Involtini di melanzana al pesto rosso e ceci

Grazie ad una coppia di amici, appassionati di cibo genuino, ottimi conoscitori delle nostre tradizioni culinarie, mi ritrovo in dispensa una bella scorta di pomodorino siciliano secco. E’ l’ideale complemento per una serie infinita di preparazioni ed in effetti lo uso spesso per rendere l’ insalata più gustosa o per vivacizzare del pesce, appena passato in padella. Oggi ho deciso di preparare con i miei pomodorini un bel pesto rosso, ottimo per valorizzare verdure, bruschette, pasta o riso o cereali alternativi Insomma una base preziosa in cucina.  Una volta realizzato il pesto, in un attimo, grazie ad un paio di melanzane che avevo in frigo, già arrostite, qualche aroma, ho realizzato questi mini involtini,  che hanno riscosso unanime approvazione, a giudicare da come si è velocemente svuotato il vassoio !

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Ingredienti  per 4:  200 gr di pomodorini secchi, ceci cotti e sgocciolati gr. 250, uno spicchio aglio, gr.50 di mandole, basilico abbondante gr.30, 2 piccole cipolle e due melanzane, gr.100 di olio di oliva, aceto di vino rosso, zucchero,  origano, 2  limoni, qualche foglia di menta

Procedimento :

Le melanzane : tagliare le melanzane in fette sottili, disporle su una teglia ricoperta da carta forno, spennellarle con una miscela di olio ( 2 cucchiai) acqua ( 3 o 4 cucchiai) e un cucchiaino di origano secco . Mettere in forno caldo a 170 di temperatura per mezza ora.

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Il Pesto:  Lavare il basilico ed asciugarlo. Sbollentare i pomodorini per circa 5 minuti in acqua, quindi. quando si sono intiepiditi,  metterli nel frullatore, o nel robot da cucina,  insieme alle mandorle, il basilico e  lo origano. Frullare aggiungendo l’olio in modo da ottenere una crema e in ultimo versare sulla crema due cucchiai di aceto rosso e uno di zucchero, continuando a frullare. Ecco il pesto è pronto

I Ceci: Scaldare due cucchiai di olio di oliva in una pentolino, quando è caldo aggiungere due piccole cipolle bianche e lasciarle rosolare 10 minuti. Fare dorare la cipolla, versare nel tegame i ceci e lasciarli insaporire per 5 minuti, bagnando con un poco di acqua in modo che si ammorbidiscano. Spegnere il fuoco e frullare i ceci finemente. Unire metà del purè di ceci a 4 cucchiai del pesto, in modo che i due composti siano amalgamati

 

Ora si possono montare gli involtini:

Spalmare su ciascuna fetta di melenzana il purè di ceci e pesto, appoggiare sulla crema un poco di menta spezzettata , arrotolare e fermare con uno stecchino. Quindi condire gli involtini con un filo di olio ed il succo di due limoni e servirli freddi.

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Insalata Xato’ : ossia una insalata ” vastasa” ma non troppo

Quando sono con i miei nipoti e mi delizio a fare la nonna, alterno l’italiano al siciliano. Non lo faccio coscientemente, mi viene spontaneo utilizzare il dialetto, solo certe parole nella lingua isolana posso rappresentare situazioni o stati di animo.  Così mio nipote Fèlix, che ha ormai 4 anni ed si destreggia senza difficoltà tra  francese e italiano, a seconda della nazionalità del suo interlocutore, con me fa sfoggio di tutto il suo eclettismo, incasellando nella conversazione espressioni made in Siciliy.  Si va da ” amunì”( andiamo ) a “mi abbuttò “( mi sono stancato). Suo  fratello di appena un anno di età è il ” virticchio” o  “l’animolo”- parole che indicano l’instancabile movimento del piccolo a quattro zampe,  e onestamente non saprei come tradurre in italiano, dato che le ho ereditate da mia madre, senza un minimo di coscienza critica. Io da piccola per lei ero ” virticchia ed animolo” e seguendo la tradizione, dopo di me, così sono stati chiamati  i miei figli e ora i miei nipoti. D’altronde le radici del linguaggio sono profonde e misteriose:  ame il siciliano piace così come è, lo accetto senza fare  indagini approfondite sulla etimologia di una parola. Certo non mi sarei mai aspettata, scorrendo le pagine on line della più antica rivista italiana di cucina, di trovare una insalata dedicata allo…Xatò.  Questo termine in dialetto palermitano, indica una persona volgarotta, una via di mezzo tra il pidocchiu arrinisciuto ( sinonimo di nuovo ricco ) ed il vastaso ( ossia il maleducato) . Come e perché  il termine Xatò sia stato scelto per qualificare una insalata non lo so. Ma gli ingredienti appartengono alla nostra tradizione, la definirei  quella che da noi si chiama una  insalata Viddana, cioè umile, campagnola, dalla composizione gradevolissima ed un magnifico condimento, molto generoso nel gusto. Perciò la propongo,  anche se all’originale ho aggiunto un aroma in più ( l’origano ) e dei tocchetti di caciocavallo

