Mozzarella, crema di melanzana e dadolata di verdure : tanto facile, tanto gustosa

La società elettrica ha annunciato, con un avviso incollato sul portone del condominio dove abito, che il giorno 2 novembre interromperà l’erogazione di elettricità dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio. Senza riflettere, penso che sono solo poche ore di “vuoto” , c’è il nostro magnifico cielo luminoso e  quindi non è certo una catastrofe. Ma.. ma subito il ” vuoto” mi si riempie di NO: non potrò cucinare, perché, senza luce elettrica, la piastra ad induzione non può funzionare! Saranno a riposo il microonde e la pompa dell’acqua , avrò buio nero nel ripostiglio, spenti Internet e telefono di casa! Tutta la serie degli elettrodomestici sarà in letargo e credo che i surgelati,  anche a congelatore sigillato, alla fine del black-out saranno esausti, grondanti acqua e perciò inservibili. La annunciata “assenza” nella mia mente  prende la forma di una catastrofe. Eppure, può essere una opportunità, una mezza giornata detox da tecnologie, l’occasione per ascoltare il  silenzio che inevitabilmente calerà nel palazzo. Il mio vicino che fa bricolage da mattina a sera, utilizzando ogni possibile diavoleria che tagli l’acciaio, il ferro ed il legno, dovrà per una volta girarsi i pollici. Il costante ronzio lamentoso delle autoclavi sarà dimenticato, l’ascensore smetterà di arrancare, in alto ed in basso, con quel suo invadente rumore di ferraglia . Sarà annullata del tutto la televisione, moderatamente possibile l’ascolto di una radio, se qualcuno ancora ne possieda una che vada a pile e non dipenda da Internet, niente email o notizie stravaganti captate sul web ! Ma sì, posso festeggiare questa mezza giornata di  ritorno al passato, tanto più godibile quanto più ho la certezza che sarà un breve break ! Per l’occasione ora mi preparo una bella insalata, semplice, nutriente e senza cottura, che si fa così :

Ingredienti :per una porzione :  una melanzana, una carota, una zucchina, 4 piccoli topinambur, olio di oliva, sale, pepe, un limone, una mozzarella da gr.100

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Procedimento 

Accendere il forno a  170 gradi e quando è caldo adagiare la melanzana tagliata in due, appoggiando le metà con la polpa a contatto con la piastra. Tenere in forno circa mezz’ora, fino a quando la polpa sarà morbida e cotta. Fare raffreddare e prelevare la polpa con un cucchiaio. Frullare la polpa con un cucchiaio di olio, uno si succo di limone  e due o tre rametti di prezzemolo, fino ad avere una crema liscia. Sale e pepe a piacimento ed se piace una goccia di aceto balsamico

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Nel frattempo , pulire le verdure e tagliarle a dadini. Metterle a marinare in una ciotola con altro prezzemolo, sale,  pepe ed olio IMG_2281

Aggiungere alla insalata la mozzarella tagliata a dadi e rimescolare il tutto.Ecco tutto fatto, rigorosamente a mano

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Pizza di riso facilissima

Oggi, domenica, ho preparato una ricetta per quelli che il lunedì vanno al lavoro portando con se il pranzo, quelli che si portano dietro la “schiscetta”, ossia un qualsiasi portavivande, dove conservare per la pausa di mezzogiorno un pasto preparato in casa. In effetti, durante la mia esperienza di lavoro a Roma, anche io ho fatto parte del popolo della schiccettta .  Dopo i primi mesi di entusiasmo per la pizzetta sottile, la schiacciata soffice,  il tramezzino di pane bianco e morbido e farcitura fantasiosa, per lo più a base di maionese ed uova, mi sono resa conto che dovevo trovare un’altra soluzione per il pranzo, non solo a difesa del mio stomaco, ma anche del girovita, pericolosamente allargato dalla quotidiana  overdose di  glutine e grassi. Riempire il sottovuoto è risultato facilissimo: insalatone, panini farciti in casa con prosciutto e formaggi freschi, e naturalmente il riso, carboidrato digeribile, versatile in cucina, che non necessità di condimenti elaborati .
Un esempio : questa pizza di riso, che preparata la sera della mattina, si presta ad essere gustata fredda, è leggera e quindi evita ” l’abbiocco pomeridiano”, ma da una prolungata sazietà

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Ingredienti: per due porzioni abbondanti: gr.150 di riso, 400 gr di acqua, gr. 50 di latte, gr 50 di parmigiano, 100 grammi di mozzarella e polpa di pomodoro pronta o pelati, sale.

