma croccante e il liquido rilasciato sia evaporato . Spegnere e lasciare intiepidireIMG_4493
  • In una ciotola, sbattere due uova con un pizzico di sale e pepe, aggiungere sempre sbattendo le farine, due cucchiai di pangrattato, il latte in modo da avere una pastella liscia, quindi aggiungere la verdura  IMG_4494
  • Mettere nel vaso sminuzzatore del minipimer le olive, i capperi, le acciughe e dare pochi impulsi per ottenere  un composto tagliato grossolanamente . IMG_4490Unire il restante pangrattato ed un filo di olio: si ottiene la panatura, che dà alla torta un gusto speciale
  • In una teglia imburrata, versare il composto di uova e verdura e distribuire sopra la panatura.IMG_4495
  • Passare in forno caldo, fino a che la base sia soda e la panatura sia dorata e croccante ( bastano dai 20 ai 30 minuti). Portare in tavola calda o tiepidaIMG_4497ecco la fetta nel piatto

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Spaghetti verdi e sugo rosso: con il caldo cucina a crudo

Palermo ore 14, 30 e  37 gradi all’ombra, strade vuote, silenzio assoluto! Mentre cammino in questo deserto sub-tropicale, mi rendo conto che nei 10 minuti che ho percorso per raggiungere la fermata dell’autobus, non ho incrociato nessuno, sono ” assolutamente e assolatamente sola” e non lo faccio per il piacere di camminare, questo è ovvio. Oggi è il giorno di ricevimento dell’Ufficio Comunale che mi deve finalmente consegnare un certificato richiesto più di un mese fa. Fra me e me rimungino che hai voglia di parlare di amministrazione on line, in questa città siamo ancora all’alba dei tempi, e per di più l’ufficio quanto ad orari ricorda una vecchia gag di una trasmissione televisiva, quella in cui l’impiegata statale ripeteva al suo utente ” l’ufficio apre dalle 8 alle 8: cogli l’attimo””! Il mio apre alle tre, una volta la settimana, perciò oggi caldo o no, devo essere lì puntale. Nel bus mi riprendo: posti a sedere vuoti, aria condizionata, ancora silenzio, interrotto dalla voce ” a mitraglia”, alta e forte, tutta schiocchi e risate, di una signora extracomunitaria, che si fa quattro chiacchere. Arriva un “Silenzio” da parte dell’autista e tutti passeggeri annuiscono. La poverina spegne in telefono, lasciando in tredici la conversazione. Mi domando se lo stesso richiamo sarebbe stato indirizzato ad un’italiana e sopratutto se la reazione sarebbe stata identica. Propendo per l’ipotesi che la chiacchierona ” nostrana” si sarebbe esibita in una serie gridata di maledizioni di tipo biblico, roba da colpire 7 generazioni di autisti! Alle 15  sono in coda per la fatidica apertura, che però sarà alle 15,30: mi sono sbagliata. Aspetto, cercando un po’ di ombra sotto uno stento alberello nel marciapiede. Quando entro, passo i controlli di sicurezza,  manco fossimo al  Ministero di Via Arenula, a Roma, e chiedo a quale piano devo andare: in portineria, all’accettazione sono sei : 5 seduti, di cui uno sulla scrivania, e un uomo anziano che distribuisce i permessi. Solo lui è in grado di individuare il ” mio ufficio” e viene interrogato con rispetto e deferenza da parte degli altri 5, che poi mi dicono ” Lui è formidabile, sa tutti i posti ed i nomi!”. Complimenti al responsabile delle risorse umane, come si dice ora per indicare il capo del personale! Finalmente, dopo mezz’ora, sono fuori con il certificato tanto agognato. E che mi capita, mentre cammino sul marciapiede ? Un mio coetaneo, si affaccia dal finestrino della sua auto e mi grida ” Ciao, vuoi un passaggio”. Rispondo no grazie ed il Casanova attempato se ne va, guardandosi intorno in cerca…Provo pena, penso che anche l’andropausa è una brutta bestia, crea problemi agli uomini, mi stupisco che questo poveraccio si metta alla sua età a fare il pappagallo, ma poi mi ritrovo a ridere da sola sotto il solleone.  Mi viene in mente che l’ultima volta che mi è capitata una cosa così erano gli anni  60 ! Torno a casa convinta che questo pomeriggio è stato in fondo ” particolare”, unico nel suo genere, connotato da note surreali, inattese, ma tutto sommato divertente. Ha ha avuto l’effetto di farmi dimenticare afa e stanchezza. Però, è ovvio che a casa niente fuoco acceso in cucina. Ricorro alla mia cucina ” row”, a crudo, e decido per spaghetti verdi ossia solo vegetali, che non hanno bisogno di cottura e sughetto semplice ma appetitoso. E me li preparo in meno di 20 minuti. Come? Così …