Ingredienti:sgombro sott’olio sgocciolato 200 gr., insalata misticanza o altra secondo il proprio gusto,  mandorle 60 gr, nocciole 20 gr, filetti di acciuga sott’olio pomodori 10 -fette di pane 2 -aceto di vino bianco -olive nere -olive verdi -aglio -peperoncino 
fresco  o in polvere-olio extravergine d'oliva -sale -

Procedimento : 

  • tostare le fette di pane e tagliarle a dadini. Frullare insieme il pane con i pomodori, le mandorle, le nocciole, mezzo spicchio di aglio, un pizzico di peperoncino, 80 gr di olio, 2 cucchiai di aceto fino ad ottenere una crema . Aggiungere il sale secondo il proprio gusto

 

  • disporre l’insalata in una ciotola, unire le olive, i capperi, i filetti di sgombro,i filetti di acciuga,  tocchetti di sedano,  e se piace cipolla affettata finementeIMG_1957

 

  • condire con la salsa e portare a tavola

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Biscotti all’uvetta e limone: senza glutine, senza uova e senza latte! Subito pronti per la merenda

Oggi il post avrebbe dovuto essere dedicato ad una ricetta salata, fresca, in linea con i 28 gradi della magnifica domenica di sole e di mare che maggio ci ha regalato! Ma è arrivata via FaceTime una richiesta di aiuto. ” Serve una ricetta semplice, senza glutine, facile da fare e veloce per dei biscotti da mangiare a merenda”. Pupo o meglio la sua mamma chiede ed io naturalmente ho detto subito di sì, “mi metto all’opera!” Non posso certo consentire che Pupo vada a scuola senza merenda! Nel mare delle mie raccolte di ricette , tra libri, riviste e quaderni avevo solo l’imbarazzo della scelta. Come sempre mi sono affidata alla mia memoria: ho optato per la pasta brisè perché risulta croccante e non eccessivamente friabile. Il biscotto, nelle mani di un bambino, deve avere una certa tenuta e non ridursi subito né in poltiglia né in farina. Mi sono anche orientata per un gusto semplice, direi basico, non molto dolce: ho arricchito il biscotto di uvette sultanina, che mio nipote adora e lo ho aromatizzato con scorzette di limone, così da creare un contrasto di agrumi, gentile e non prepotente, ma molto siculo! Poiché, infine, ho usato farina di mandorla , priva di glutine, l’integrata con della farina di cocco e delle mandorle tostate e polverizzate. La tostatura delle farine no-gluten serve a dare un minimo di ” agglutinamento” e quindi rende l’impasto più duttile e compatto. Mancano uova e latte ed anche questa è una scelta, perché questi ingredienti avrebbero sovrastato il gusto. Quanto alla velocità, direi che bastano 15 minuti per la preparazione, cui è da aggiungere una mezza ora per il riposto dell’impasto e non più di 10 minuti per la cottura.Ecco i biscotti appena fuori dal forno : IMG_3953_1

Si fanno così :

Ingredienti: gr 130 di farina di mandorla e due manciate di mandorle bianche, gr 50 di farina di cocco, 70 gr di zucchero ( io ho usato quello di cocco), 50 grammi di burro o di strutto, un cucchiaino da tè di farina di guar ( addensante naturale che si trova nei negozi bio), 2 belle manciate di uvetta di corinto, la scorza di un limone, qualche mandorla per la decorazione.

