Palermo, oh calda ! è Festino ! Pane ” cunzato” pomodoro, vastedda del belice, caviale di olive

Finalmente a casa! Finalmente un pò di caldo! Mai e poi mai avrei pensato di poter desiderare il sole che ti brucia la pelle, l’afa che ti opprime il respiro, il rifugio dell’ombra, il venticello tra due ” vanedde” che ti rinfresca! Penso ai Belgi, che ancora a fine giugno, aspettano l’estate, che non si è presentata quest’anno, e li compatisco. costretti come sono a ” migrare” verso sud, se hanno voglia di mare e di cielo azzurro. Certo, è certo, hanno una enorme voglia di stare all’aperto e di godersi le belle giornate. Dalla seconda metà di maggio, con metodicità, ogni fine settimana, in città, gli abitanti di Brussels organizzano una ” festa”, un ” evento”, una “celebrazione”. C’è stata la grande corsa dei 20 Km per le strade cittadine, la festa dell’Ambiente e della Ecologia, la giornata della  U.E, quella delle piste ciclabili, con l’invito ” Vieni! tutti in bicicletta”, la festa del vicinato, che si è svolta nella strada parallela a quella in cui abito, ed alla quale sono stata invitata a partecipare. La strada era stata chiusa al traffico per un tratto ed attrezzata a parco-giochi per i bambini e i grandi facevano gli animatori, infine è stata la volta della festa della Musica, con tanto di concerti all’aperto, seguita la settimana successiva da ” Due giorni per conoscere il Portogallo”. Forse potrei continuare, ce ne saranno state altre di manifestazioni, ma queste sono quelle che si sono svolte vicino casa. Tutti questi eventi erano all’aperto, nei parchi e nelle piazze, con stand, palchetti, venditori di palloncini, gelatai ed al posto del panellaro, con la lambretta, un camper- friggitoria, che sfornava patatine, salsicce e bomboloni alla crema. Rispetto le nostre sagre, un elemento in più: la pioggia, che incessantemente ha funestato ogni occasione di svago ed è stata, a volte, così forte da scoraggiare ogni partecipazione. E dire che i Belgi non mollano presto: li ho visti, imperterriti, sotto l’acqua, senza parapioggia, mangiare e bere come se nulla fosse, e li ho visti cedere e ritirarsi solo quando il limite della umana sopravvivenza era stato raggiunto, non una patatina era rimasta croccante, e persino la birra, bevuta a canna dalla lattina, si era annacquata! Ed ora a Palermo, mi preparo per il Festino, che, mai o quasi, è stato bagnato da pioggerelle estive o da acquazzoni! A meno che, i Palermitani o un palermitano in particolare non hanno fatto uno “sgarbo” a Santa Rosalia e la Santuzza ha mandato le sue lacrime, perché è ” siddiata ” e non vuole la festa.  Mi piace seguire il festino, mi piacciono, il carro, le sfilate, le arborate, i canti devozionali alla Santa, i botti e tutti i suoi riti: pur avendo scritto che considero vuote e retoriche le esaltazioni delle proprie radici, nel senso che per me le comuni provenienze non son altro che un trampolino di lancio ed di apertura verso il resto del mondo, e non devono diventare occasione di chiusura in un mondo immodificabile, riconosco che la tradizione del Festino, peraltro rinnovata e certo diversa di anno in anno, segna la identità del Palermitano. L’ identità di cui parlo non è statica, non è difesa del proprio orticello, è presa d’atto che noi siamo qui, ora perchè questa terra ci ha ospitato e con noi ha accolto anche altri che ci hanno proceduto e con noi si solo mescolati, e con noi continua ad aprire le braccia a chi si aggiungerà e lascerà un pezzetto del suo DNA.  E tutti, i vecchi, i nuovi e quelli che verranno troveranno una ” Santuzza”, mezzo-sangue anche lei, metà normanna per provenienza, metà siciliana per nascita, per metà sola in una grotta da eremita e per metà confusa tra la gente, là e qui a dare fiducia, a guarire le ferite, ad incitare alla resistenza alle avversità ed a diffondere profumo di rose per ricordare la bellezza del vivere!

In omaggio alla Santuzza, dal profilo gastronomico, ho deciso di preparare piatti che richiamino la festa e Palermo, perciò largo al contrasto cromatico Rosa-Nero ed alla riscrittura della tradizione: con questo intento, ho ripreso il più classico dei pani ” cunzati”, che sono stati gli antesignani poveri e veloci dello sfincione e l’ho fatto così:

Ingredienti : per due panini: pomodoro, vastedda del Belice DOP, origano, sale, pepe e ” polvere di olive”. Preparazione: la sera prima ho preparato il caviale di olive: occorrono mezzo chilo di olive nere, denocciolate. Accendere il forno e portalo a 100 gradi. Mettere le olive nel mixer e dare  due o tre colpi ( non di più) con il tasto di maggior potenza, in modo da avere un composto molto granuloso. Quindi foderare con carta forno una teglia, distendere sopra il composto e tenere in forno ad essiccare per due ore; rimettere le olive nel mixer e frullarle finemente; tenere un’altra ora nel forno.

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Ecco come ho frullato le olive ed eccole nella teglia pronte per il forno. Quando sono ben fredde, ridurle in polvere e conservarle in un barattolo asciutto.

E’ una preparazione un po’ lenta ma di grande soddisfazione! Comunque si può saltare ed utilizzare le olive tagliate a pezzetti, in modo tradizionale e senza cottura. Il mio caviale alla fine si presenta cosìIMG_0605

Per il pane: Tagliare a metà i panini e spennallare le due metà di olio e sale grosso. Metterle in forno caldo a 200 su una piastra coperta di carta forno fino a che sono dorate.

IMG_0601Nel frattempo, tagliare a fette il pomodoro ed il formaggio e preparare il vasetto con l’origano

Ritirare la teglia dal forno, deporre su ogni fetta di pane il pomodoro ed il formaggio, cospargere di origano e rimettere in forno pochi minuti, fino a che la vastedda sia morbida

Appena fuori dal forno, distribuire sulle fette la” polvere” di olive e servire ben caldeIMG_0611

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