Ingredienti: per una persona, occorrono una zucchina media , un pugnetto di capperi, tre acciughe, un pugno di pomodorini, 5 olive nere, una manciata di pinoli, sale, pepe, origano, olio e basilico fresco.IMG_3037

Preparazione :

  • con l’apposito taglierino,  ricavare dalla zucchina ” gli spaghetti”. E’ facile, basta fer scorrere la lama sulla superficie, dopo aver tolto la buccia

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  •   Ecco quello che si ottiene : un bel piatto di spaghetti: aggiungere un pizzico di sale e pepe e un filo di olio.IMG_3040
  • E ora il sugo:  tagliare a metà i  pomodori, svuotarli e ricavarne dei sottili filettini. Tritare grossolanamente gli altri ingredienti con un coltello, in modo da avere una specie di pesto. Amalgamare con un filo di olio , sale e pepe, e lasciare insaporire qualche minuto in una ciotola, in modo che l’olio sia assorbito. IMG_3041
  • Il piatto ora è pronto : versare il condimento, un altro filo di olio e già si può andare a tavola! Buon Appetito :IMG_3044

 

Riso finto con vero pesto

Ci sono giorni in cui non ho molto tempo da passare in cucina  e non perché non mi piaccia ” spadellare, impastare o  infornare” . Può capitare che nello stesso giorno si sommino ai normali impegni quotidiani, quelli usuali e programmati, altre attività da sbrigare, che naturalmente assorbono attenzione ed energia. Oppure, può succedere che ci sia qualcos’altro di altrettanto interessante e divertente da fare, una di quelle improvvise e totalizzanti passioni , che ogni tanto mi prendono e che hanno un potere assoluto su di me ,mettendo in secondo piano tutto il resto. Quelle che io chiamo ” Mon Amour Effemeridi”:  nascono, pretendono attenzione esclusiva e poi, come sono venute, se ne vanno! Come  è  successo ieri : all’improvviso, ho deciso che dovevo assolutamente realizzare un nuovo grembiule da cucina, da sfoggiare al ” corso di cucina” , cui mi sono iscritta per il week-end ! Detto e fatto: ho rovistato nel cestone, dove tengo le mie ” pezze” , ritagli  di stoffe che hanno conosciuto bel altri momenti di gloria , ho tagliato, imbastito con gli spilli, passato il tutto a macchina. Se ne sono andate un paio d’ore di serrato lavoro, mi sono divertita ed alla fine questo è stato il risultato : la foto non mi rende grande merito, ma è venuto un grembiule trés chic, nonostante la fantasia della stoffa faccia un po’ ” tappezzeria per  poltrona” …( L’ho fatto indossare al manichino, così si capisce quale è la cucina etnica che vado a scoprire! ) IMG_2370

E il pranzo? questo è quello che ho fatto, in meno di 20 minuti , cominciando da un cavolfiore e senza accendere un fornello: Riso finto, vero pesto, un ” must” della cucina  vegana, ma anche molto in uso nella cucina NoGluten   IMG_2260Prendere un cavolfiore bianco, come questo, staccare le cimette e passarlo nel mixer con le lame ad S.  Azionare le lame fino a tritarlo

IMG_2255Deve restare di consistenza granulosa tanto da sembrare ” riso in chicchi”

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Per il pesto, occorrono 1 carota, 2 coste di sedano, gr 50 di pomodoro secco e 3 acciughe, il succo di un limone, prezzemolo, sale, peperoncino, olio  e 3 spicchi di aglio

Frullare tutti gli ingredienti insieme, diluendo il tutto con il succo di limone e tanto olio fino a che non si ottiene una crema, che non sarà liscia, ma corposa :

IMG_2259 Condire il ” riso ” con il pesto, rimestare bene e buon appetito ! 