Preparazione: 

  1. Mettere le mandorle a tostare in un padellino già caldo e tenerle rimescolando fino a che non prendono colore. Seguire lo stesso procedimento con la farina di cocco, lasciando che diventi dorata.
  2. Riunire nel vaso del robot da cucina le mandorle ed il cocco e frullarli insieme fino a che il tutto abbia una consistenza fine. Aggiungere, quindi, la farina di mandorla, lo zucchero e il grasso. Cominciare a frullare il composto e quando è amalgamato aggiungere, uno alla volta, due cucchiai da tavola di acqua fredda di frigo, continuando ad azionare le pale del robot. Dopo uno o due minuti si formerà una palla di impasto. Prelevare l’impasto,  aggiungere l’uvetta e le scorze , impastare velocemente e riformare la palla. Avvolgere l’impasto con la pellicola e tenerlo in frigo mezz’ora.
  3. Trascorso il tempo, formare i biscotti e depositarli su una teglia ricoperta da carta forno
  4. Infornare in forno già riscaldato a 175 gradi per circa 10-15 minuti, dipende dal forno.
  5. Sfornare e lasciare raffreddare almeno due oreIMG_3954
  6. I  biscotti sono pronti per la merenda! Li ho accompagnati con un bicchiere di  yogurt alla fragola. La purea di fragola come si vede nella foro  è anch’essa casalinga: basta frullare 250 grammi di favole con zucchero a piacere ed un poco di succo di limone e poi miscelare con yogurt greco, morbido e cremoso

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Bastoncini di pesce croccanti ed il mio personal training

Dal mio ritorno in città, non ho fatto altro che camminare e percorre strade, vie piazze, che evidentemente mi sono familiari, sono i luoghi che più ho frequentato nella via vita, sono i posti dove sono cresciuta. Ho bruciato circa 10-12.000 passi al giorno, che detto così, sembra una impresa olimpionica, invece è all’incirca una oretta di cammino al giorno, che se ci pensa bene sono due passeggiatine da mezz’ora al giorno, che se ci riflette su, fa il tempo di andare e venire dal supermercato, a patto di non scegliere proprio quello sotto casa. Mi sono dedicata a questa sorta di jogging cittadino perché il mio ultimo acquisto è  un  gadget elettronico che non si limita a contare i passi, ma interagisce con il tuo computer, e quindi con te, e diventa una specie di allenatore elettronico, con sveglia incorporata la mattina, conteggio delle reali ore di sonno, qualità dello stesso, controllo dei tuoi movimenti, ecct. ecct. Naturalmente, qualcuno penserà che è una ennesima fesseria, ma io invece ” ne sono caduta innamorata ” subito, ho infilato al polso questo braccialetto elettronico e non me lo sono tolto più! Ora che scrivo, ” Lui” silenziosamente aspetta: non conta quante volte batto sulla tastiera, non sa quale sia il ritmo delle parole, non controlla l’intensità dei miei pensieri e quanto tempo ci metto a riempire una pagina. Il suo compito è legato alla sola fisicità del corpo, ma sono convinta che con il tempo sarà introdotto nel mercato un braccialetto ” per allenare la mente” che, ora come ora, non immagino come possa essere- So solo  che da  vera ” bit” dipendente lo comprerò non appena lanciato sul mercato, felicemente persuasa  della sua utilità! L’unico problema ” virtuale” che mi pongo è questo: e se i due ” allenatori” litigassero? Se uno dicesse muoviti e l’altro siediti e scrivi? Se uno segnalasse il deficit di attività fisica e l’altro il deficit di pensiero? Ma che fantasie ho in testa? Risoluzione del mio ipotetico  quanto stupido problema: mi toglierei dal polso i braccialetti ed andrei a cucinare, per ritrovare quella  armonia tra corpo e mente, quella splendida sensazione che si prova ad immaginare un piatto e poi a realizzarlo. La mente, prima e virtualmente, lo vede, ne sente il profumo, ne gusta il sapore e poi le mani si mettono in moto, l’olio sfrigola, il coltello affetta, le gambe di portano da un lato all’altro della cucina, ti alzi e ti abbassi per controllare il forno e finalmente e tutto pronto! Questo sì che è training !  E’ quello che è avvenuto l’altro giorno quando sono tornata da una di queste lunghe passeggiate, con al polso sinistro il mio ” bit” ed nella mano destra un sacchetto con quattro caponi o in italiano lampugne, già puliti e filettati, dato che consumo preferibilmente pesce azzurro, stagionale, si pone spesso il problema di rinnovare la preparazione, insomma di non avere  sempre  un unico ritornello: stesso pesce e stessa ricetta . Ecco che cosa è venuto fuori