Procedimento: versare il riso in una pentola e coprirlo con l’acqua e il latte. Salare e coprire con il coperchio la pentola. Lasciare cuocere fino a che il riso è cotto, solitamente fino all’assorbimento di tutto il liquido. Quindi mettere il riso scolato in una terrina, aggiungere il parmigiano e mescolare bene in modo da amalgamare il tutto.

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In una teglia tonda da 20 cm, mettere tutto il riso, distribuendolo in modo uniforme e compattandolo con il dorso di un cucchiaio

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Porre la teglia in forno caldo a 180 per venti minuti . Il riso deve essere asciutto e dorato:  così

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Aggiungere il formaggio ed il pomodoro e lasciare in forno per pochi minuti in modo che il condimento fonda

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Lasciare raffreddare e tagliare a fette:

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Brunch! E’ Sabato: pane gluten-free, crema di ricotta, menta e paprika e finte uova!

Ieri mi sono svegliata un’ora dopo il mio solito e meno ero “ grillo” del solito! Per grillo non intendo dire che la mattina indosso una tutina verde e la cuffietta con due antenne in cima, ma che è mia abitudine scattare, farmi il caffè, iniziare la giornata ad un ritmo sostenuto, relativamente veloce: facendo un paragone con i dischi in vinile, se qualcuno se ne ricorda, la mattina vado a 33 giri ! Ieri ero a 78 giri e tutto è andato al rallentatore, ad efficienza zero, con movimenti da tartaruga, del tipo che ho guardato per lunghi minuti la mia macchina del caffè, senza accenderla, come se sperassi che lo facesse da sola, e poi ho “vagato “ su internet, senza aprire subito la posta, come faccio d’abitudine, ma ciondolando da un sito all’altro e finendo pure ad ascoltare una trasmissione su un podcast americano. Si  parlava di alimentazione e colazione, ma io  ho capito solo il titolo e poi è stato il buio più assoluto, eccetto che per due o tre ok, alcuni well e numerosi how are you doing sparsi qua e là nel corso della conversazione tra intervistatore ed intervistato.

Ancora un po’ depressa per il mio livello di comprensione dell’inglese, mi è venuta voglia di pane, quello nero, bello denso, profumato. E così l’ho fatto io, in casa! Ho pensato che non c’era niente di meglio, per superarare la mia pigrizia mattutina, di fare colazione con pane caldo. E così è andata: ho impastato, cotto ed aspettato che le mie pagnottine si raffreddassero appena. Poi, mi sono preparata la colazione: ma era tardi, quasi mezzogiorno! “Ok, faccio come gli americani il sabato! Faccio il Brunch e poi lo metto sul sito domani! Soda Bread di grano saraceno , quindi gluten-free, crema di ricotta, menta e paprica e finte uova di mozzarella!

Ingredienti per il pane : farina di risogr.200 e 300 gr di farina di grano saraceno ( oppure 500 di farina di grano), 150 gr di yogurt naturale, una lattina di birra scura irlandese da 33 cl ,un cucchino di sale, due cucchiani di sciroppo di acero oppure un cucchiaio di zucchero di canna, 2 cucchiaini di bicarbonato, ( che è l’unico agente lievitante che si usa), 1 cucchiaino raso di sale finoIMG_1660-1

Preparazione
. Accendere il forno a 180° e foderare con carta forno una teglia rettangolare. Mettere in una ciotola le farine (meglio se setacciare quella di grano), unire lo zucchero o lo sciroppo, il sale e il bicarbonato setacciato e mescolare benissimo, cercando di incorporare più aria possibile con movimenti ampi. Se si ha, usare lo sbattitore con le fruste a nastro. IMG_1661_2

Diluire lo yogurt con la birra e versarlo nella ciotola con gli ingredienti “asciutti”. Mescolare con un cucchiaio, con movimenti dal basso verso l’alto che serviranno ad incamerare più aria possibile; è bene non lavorare troppo a lungo (perché il bicarbonato inizia ad agire appena entra in contatto con lo yogurt), basta che la farina sia bene incorporata nell’impasto, che dev’essere appiccicoso ma non troppo molle (tanto per intenderci: più sodo di quello di una torta, più molle di quello del pane). Se è troppo fluida aggiungere alla pasta , aggiungere qualche cucchiaio di farina di riso, perchè il grano saraceno non addensa Rovesciare l’impasto in uno stampo e livellarlo senza troppa precisione; se si vuole con un coltello fare un’incisione nel senso della lunghezza e infornare. Io ho scelto piccoli stampi ed ho dimenticato di fare il taglio: ma è andato tutto bene lo stesso!