 

Vermicelli di zucca con radicchio e formaggio: tre note di gusto in armonia

La passione di Novembre è la zucca. Veramente, ho cominciato a cucinarla già nel mese di ottobre, quando la fortuna mi ha aiutato a creare un nuovo antipasto ( link) e cioè appena l’ho vista dal mio fornitore. Poi ho continuato e più o meno ho preparato zuppe ( cliccare per vedere la mon amour zuppa),  insalate( mangiate in volo  ) , cremine saporite ( divorate  davanti la tv ) : le ricette, per chi è interessato, sono visibili cliccando  sui link tra parentesi, che rimandano al sito.  Certo, oltre alle ricette ci sono pure le piccole storie che le accompagnano,  e magari chi mi visita avrà già letto le mie introduzioni alle ricette  ( e allora salterà subito alla preparazione ) oppure, anche se le ha lette, non  le ricorda e  gli sembreranno nuove o molto semplicemente gli saranno proprio del tutto nuove! Ci sono tante varianti sul modo in cui si sfoglia un blog , come infinite sono le opportunità che, dal profilo culinario, offre la zucca. In Italia, però, non sono mai riuscita a cucinare un piatto che mi piace molto i cd spaghetti di zucca, per la semplice ragione che ce ne vuole un particolare tipo, che, appunto, si chiama “ spaghetti squash” ed è quella palla ovale, dalla buccia liscia e dal colore giallino, che si vede all’inizio del post. Dopo la cottura, la polpa della spaghetti squash si sfilaccia, utilizzando una forchetta:  si ottengono dei “ fili “ , delle listarelle che sembrano proprio spaghetti e si condiscono con un sugo da “ pasta”. Gli americani ne vanno pazzi, perché la zucca è gustosa, ma ipocalorica; la consumano, perciò,  illudendosi che sia un sostituto del nostro tradizionale piatto di pasta e dopo annullano ogni effetto benefico tracannando mezzo litro di ” soda”, ben zuccherata ! Naturalmente questi spaghetti non hanno nulla del nostro piatto nazionale, anzi sono proprio un’altra cosa , ma a piace molto questo piatto di verdura che inganna l’occhio ed al tempo stesso soddisfa il palato! Ieri, dato che sono zuccona e non mi arrendo, ho visto una bella zucca a forma di trombetta ed ho deciso che pur non essendo quella americana, aveva all’esterno una certa somiglianza, sembrava una cugina, e quindi potevo azzardare, vedere come riusciva, tanto al più, se fallivo, buttavo via un poco di tempo! Invece, la preparazione è venuta buonissima, la zucca si è fatta sfilettare e condire, solo che non ho ottenuto fili di spaghetti, piuttosto dei “ vermicelli”.  I miei vermicelli sono stati conditi  con salsa di radicchio e scaglie di ricotta salata; il piatto, ricco di contrasti,- il dolce della zucca, l’amaro del radicchio, la nota leggermente aspra della ricotta salata- è venuto armonico ed io, guardandolo, mi sono detta che avevo realizzato una cosa molto ” siciliana”, una imitazione,  alla maniera dei maestri pasticceri, che, con la pasta di mandorla, fanno finti tegamini di uova fritte o panini con le panelle! Piatti che sembrano e non sono,  nati per sorprendere, regalare un sorriso ed una sensazione nuova e fare riflettere che non tutto è come appare.  Al lavoro:

Ingredienti : per la pasta: una zucca lunga a forma di trombetta, con la buccia liscia.