Ingredienti: per 4 persone: gr. 900 circa di capone già fatto a filetti, un grosso mazzo di basilico ed uno di prezzemolo, gr. 100 di mandorle a filetti già tostate, 2 cucchiai di parmigiano, sale, pepe, olio, due bianchi di uovo, un cucchiaio di coriandolo in polvere ( facoltativo)

Preparazione:  Lavare il pesce e con l’aiuto di un coltello affilato o di una forbice, dividere a metà, al centro, per il lungo i filetti. In questo modo si elimina una serie di piccole spine centrali. Quindi fa ciascun filetto, ricavare delle striscie large due due dita e lunghe tre. Lasciare asciugare  il pesce, in un colapasta. Nel frattempo, preparare ad una miscela, composta dal parmigiano, dalle mandorle sfilettate e pressate con un cucchiaio in modo da spezzarle ulteriormente, condita con sale e pepe e se si vuole dal coriandolo in polvere. IMG_1277

Tagliuzzare a mano o in un mixer le erbe ed all’ultimo, quando sono  ridotte a piccoli pezzi, aggiungere un poco d’olio.  Miscelare bene e stendere il preparato su un piattoIMG_1279

Battere leggermente  in una scodella i due bianchi di uovo, immergere i filetti uno alla volta e passarlo poi nella miscela, pressando bene in modo che le erbe aderiscano. Posare i bastoncini panati su una teglia rivestita di carta forno. Completata la panatura di tutti i filetti, porli in forno caldo a 150/170 per una decina di minuti. Sono ottimi anche fritti in padella con un po’ di olio caldo.  IMG_1281

Servirli caldi o tiepidi IMG_1288

Ferragosto in silenzio e terrine di carote crude: piccoli lussi per chi resta in città

Sono a Palermo e quella che si vede sopra è la Piazza Castelnuovo alle 10 del mattino: ci sono due persone ed un cane, oltre me . E’ Ferragosto e si ricomincia! Di ritorno, dopo un torrido giro nella torrida Provenza, trovo una torrida Palermo, che però ha, dalla sua, nonostante il caldo, il sottile fascino dell’essere spopolata. Ho sempre cercato di fare in modo che le mie partenze, i miei giretti all’estero,le mie vacanze di mare o di monti, non coincidessero con il Ferragosto, perchè mi piace passarlo in città,  e non lo faccio per snobismo, come si potrebbe pensare. Non sono una che dice,”  odio la confusione, i turisti, la calca ai musei”, come se anch’io, per il fatto stesso di viaggiare, non fossi ” turista”, non facessi parte della gente che affolla i musei, o le spiagge. Insomma, non dirò, come nel film Ferie di Agosto, dinanzi al traghetto stracolmo di passeggeri, che vanno all’arrembaggio  delle esclusive isole Tremiti, la battutta un po’ str…” Oddio, che folla, cos’è hanno chiuso Fregene!” pronunciata con la erre un pò moscia da una protagonista: e per la semplice ragione che non mi va di parlare male di me stessa, sono lì anch’io, tra la folla, e la calca,  e non sono certo la padrona delle Isole o la principessa ” non so che”. Divago, in ricordo di altre vacanze, passate in posti turistici ed affollati, ed, invece, è ora di tornare al Ferragosto in città. Mi piace, sono fra quelli che amano l’improvviso silenzio, nell’aria, nelle piazze, nelle strade, regalato dall’assenza degli abitanti: niente ronzi di ” motorini” che pompano l’acqua, abituale colonna sonora del cortile interno su cui si affaccia la mia camera da letto, niente ” bannniate” del venditore ambulante di sale in pacchi, abituale presenza nella strada dietro casa , niente frenata improvvisa nel traffico, con stridio di ruote e spesso anche susseguente botto metallico, abituale piccolo incidente nella strada sottocasa, seguito da un altrettanto abituale affaccio dai balconi e dalle finestre: la curiosità è una mia abituale virtù! Niente di tutto questo e, nel vuoto, prende forma una Palermo diversa, quella fatta di vicoli e strade da riscoprire, gradevolmente spopolati, senza auto in seconda fila, senza smog, così che puoi notare la piccola edicola votiva o il movimento ornamentale di un portone e meravigliarti, chiedendoti come mai non te ne sei accorta prima. E vuoi mettere il trekking alla ricerca dell’edicola aperta a Ferragosto, del piccolo negozio, ( non del supermercato, che è sempre attivo) ma della bottega,quella con la saracinesca mezza abbassata, per evitare mosche e caldo,  dove afferrare al volo una bottiglia di vino, due pesche, un pezzetto di formaggio, del tabacchino, che forse ha il francobollo che ti serve, della cartoleria che venda carta A4 e toner per la stampante, ovviamente terminati il 14 agosto alle h. 21! In conclusione, anche quest’anno, un ferragosto in città, un pò di ” corrente ” ossia di riscontro d’aria in casa, le stanze in penombra, la passeggiata quando il sole è meno caldo. Qualcuno dirà banale, anzi un ” urlo di noia” ; per me è bello, anzi meraviglioso! Una pausa, di apparente inattività che si trasforma nel gusto di assaporare piccole scoperte, di conoscere una piccola dimensione di pace e di concederti una piccola pigrizia cuciniera. Non è tempo di sudare innanzi ai fornelli e perciò mi dedico ad un piccolo piatto row, ossia a crudo, senza cottura. Piccolo sforzo, grande soddisfazione, piatto unico e leggero, da preparare in poco tempo, da lasciare in frigo, pronto, in attesa che, nonostante il caldo, venga fame.