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Cuocere i panini piccoli per 20 minuti e quelli più grandi per 30; comunque provare la cottura infilando la punta di uno stecchino dentro : deve essere asciutta. A questo punto, il pane va tolto dallo stampo e rimesso 10 minuti nel forno, direttamente sulla piastra: questo riposo in forno caldo fa asciugare il fondo delle pagnotte. Sfornare, lasciare intiepidire 5 minuti e servire IMG_1666_5

Mentre il pane era in forno, ho guardato dentro il frigo, ed ho preparato il companatico:

La crema : lavorare 80 gr di ricotta con un una forchetta, aiutandosi con un dito di latte, finchè non si ha una crema: aggiungere menta tritata e un bel pizzico di paprica.

Le uova: che brunch è senza le uova? Ma io non è ho! Però ho rimediato così:

Ho tagliato delle fettine tonde da un pomodoro, ho poggiato sopra mezze mozzarelle di bufala, ho sparso sopra del pepe macinato fresco e ho condite le uova con un filo di aceto balsamico!

Finalmente è tutto pronto! Non è appetitoso questo vassoio ?IMG_1705_6

 

Tartellette fini ai funghi con cipolle caramellate: Brussels e Palermo, l’eguale ed il diverso!

Non è vero che quel che c’è a Brussels, non ci sia  anche a Palermo. Anzi è vero il contrario e ve lo dimostro con un piccolo elenco. Ma sì, una ennesima lista, la mia passione, quasi una mania, lo so:

  1. A Brussels, sabato scorso, nella piazza del parco del Cinquantenario, una società fornitrice di energia eletta faceva provare le sue auto elettriche a tutti, anche ai bambini, muniti di casco, accanto ad un istruttore,  venivano istruiti sulla guida e provavano piccoli percorsi.
  2. A Palermo, questo sabato a Piazza Sperlinga, c’era una specie di parco giochi, con toboga di gomma gonfiabile e bancarelle di giocattoli.  C’era anche un piccolo percorso sportivo per auto” telecomandate” ed i bambini potevano guardare i grandi che giocavano.
  3. A Brussels, nei week end, si va correre nei parchi, seguendo i percorsi sportivi segnalati, in mezzo al verde, utilizzando sentieri puliti e senza buche.
  4. A Palermo pure, si utilizzano i parchi, anche se non sono segnalati i percorsi adatti ai runners. Domenica sono stata al Foro Italico, un percorso molto palermitano, tra le erbe secche, che il vento ha raccolto in disordinati mucchi, le bottiglie vuote di birra, che si tengono rispettosamente lontane dal cestino dell’immondizia, e fanno bene, perchè è stato bruciato e non potrebbe accoglierle, il carrettino mobile di calia e semenza e tranquille famiglie a passeggio e la ex prua di un peschereccio, posteggiata sul molo, forse ad aspettare una nuova vita.
  5. A Bussels, ogni venerdì alle 12, si va al teatro dell’opera per il “ concertino”: nella pausa pranzo, in una saletta interna, su comode poltroncine di velluto, si assiste alla esibizione di piccoli complessi da camera, di sei o sette elementi. Il tutto pagando un biglietto di basso costo: la saletta è sempre piena!
  6. A Palermo, sabato, per la settimana della cultura, organizzata dal comune, c’è stato un piccolo e delizioso recital di monologhi poetici, scritti da una poetessa siciliana ed accompagnati dalla musica originale di un compositore, in una sala bellissima- quella degli Stemmi. Mi sono portata dietro due turisti inglesi, che volevano visitare il teatro, per la verità fuori orario : ho detto loro che potevano dare almeno un’occhiata dalla balconata delle scale, ma la maschera mi ha fermata dicendo che loro, i turisti, non potevano salire! Non ho capito perchè, dato che lo spettacolo era aperto a tutti e naturalmente era gratuito. Per superare il problema ho detto che i due erano spettatori cpme me e che capivano l’italiano. La maschera ci ha fatto passare, con  l’aria di quello che pensa” per questa volta passi!”