Per la salsa : gr. 100 di radicchio già pulito, due acciughe, una noce di burro, sale e pepe e ricotta salata a scaglie o altro formaggio dal sapore deciso

Preparazione della zucca: Riscaldare il forno a 180 gradi; lavare bene la zucca e dividerla a metà con un coltello ben affilato. IMG_1692Occorre una certa forza, anche se le zucche con l’esterno bianco e liscio sono in genere meno dure di quelle che hanno la buccia verde o gialla a coste. Però si fa un po’ di fatica: per facilitare il taglio, è meglio fare una traccia orizzontale con la punta del coltello e poi incidere.

Su una teglia, ricoperta da carta forno poggiare le due metà a faccia in giù. Aggiungere un bicchiere di acqua sul fondo e coprire la teglia con carta metallizzata. Infornare per 30-40 minuti.IMG_1693

Quindi, estrarre la teglia, girare le zucche, svuotarle dei semiIMG_1694

Passare una forchetta sulla polpa da un lato all’altro, rigandola: la  polpa si traforma in filini morbidi, come si vede nella foto IMG_1695.

Tenere in caldo IMG_1697

Per la salsa: sciogliere due acciughe spezzetate in un pentolino, insieme ad uno spicchio d’aglio ed un cucchiaio scarso di burro. Quindi, unire a questa base le foglie di radicchio spezzate, girarle con il condimento perchè si insaporiscano e lasciarle cuocere con un coperchio per 5 minuti, fino a che sono come appassite.IMG_1699

Presentazione del Piatto: sui capellini di zucca caldi distribuire due o tre fiocchietti di burro morbido, la salsa di radicchio e le scaglie  di formaggio. Mescolare il tutto, in modo che il formaggio si ammorbisca con il calore e gustare IMG_1703

 

Festino, cacciatori e prede: ad ognuno il suo e per tutti bulgur con mozzarella e acciughe marinate