Ingredienti : per 4 terrine: 3 carote grandi, 2 caprini da un etto ciascuno, 20 olive verdi, gr.60 di mandorle, olio, sale e pepe IMG_1013

Preparazione : raschiare le carote, lavarle e tagliarle a filetti, con l’aiuto del blender o della apposita grattugia. Conservarle in una ciotola.IMG_1015

Mettere da parte 4 mandorle per la decorazione e porre le rimanenti nel blender; tritare le mandorle non troppo finemente ed aggiungere infine, le olive, snocciolate, ed i caprini; amalgamare il tutto, con qualche scatto del blender.IMG_1016

IMG_1018Mescolare il composto alle carote ed aggiustare di sale e di pepe.IMG_1020

Oliare 4  scodelle e riempirle con il composto, pressando bene con il dorso di un cucchiaio. Conservare le scodelle in frigo.IMG_1022

Nel frattempo, frullare le foglie del basilico con olio, sino ad avere una salsina; salare e pepare a piacere.IMG_1024

Al momento di servire, sformare le terrine e decorare con le mandorle e con l’olio al basilico. Più o meno così: IMG_1028

Ogni Santo Giorno a Palermo e la caponata di albicocche

Ieri, proiezione all’aperto,  nell’atrio della Galleria di  Arte Moderna, a Palermo; il film è ” Ogni santo Giorno”, realizzato in occasione del Festino 2012.  Vengono rappresentati i Miracoli Laici che, ogni giorno, con impegno costante, sono compiuti da palermitani. Questo documentario mi piace,  e chi mi conosce, commenterà subito” e grazie, l’ha realizzato suo figlio”. Io non lo nego, ne sono orgogliosa, e, poi, fare questo lavoro di regista, non dico in Sicilia, ma in Italia, in crisi, non solo economica, già mi pare di per sè un miracolo! Ma non è solo l’imperativo affettivo a fare esprimere il mio ” like” con tanto di pollice in alto. Amo che venga rappresentata una Palermo ” felix”, e non in senso edonistisco: felice, perché riflessiva, composta, completa, capace di accettare la diversità, di superare l’handicap, di vincere la paura, di alzare la testa. Sfilano davanti a me le immagini sullo schermo ed io assorbo la poesia di uno sguardo timido e pieno di amore di chi, per affermare la sua identità e le sue radici, ha bisogno di una macchina fotografica, la dolcezza di un bambino di colore, probabilmente nato qui o forse arrivato su un barcone, che cammina trascinando la sua valigetta di cartone, migrante in un centro per migranti, la sensazione del vento che sfiora il viso della skipper non vedente, che, a pelle e sulla pelle, vede la sua rotta sul mare, i volti dei ragazzi, sorridenti, compatti, uniti, che cercano dignità e offrono dignità a chi rischia di perderla, soccombendo alla oppressione mafiosa. Grandi cose in piccoli gesti quotidiani, ogni santo giorno. E mentre guardo, mi vengono in mente questi verbi: Dare, Avere, Restituire e li coniugo così: Molto mi è stato dato, molto ho avuto, che cosa sto restituendo ai  giovani di questa città? Palermo ha la peste, non ha lavoro, non ha pace sociale, non si arricchisce culturalmente, è in una fase di