Morale: le occasioni, i luoghi, le manifestazioni, anche a Palermo ci sono pure, sono solo un po’ diversi e ciascuno che legge può trarre le sue conclusioni. Io, mentre correvo, ho solo pensato questo” In fondo, dover saltare le buche ed alternare terreno accidentato a duro cemento aumenta l’intensità dell’allenamento! E poi, vuoi mettere correre al tramonto, lato mare, mentre si avvicina una nave, che quasi ti pare di toccarla e sei sei fortunata, grazie ad  un giuoco di  prospettiva, ti trovi ad accompagnare l’ingresso in porto di un bestione galleggiante!”  Si sa, io pratico il pensiero positivo, non mi scoraggio mai!

 Per la ricetta, propongo queste piccole sfoglie, che ho realizzato con un rotolo di pasta già pronta e un misto di funghi coltivati. Si tratta di un antipasto dalla preparazione rapida, che comunque può anche fare da piatto unico, accompagnandolo con altro formaggio e una bella insalata. Il modo in cui si prepara la cipolla è tipico della cucina di origine francese, le cui tracce, lasciate dai famosi Monsù al servizio delle famiglie nobiliari palermitane, sono evidenti e radicate nella nostra cucina isolana. Insomma anche in cucina quello che c’è là, c’è anche qua…

Ingredienti : un rotolo di pasta sfoglia già pronta, due cipolle bianche, una vaschetta di funghi misti, un piccolo peperoncino, 2 spicchi di aglio, olio, sale, timo e semi di finocchio, una mozzarella piccola. IMG_1291

Preparazione: accendere il forno per portarlo a 200 gradi. Lavare i funghi, svuotare il peperoncino dai semi, a meno che non piaccia l’ultra piccante, e rosolare in una padella due spicchi di aglio con due cucchiai di olio. Aggiungere i funghi, il peperoncino a pezzetti, un cucchiaio di timo secco e uno di semi di finocchio  e fare cuocere il tutto a fuoco medio, in modo che i funghi rilascino la loro acqua e siano asciutti e morbidi. Ci vorranno dai 10 ai 15 minuti di cottura.IMG_1296

In una altra padella, fare riscaldare un cucchiai di olio con uno di acqua ed aggiungere le cipolle tagliate a filetti. Lasciare cuocere, mescolando spesso, fino a che le cipolle saranno morbide, tutto il condimento sarà stato assorbito e la verdura avrà una consistenza cremosa : questa è la fonduta di cipolle, base per molte ricette della cucina francese ed assolutamente simile all’ ” agglasso” siciliano.

Stendere la pasta e ricavare, con l’aiuto di un piattino e di un taglia pasta o di un coltello, due cerchi, da depositare su una teglia rivestita da carta forno; pungere la pasta con i rebbi delle forchetta e distribuire su ciascuna delle tartellette prima la fonduta di cipolla, che si presenterà più o meno così :

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Mettere ora  sopra la fonduta  i funghi e porre in forno caldo a cuocere per una decina di minutiIMG_1302

la pasta è cotta quando i bordi sono gonfi e dorati. Mentre la pasta è in cottura tagliare a piccoli dadi una mozzarella .

Fuori dal forno distribuire la mozzarella sulle tartellette e se si vuole,  tenere nel forno caldo per alcuni minuti, in modo che il formaggio si ammorbidisca ; servire subito, ma  è possibile preparare in anticipo le tartellette, da riscaldare in un secondo momento, dopo la cottura, unendo solo allora la mozzarella.

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Festino, cacciatori e prede: ad ognuno il suo e per tutti bulgur con mozzarella e acciughe marinate