Lo sport più diffuso a Palermo in questo momento è la caccia, in tutte le sue declinazioni, attive e passive. Per i cacciatori. lo scopo è quello di trovare, non avendolo di proprio, un sito da dove assistere al festino, se non tutto almeno ad uno dei seguenti passaggi: partenza del carro, corteo al Cassato, omaggio del Sindaco alla Santa, botti finali! Idealmente, nelle aspirazioni del cacciatore, deve essere un luogo comodo, all’aperto, con la possibilità di godere il fresco; il posto deve avere un numero sufficiente di divani e sedie, perché la serata  è lunga, gente simpatica attorno, non troppa, che alla fine non ci si può nemmeno appoggiare ad un mobile, tanta è la calca, ma nemmeno poca, se no fa tristezza! Non deve mancare anche un fornito buffet, con i cibi della tradizione, pasta con le sarde e sfincione, ed ovviamente  scaccio e babbaluci, per ingannare l’attesa dei fuochi di mezzanotte, che sono sempre in ritardo. Insomma, ci siamo capiti, l’eden del cacciatore è la terrazza di un alto palazzo;  il top si raggiunge se la terrazza è sul Cassaro, il massimo dei massimi se dalla terrazza si domina Porta Felice, il Foro Italico. Comunque, anche il balconcino un po’ largo e la finestra, con veduta anche solo laterale, vanno bene: il cacciatore si accontenta, consapevole che si può fare la caccia grossa e catturare il leone oppure sparare a pallini e prendere un uccellino: lo scopo è in ogni caso raggiunto. Il sospirato invito in una casa adatta permette di coltivare e continuare la devozione alla Santa. E poi ci sono le prede, cioè quelli che hanno il sito adatto. E qui mi lancio  in un elogio sperticato: i più fortunati aprono volentieri le porte di casa, lo fanno con gioia, con un piacere di condividere sincero e pieno di affetto. E se arriva qualcuno ” scoppato”, ossia capitato lì per caso, portato dagli amici inviatati ufficialmente, “perchè se no rimaneva solo”, i padroni di casa allargano le braccia, sorridono, danno il benvenuto,  come a dire avanti, c’è posto! E se, poi, lo ” scoppato” è forestiero, cioè non concittadino o isolano, e non necessariamente inglese o francese, ma anche solo nato in continente,  i palermitani si illuminano: il nuovo ospite avrà propinate tutte le possibili versioni esistenti sulla vita della Santa, avrà riservato il miglior posto ” d’affaccio” per vedere lo spettacolo, sarà ingozzato fino all’inverosimile con tutte le leccornie preparate, che gli verranno servite in porzioni colossali, accompagnate dalla frase:” Conosce la nostra pasta al forno? e la caponata? ” sino ad arrivare all’ovvio” conosce il gelo melllooone” detto così con tre Elle e tre O! E il nostro straniero tornerà alla fine, a casa o in albergo, strafatto di proteine, carboidrati e zuccheri, dicendo tra sé e sè ” Che ospitalità ‘sti palermitani, sì che io, a Milano, facevo entrare a casa mia uno sconosciuto! Però sto melone, che strano, sembrava proprio anguria!”, così, in sol colpo, svelando due verità: 1. che i miei concittadini hanno un lato splendido, quello della apertura e dell’accoglienza, che viene fuori nei giorni di svago e di rilassatezza e che la fatica del vivere quotidiano, qui particolarmente gravosa, spesso nasconde.2. che i miei concittadini non sbagliano quando dicono melone, ma fanno solo una colta, letterale,forse un po’ snob traduzione dell’inglese Water Melon, ossia Melllooone d’acqua! E intanto che si festeggia, la Santuzza arriva al mare, dove attendono, galleggiando, barche, gommoni, yacht e ogni altro possibile mezzo natante: massima goduria, i fuochi sopra la testa, il naso all’insù ed intorno il rumore delle onde. Anche questo è festino, anche qui ci sono cacciatori e prede. Però mi sbaglio: cacciatori e prede, non sono antagonisti contrapposti: sono come i pinoli che ho raffigurato nella immagine in apertura, hanno bisogno reciproco bisogno gli uni degli altri, per essere non anonimi semini, ma un gruppo compatto che dà senso e gusto alla vita! Perchè il festino non è una festa che si vive da soli, ma è un’evento da condividere, una specie di capodanno di mezzo anno, questa volta vissuto non affidandosi a San Silvestro, che sarà pure un santo, ma non lo si conosce per niente! Meglio  affidare l’annata- da luglio a luglio- ad una donna, anzi una ragazza ” bedda”,  che di miracoli ne ha fatti, e dire sottovoce, mentre lei sfila tra le rose: “Rosalia, pensaci tu, lo sai, no, a cosa tengo, fammi ‘sto piacere…”  

Ricetta per la terrazza, la barca, il prato del Foro Italico, adatta al trasporto a casa di amici, quando il party è democratico e “ognuno porta una cosa”

ingredienti: per 4-5 porzioni, 300 di Bulgur, 400 di acciughe già pulte ed aperte, 150 di mozzarella di bufala, gr 30 di pinoli tostati e gr. 20 di uvetta, 1 limone, mezza cipolla rossa, un mazzetto di finocchietto selvatico, olio, sale e pepe

Preparazione: spremere il limone ed miscelare il succo, con olio, sale e pepe. Con questa emulsione, coprire le acciughe, già distese su un piatto e cospargere con il finocchietto. Tagliare la cipolla a fette sottilissime, tenerle a bagno 5 minuti in acqua fresca e sale, in modo che si ammorbidisca e poi scolarla e strizzarla; distribuire la cipolla sopra il pesce e tenere al fresco per almeno 30 minuti, per favorire la marinatura.IMG_0638

Cuocere il Bulgur seguendo le istruzioni del produttore e appena cotto scolarlo, distenderlo su un piatto perché raffreddi, dopo averlo condito con un filo d’olio e averlo sgranato con una forchetta, in modo che i chicchi siano staccati.IMG_0641

Tagliare la mozzarella a dadini, tostare i pinoli e ammorbidire l’uvetta lasciandola pochi minuti in  acqua. Prendere una larga padella, metterla sul fuoco, versarvi dentro il pesce con la sua marinata, aggiungere pinoli ed uvetta e fare saltare il tutto per pochi minuti; le acciughe, già cotte dal limone, saranno pronte in pochi minuti.