stallo. Questa verità è sotto i nostri occhi: e chi, come me, ha vissuto tempi di enorme benessere, di crescita e non solo economica, ora che il sistema non regge alle pressioni, che cosa deve ridare a quelli che oggi sono giovani e vogliono il loro futuro? Secondo me, deve restituire lo spazio, oggi pesantemente e massicciamente occupato da chi ha superato gli anta da molti lustri. Niente di particolare, di speciale, di eroico: ritirarsi, responsabilizzare chi ha l’età per iniziare nuove avventure, aprire le mani e lasciare che altri si facciano avanti. Ho paura che la Rosalia ragazzina, che quest’anno ci guarderà dal carro, possa pensare mentre sfila, ” Ma che città di vecchi!”  Ed io, appena la sentirò, con quel fatalismo meridionale che addolcisce la rabbia, le dirò ” Bedduzza, pensaci tu”! Comunque, qualche cosa sta cambiando e la foto in testa al post non vuole far altro che ricordare che un albero  è fatto di vecchie radici e nuovi rami: c’è chi pensa con inventiva al futuro, che si apre a nuove frontiere, senza lasciare la città :a loro, giorno per giorno, va il mio ” forza picciotte e picciotti” . E per solidarietà con chi vuol cambiare e non teme i cambiamenti,  versione rinnovata della caponata, nel solco di un tradizione agru-duci.

Ingredienti:

IMG_0663cipolla, olive

20 albicocche, 12 pomodorini datterini, 2 coste di sedano, una cipolla rossa grande, circa 15 olive verdi, gr 40 di mandorle bianche, 30 gr di capperi, dissalati, 2 cucchiai di miele o 3 cucchiai di zucchero, 150 di aceto di vino o 200 di aceto di mele, 4 cucchiai di olio, basilico. 

Preparazione: affettare sottilmente cipolla e sedano e tagliare per il lungo le albicocche e i pomodorini, tagliuzzare le olive e tritare grossolamente le mandorleIMG_0670

Stufare il sedano e la cipolla in una larga padella, con 2 cucchiai di olio ed un bicchiere di acqua. Quando sono morbidi e l’acqua è tutta assorbita, fare rosolare brevemente in modo che prendano un pò di colore. Poi, aggiungere le albicocche, tagliate a metà, i pomodorini tagliati per il lungo, le olive a pezzetti, i capperi, e le mandorle tritate in modo grossolano. Bastano 5 minuti di cottura, in quanto le albicocche ed i pomodori devono appassire appena e restare un po’ croccanti.IMG_0675

Nel frattempo in un pentolino, sciogliere il miele o lo zucchero con l’aceto e appena si alza il bollore, versare il liquido nella padella e fare insaporire per due o tre minuti a fuoco basso. Mettere la caponatina a raffreddare su un piatto largo: io prelevo la verdura con un mestolo forato, in modo che sia ben sgocciolata, la metto in una ciotola e faccio restringere il liquido agro dolce, rimasto nella padella per qualche minuto. Quindi lo verso sulla preparazione. Ciò conferisce maggiore forza e gusto alla riduzione, senza compromettere la croccantezza della verdura.

Quando la caponata è fredda, decorare con il basilico e conservare al fresco sino al momento di servire. IMG_0680

