Pasta fritta: sapori e nostalgia
8 giugno 2013Anna Felice3 minuti di lettura

Sono giorni che sono raffreddata, afona, con la tosse: e grazie! Sono in balia di un tempo bizzarro, che passa dalla pioggia al sole, da 6 gradi a 20 di temperatura, dalla calma piatta al vento gelido dell'Atlantico, mi pare ovvio che uno si ammala! Per la verità non mi è venuta l'influenza, né la febbre, ma ho avuto questa paura ed insieme a quest'ansia si è presentato, anzi, insinuato dentro, un ricordo " saporito", quel profumo intenso che ha il parmigiano che lentamente, nella padella, si gratina ed avvolge, rendendoli croccanti, gli spaghetti che gli sono stati messo accanto, dopo essere stati sposati ad uova battute ed erbe aromatiche. Il sapore della pasta fritta, che a casa mia premiava la fine della malattia! Di certo non ho nostalgia delle noiosissime influenze, varicella, morbillo, che ti costringevano a letto, con febbroni da cavallo. Stavo tanto male che manco mi consolava il pensiero che perlomeno non ero andata a scuola! Nè posso rimpiangere la severa dieta " bianca", che ai miei tempi costituiva il regime alimentare da tenere in caso di febbre, e che significava assunzione di cibi sconditi, possibilmente liquidi, leggeri e, a dire di mia madre, perciò " salutari". Poi la febbre scompariva, l'esantema se ne andava e, dopo un periodo di prudente osservazione, di circa 48 ore, in cui pur stando bene era proibito alzarsi dal letto, appariva lei, la pasta fritta, rosolata al punto giusto. E' stata il mio primo confort food! Naturalmente, non l'ho dimenticata ed anzi la frittata di spaghetti, che è nata nella tradizione siciliana per recuperare la pasta avanzata, è stata da me promossa a piatto " intenzionale", nel senso che ho iniziato a prepararla a bella posta, cuocendo della pasta in più, in modo da friggerla l'indomani. Ma non dirò che il sapore della mia infanzia non l'ho più ritrovato o che era insuperabile, o qualche altra espressione della paccottiglia nostalgica che di solito si snocciola quando si parla del passato: la sensazione di piacevolezza è collegata, ora come allora, ad una specifica situazione. Nelle varie fasi della mia vita, la pasta fritta ha mantenuto un suo sapore di gioia, lo ha aveva allora, lo ha ora, perché, secondo me, un ricordo deve essere rivissuto, ricreato nel presente, essere fatto rinascere, nella nostra condizione attuale, quella del giorno in cui viviamo, e non nel rimpianto e nella mitizzazione del passato. Quindi, iniziamo a lavorare:
Lessare in abbondante acqua salata gr. 200 di spaghettini ( qui ho usato spaghetti di grano saraceno, gluten-free). Nel frattempo, rosolare aglio, peperoncino, in una padella con tre cucchiai di olio.
Quando la pasta è cotta, versarla in un capiente ciotola e condirla con l'olio profumato e lasciarla intiepidire.
In un'altra ciotola, sbattere 6 uova, unire il pecorino, l'acciuga a pezzetti e la scorza grattugiata di un limone non trattato sale e pepe.
e unirvi gli spaghetti, miscelando bene 
Riscaldare due cucchiai di olio in padella e fare friggere la pasta, ben livellata sulla superficie del tegame, a fuoco basso
rivoltandola una volta, in modo che sia dorata da ambo i lati. Ed ecco la frittata di pasta appena cotta: 