Lo sport più diffuso a Palermo in questo momento è la caccia, in tutte le sue declinazioni, attive e passive. Per i cacciatori. lo scopo è quello di trovare, non avendolo di proprio, un sito da dove assistere al festino, se non tutto almeno ad uno dei seguenti passaggi: partenza del carro, corteo al Cassato, omaggio del Sindaco alla Santa, botti finali! Idealmente, nelle aspirazioni del cacciatore, deve essere un luogo comodo, all’aperto, con la possibilità di godere il fresco; il posto deve avere un numero sufficiente di divani e sedie, perché la serata  è lunga, gente simpatica attorno, non troppa, che alla fine non ci si può nemmeno appoggiare ad un mobile, tanta è la calca, ma nemmeno poca, se no fa tristezza! Non deve mancare anche un fornito buffet, con i cibi della tradizione, pasta con le sarde e sfincione, ed ovviamente  scaccio e babbaluci, per ingannare l’attesa dei fuochi di mezzanotte, che sono sempre in ritardo. Insomma, ci siamo capiti, l’eden del cacciatore è la terrazza di un alto palazzo;  il top si raggiunge se la terrazza è sul Cassaro, il massimo dei massimi se dalla terrazza si domina Porta Felice, il Foro Italico. Comunque, anche il balconcino un po’ largo e la finestra, con veduta anche solo laterale, vanno bene: il cacciatore si accontenta, consapevole che si può fare la caccia grossa e catturare il leone oppure sparare a pallini e prendere un uccellino: lo scopo è in ogni caso raggiunto. Il sospirato invito in una casa adatta permette di coltivare e continuare la devozione alla Santa. E poi ci sono le prede, cioè quelli che hanno il sito adatto. E qui mi lancio  in un elogio sperticato: i più fortunati aprono volentieri le porte di casa, lo fanno con gioia, con un piacere di condividere sincero e pieno di affetto. E se arriva qualcuno ” scoppato”, ossia capitato lì per caso, portato dagli amici inviatati ufficialmente, “perchè se no rimaneva solo”, i padroni di casa allargano le braccia, sorridono, danno il benvenuto,  come a dire avanti, c’è posto! E se, poi, lo ” scoppato” è forestiero, cioè non concittadino o isolano, e non necessariamente inglese o francese, ma anche solo nato in continente,  i palermitani si illuminano: il nuovo ospite avrà propinate tutte le possibili versioni esistenti sulla vita della Santa, avrà riservato il miglior posto ” d’affaccio” per vedere lo spettacolo, sarà ingozzato fino all’inverosimile con tutte le leccornie preparate, che gli verranno servite in porzioni colossali, accompagnate dalla frase:” Conosce la nostra pasta al forno? e la caponata? ” sino ad arrivare all’ovvio” conosce il gelo melllooone” detto così con tre Elle e tre O! E il nostro straniero tornerà alla fine, a casa o in albergo, strafatto di proteine, carboidrati e zuccheri, dicendo tra sé e sè ” Che ospitalità ‘sti palermitani, sì che io, a Milano, facevo entrare a casa mia uno sconosciuto! Però sto melone, che strano, sembrava proprio anguria!”, così, in sol colpo, svelando due verità: 1. che i miei concittadini hanno un lato splendido, quello della apertura e dell’accoglienza, che viene fuori nei giorni di svago e di rilassatezza e che la fatica del vivere quotidiano, qui particolarmente gravosa, spesso nasconde.2. che i miei concittadini non sbagliano quando dicono melone, ma fanno solo una colta, letterale,forse un po’ snob traduzione dell’inglese Water Melon, ossia Melllooone d’acqua! E intanto che si festeggia, la Santuzza arriva al mare, dove attendono, galleggiando, barche, gommoni, yacht e ogni altro possibile mezzo natante: massima goduria, i fuochi sopra la testa, il naso all’insù ed intorno il rumore delle onde. Anche questo è festino, anche qui ci sono cacciatori e prede. Però mi sbaglio: cacciatori e prede, non sono antagonisti contrapposti: sono come i pinoli che ho raffigurato nella immagine in apertura, hanno bisogno reciproco bisogno gli uni degli altri, per essere non anonimi semini, ma un gruppo compatto che dà senso e gusto alla vita! Perchè il festino non è una festa che si vive da soli, ma è un’evento da condividere, una specie di capodanno di mezzo anno, questa volta vissuto non affidandosi a San Silvestro, che sarà pure un santo, ma non lo si conosce per niente! Meglio  affidare l’annata- da luglio a luglio- ad una donna, anzi una ragazza ” bedda”,  che di miracoli ne ha fatti, e dire sottovoce, mentre lei sfila tra le rose: “Rosalia, pensaci tu, lo sai, no, a cosa tengo, fammi ‘sto piacere…”  

Ricetta per la terrazza, la barca, il prato del Foro Italico, adatta al trasporto a casa di amici, quando il party è democratico e “ognuno porta una cosa”

ingredienti: per 4-5 porzioni, 300 di Bulgur, 400 di acciughe già pulte ed aperte, 150 di mozzarella di bufala, gr 30 di pinoli tostati e gr. 20 di uvetta, 1 limone, mezza cipolla rossa, un mazzetto di finocchietto selvatico, olio, sale e pepe