Gamberoni e pomodori ripieni con salsa alle mandorle ed erbe e la fortuna

In Belgio, il caffè non si beve all’impiedi, dinanzi al bancone, come da noi, e viene servito al tavolo, accompagnato da panna e un biscotto o un cioccolatino. Insomma, mentre da noi la tazzina è un rito, tutto sommato, frettoloso, ma accompagnato da una particolare intensità di gusto e di profumo, qui è, invece, la celebrazione della calma, dello stare seduti, in pausa davanti una tazzona, che contiene del caffè aromatico e gradevole, appena imparentato con il gusto italiano. Ieri mattina, come spesso faccio, prima di iniziare la mia seduta di Tai Chi, mi sono seduta al bar, vicino la mia ” scuola” e mi sono guardata intorno: erano le 9,30, poco più, poco meno, ed ero in compagnia di due signori della mia stessa età, poco più, poco meno, meglio direi con due pensionati come me. E d’altra parte a quell’ora, che può sedersi al bar, è così anche in Italia, no? Uno dei miei compagni beveva il caffè e leggeva il giornale. Ha terminato, si è alzato con energia, con allegria ha salutato il padrone del locale, augurandogli una buona giornata. L’altro era seduto dinanzi un bicchiere di birra, con lo sguardo fisso su quel liquido dorato, fermo immobile, non ha portato mai il bicchiere alla bocca, per tutto il tempo che sono rimasta a gustarmi il caffè. Sono uscita e mi sono diretta verso la scuola: sul marciapiede, incrocio una donna più o meno della mia età, che cammina a passo svelto, munita del suo carrello della spesa. Mi sorride e procede dritta, con l’andatura di chi ha da fare, senza alcuna incertezza o lentezza nel movimento. Ricambio il saluto e dò un’occhiata alla vetrina di una sala giochi che si affaccia sul mio marciapiede: dentro  due o tre persone della mia età, chi più, chi meno, uomini e donne, seduti dietro a dei banchi, disposti in file come a scuola, le mani appoggiate sui tavoli, che guardano in alto uno schermo, dove scorrono numeri e risultati delle corse di cavalli. Distolgo lo sguardo e vado a fare la mia ginnastica, con altri coetanei, che si muovono, chi più, chi meno, agili ed armoniosi. Ed  io mi sorrido, perché sono stata fortunata, perché ora sono fortunata, perché la mattina bevo il caffè e so che non mi annoierò un minuto in tutto la giornata, e sono certa che un momento di pausa, di silenzio, sarà comunque benvenuto! Ma per quelli che non sono fortunati come, che, magari, sono solo stati vinti da una vita dura o ingrata, non ho alcun biasimo, ma solo la mia comprensione. E poi, cucinando come faccio ad annoiarmi? Specie oggi che, nonostante la pioggia, componente indefettibile della mie giornate belghe, ho deciso di preparare un piatto solare, pomodori, aromi mediterranei e gamberi, con una salsina che è come la fortuna, fatta da quello che c’è e un pò di inventiva. Ma prima un caffè !

Ingredienti: per due : gamberoni n. 6/7, 6 pomodori tondi , 6 cucchiai di pangrattato, 2 cucchiai di capperi, 4 cucchiai di parmigiano, origano e menta, fresca o secca, olio, una ventina di mandorle non sgusciate, uno spicchio di aglio, sale, un mazzetto di erbe fresche.

Preparazione:  Accendere il forno a 180°; mentre riscalda, svuotare i pomodori, levando la calotta e la polpa interna, da conservare, mano a mano che viene tolta in una ciotola. Salare l’interno dei pomodori e porli a testa in giù in un colapasta, così che perdano in liquido in eccesso.Nel frattempo, preparare il ripieno, miscelando in una terrina il parmigiano, i capperi, il pangrattato, origano, menta e poco sale ed un filo di olioIMG_0520

Con il composto riempire i pomodori, metterli in una teglia unta d’olio, infornarli per 30 minuti circa, toglierli dal forno e lasciarli intiepidireIMG_0522_pomodori

Pulire i gamberi e disporli in una teglia, con solo un pò di sale grosso sopra; infornare per 10 minuti circa,appena tolti i pomodori o negli ultimi dieci minuti di cottura, ponendo i gamberi nel ripiano basso del fornoIMG_0528_gamberi

Porre la polpa del pomodoro, sgocciolata, nel vaso del frullatore, insieme a una ventina di mandorle non pelate, uno spicchio di aglio, poco sale, erbe fresche( basilico, menta, prezzemolo IMG_0523_ciotola

Frullare aggiungendo olio a filo, quanto basta per rendere omogenea la salsa, all’ultimo aggiungere un cucchiaio da tavola di aceto balsamicoIMG_0524_salsa

E appena i gamberi sono cotti, portare tutto in tavola IMG_0530_insieme