Condire il bulgur con il  pesce,  rimescolare, e lasciare raffreddare e quindi aggiungere i dadini di mozzarella e se si vuole altro finocchietto  e scorzette di limone.IMG_0644

 E’ ottimo sia caldo che  freddo

Carpaccio di manzo con verdure e pesto di acciughe e prezzemolo

Babbiando, babbiando , ossia scherzando, scherzando, ho pubblicato oltre cento ricette! Quindi sono a metà dell’opera e non me ne sono neanche accorta. Dovrei festeggiare! in effetti, l’ho fatto, inconsapevole del traguardo raggiunto, proprio l’altro ieri: sono stata ad un lunch, come dicono qui, in un ristorantino, ancora non aperto, ma che si inaugura o sabato o domenica, non ricordo. Insomma una specie di prima della prima, come a teatro. Il posto è delizioso: è un ex  garage, trasformato in un grande ambiente, con la cucina aperta, in modo che si veda il personale all’opera, due grandi tavoli in comune tra i clienti, arredamento anni sessanta, con poltrone che sembravano quelle di casa mia ed una bella scala in legno che mette in comunicazione il ristorante con una libreria.  Certo lo spazio per la preparazione dei piatti non è grande, ma non credo che  lo chef si farà dei problemi: è un ometto, piccolo, magro, sorridente, dall’aspetto mediorientale, tanto che io, dopo il primo assaggio, una insalata di asparagi, profumata di olio alle noccioline tostate, glielo volevo chiedere, e stavo quasi per dire, ” ma lei è arabo o ebreo? si sente dalle spezie!” ma mi sono fermata, perché mi sono resa conto che nell’uno e nell’altro caso, la domanda  era veramente mal posta. Invece, ho appreso che il cuoco è uno di quelli che fa ” ristorazione” con un camion, cioè si sposta con un camion attrezzato da cucina ristorante e, a giorni fissi, lo trovi in questo o in quel tale posto. Da noi, con i nostri camper friggitoria, le ” lambrette ” pizzeria, i camion panineria, non so se avrebbe successo, ma certo si dovrebbe confrontare con una agguerrita concorrenza! Insomma,nella gastronomia da stradanon siamo certo gli ultimi! tornando al nostro: in questo ambientino carino, mentre ancora passavano mastri, con la cassetta di attrezzi in mano, e la arredatrice sistemava le piante ed i quadri, ho gustato piccole pietanze veloci, ben fatte e ben presentate. Una di queste, la tagliata di manzo su verdure caramellizate e pesto, mi è piaciuta molto: è il piatto che si vede nella foto in testa all’articolo! A casa, ieri, l’ho rifatta, ma a modo mio, con quello che c’era in frigo ! Dell’originale, non ha in comune quasi niente, tranne la gradevolezza del gusto: sono due pietanze diverse, però questa trasformazione mi ha divertita ed ho pensato che devo rifarlo. Che cosa? andare al ristò, provare, reinterpretare: insomma non è proprio una nuova sfida, ma …IMG_0258

Ingredienti: gr. 200 circa di fiori di broccoli, bianche e verdi, una cipolla rossa, gr 200 di carpaccio di manzo, un mazzo di prezzemolo, due acciughe sott’olio, un vasetto di yogurt intero, 2 limone, olio, sale e pepe .

Preparazione: in una teglia, che vada in forno, mettere le cimette dei broccoli, una cipolla rossa tagliata a quarti, olio, il succo di un limone, sale e pepe ed infornare, in forno preriscaldato a 170 gradi, finché le verdure sono morbide e non eccessivamente cotte ( in 15 minuti sono pronte). Nel frattempo, in un robot da cucina o con l’aiuto del minipimer, frullare un mazzetto di prezzemolo, due acciughe sgocciolate, sale, pepe, il succo di mezzo limone e uno yogurt, fino ad avere una cremina amalgamata. Quindi, togliere dal forno le verdure, farle intiepidire, disporle su un piatto, accomodare sopra le fettine di carpaccio ed il pesto e servire.