Preparazione: spremere il limone ed miscelare il succo, con olio, sale e pepe. Con questa emulsione, coprire le acciughe, già distese su un piatto e cospargere con il finocchietto. Tagliare la cipolla a fette sottilissime, tenerle a bagno 5 minuti in acqua fresca e sale, in modo che si ammorbidisca e poi scolarla e strizzarla; distribuire la cipolla sopra il pesce e tenere al fresco per almeno 30 minuti, per favorire la marinatura.IMG_0638

Cuocere il Bulgur seguendo le istruzioni del produttore e appena cotto scolarlo, distenderlo su un piatto perché raffreddi, dopo averlo condito con un filo d’olio e averlo sgranato con una forchetta, in modo che i chicchi siano staccati.IMG_0641

Tagliare la mozzarella a dadini, tostare i pinoli e ammorbidire l’uvetta lasciandola pochi minuti in  acqua. Prendere una larga padella, metterla sul fuoco, versarvi dentro il pesce con la sua marinata, aggiungere pinoli ed uvetta e fare saltare il tutto per pochi minuti; le acciughe, già cotte dal limone, saranno pronte in pochi minuti.

Condire il bulgur con il  pesce,  rimescolare, e lasciare raffreddare e quindi aggiungere i dadini di mozzarella e se si vuole altro finocchietto  e scorzette di limone.IMG_0644

 E’ ottimo sia caldo che  freddo

Mozzarella su letto di verdure e la gioia in cucina e nella vita

È esplosa la primavera! Da noi magari  è gi à estate, qui 12 gradi al  mattino  sono per loro caldo eccezionale , tanto da alleggerire i vestiti, usare i sandali e cosi via. Di conseguenza, per strada, si sentono starnuti e colpi di tosse, continuamente! Però, è davvero primavera: le aiuole sono fiorite, i prati sono verdissimi, alle finestre delle case sono apparsi vasi con tulipani, impatiens, violette, petunie, un trionfo di composizioni raffinate, con mille sfumature di colore. Nella strada che percorro tutti i giorni, dinanzi una finestra è comparsa una fioriera con un bel cartello, con su  scritto “La poesia è la voce, la più ricca, il grido primitivo ed onesto dell’universo”. IMG_0665 Mentre faccio la foto, che si vede qui accanto, mi dico che la persona che ha voluto condividere fiori e poesia deve provare una intima gioia. Scrivo gioia e non felicità o allegria, intenzionalmente,  perchè la gioia è non è un sentimento, ma uno stato dell’anima, una attitudine positiva nell’affrontare la vita, non è certo un’esplosione istantanea ed occasionale, destinata a scomparire, come  spesso accade quando si è contenti o  di buon umore o si ha qualcosa di bello. La gioia è “stare nel mezzo”, essere consapevoli delle cose belle e delle brutte, coscienti che le une e le altre vanno solo vissute così come sono. Mentre rifletto così, provo anch’ io una piccola gioia, ma so che ancora non è stabile e duratura. Sono però grata al mio vicino,   uno sconosciuto, che mi ha regalato la sua grazia e rifletto, seduta al parco con il mio Pupo, che chissà un giorno, magari uno di quelli senza cielo, come spesso accade qui, metterò fuori un cartello anch’io, con una bella frase o con solo un piccolo avviso: Sono a casa e sto bene ! Sono in pace e vi auguro la mia stessa gioia! Questo è il mio grazie all’anonimo poeta del cartello appeso alla finestra, che insegna a condividere e comunicare. Passo alla ricetta ed alla mia piccola gioia  gastronomica: è una comunissima mozzarella di bufala, adagiata su melenzane grigliate e piccoli pomodorini ed accompagnata da un veloce pesto per condimento.  Considerato che si comincia dalle piccole cose, allora anche una insalata, ben composta e con un risultato cromatico piacevole può dare molta gioia! Significa niente sciatteria in cucina:  in fondo è un piatto basic, come si dice ora, praticamente espresso, ma vuoi mettere che soddisfazione guardarlo e mangiarlo anche con gli occhi: una   sensazione di armonia tra gusto e vista, e cioè una gioia.IMG_0090

Preparazione: arrostire delle melanzane, tagliare a spicchi del pomodoro ed a dadini una mozzarella; frullare nel mixer 6 olive verdi grandi, 2 acciughe sott’olio, un cucchiaio da tavola di pinoli, un cucchiaio da tavola di capperi, uno o due  cucchiai da tavola di olio, due cucchiai da tavola di prezzemolo, 6 gherigli di noci,  uno di aceto bianco o di mele e un cucchiaio di acqua frizzante, sale e pepe: si ottiene un pesto sufficiente a condire due porzioni di insalata .