Spaghetti arlecchino: colorano l’autunno

E’ finita l’ora legale ed io, come ogni anno, stento ad abituarmi ai nuovi ritmi. Soffro l’autunno, l’avanzare del buio, il pomeriggio che si accorcia, il caldo che ogni giorno si allontana,  le come ogni anno il passaggio all’ora effettiva, l’avanzare della stagione buia, il caldo che piano piano se ne va, i sandali che vanno definitivamente nel loro scatolo, i golfini che si ripresentano sulle spalle…Sono nel mezzo di quella che le riviste femminili, provvide di definizioni e di consigli, indicano come un momento di crisi, la sindrome del jet lag autunnale,  da scacciare via grazie a miracolosi integratori ( la cui pubblici campeggia in ogni caso una pagina si ed una no nella rivista ) ed una serie di furbi accorgimenti, quali iscriversi in palestra, fare passeggiate all’aria aperta appena si può, mangiare cibi caldi e confortevoli. Tutti consigli saggi e convincenti, che scontrandosi con la quotidiana routine -lavoro-casa- figli-nipoti-anziani da accudire- non si riesce a seguire. Così che ti invade un senso di fallimento e la depressione, se non c’è la avevi ancora, è garantito che farà la sua comparsa.  Anche se scherzo su”questi consulti  psicologici in carta patinata” , devo ammettere che qualche buona idea la propongono. Ad esempio consigliano di  ” mangiare colorato” in modo che ritorni il buon umore. Ed allora, seguendo del ” guru di  carta”,  oggi propongo un piatto molto ricco di salutare verdura, molto colorato e molto saporito.

IMG_2329

Un bel piatto di pasta multicolore che si fa così:

Ingredienti: verza riccia, pomodori secchi, spaghetti, olive nere, aglio, arancia, rosmarino, olio, sale e pepe

Questa è la mia spesa, appena atterrata sul tavolo in cucina! Le zucche sono ornamentali e le ho prese per posarle su un davanzale in soggiorno e ricordarmi così l’autunno che avanza. Sono talmente belle…un antidoto contro il malumore

IMG_2314

Procedimento:

Per una persona: mettere due mezzi pomodori secchi a rinvenire in poca acqua calda. In una pentola capiente, portare a bollore abbondante acqua salata. Nel frattempo, pulire la verza ( circa 50 per porzione) e tagliarla a piccole stride, togliendo la costa centrale. Tuffarla nell’acqua bollente e lasciarla cucinare per 4-6 min. Togliere dalla pentola con una schiumarola e lasciarla raffreddare. Conservare l’acqua che servirà per la pasta

 

Sgocciolare i pomodori, ormai morbidi, e tagliarli a fettine sottili. Snocciolare le olive ( 5 o 6) e  prendere un cucchiaio di pinoli .

Mettere il tutto nel mixer o tritare a mano. Quindi aggiungerlo alla verza e grattare sul condimento la scorza di un arancia. In ultimo irrorare con il succo di mezza arancia

Rosolare in una padella dell’agio con un cucchiaio di olio ed un rametto di rosmarino,

IMG_2320

Riportare a bollore la pentola, tuffare le pasta per il tempo necessario, scolandola al dente. Quindi togliere il rosmarino dalla padella e versarvi la pasta con il suo condimento. Lasciare insaporire il tutto per qualche minuto e portare subito in tavola

Eccola : in cottura e IMG_2329a tavola IMG_2332

Annunci

Involtini di melanzana al pesto rosso e ceci

Grazie ad una coppia di amici, appassionati di cibo genuino, ottimi conoscitori delle nostre tradizioni culinarie, mi ritrovo in dispensa una bella scorta di pomodorino siciliano secco. E’ l’ideale complemento per una serie infinita di preparazioni ed in effetti lo uso spesso per rendere l’ insalata più gustosa o per vivacizzare del pesce, appena passato in padella. Oggi ho deciso di preparare con i miei pomodorini un bel pesto rosso, ottimo per valorizzare verdure, bruschette, pasta o riso o cereali alternativi Insomma una base preziosa in cucina.  Una volta realizzato il pesto, in un attimo, grazie ad un paio di melanzane che avevo in frigo, già arrostite, qualche aroma, ho realizzato questi mini involtini,  che hanno riscosso unanime approvazione, a giudicare da come si è velocemente svuotato il vassoio !

IMG_5528

Ingredienti  per 4:  200 gr di pomodorini secchi, ceci cotti e sgocciolati gr. 250, uno spicchio aglio, gr.50 di mandole, basilico abbondante gr.30, 2 piccole cipolle e due melanzane, gr.100 di olio di oliva, aceto di vino rosso, zucchero,  origano, 2  limoni, qualche foglia di menta

Procedimento :

Le melanzane : tagliare le melanzane in fette sottili, disporle su una teglia ricoperta da carta forno, spennellarle con una miscela di olio ( 2 cucchiai) acqua ( 3 o 4 cucchiai) e un cucchiaino di origano secco . Mettere in forno caldo a 170 di temperatura per mezza ora.

IMG_5516

Il Pesto:  Lavare il basilico ed asciugarlo. Sbollentare i pomodorini per circa 5 minuti in acqua, quindi. quando si sono intiepiditi,  metterli nel frullatore, o nel robot da cucina,  insieme alle mandorle, il basilico e  lo origano. Frullare aggiungendo l’olio in modo da ottenere una crema e in ultimo versare sulla crema due cucchiai di aceto rosso e uno di zucchero, continuando a frullare. Ecco il pesto è pronto

I Ceci: Scaldare due cucchiai di olio di oliva in una pentolino, quando è caldo aggiungere due piccole cipolle bianche e lasciarle rosolare 10 minuti. Fare dorare la cipolla, versare nel tegame i ceci e lasciarli insaporire per 5 minuti, bagnando con un poco di acqua in modo che si ammorbidiscano. Spegnere il fuoco e frullare i ceci finemente. Unire metà del purè di ceci a 4 cucchiai del pesto, in modo che i due composti siano amalgamati

 

Ora si possono montare gli involtini:

Spalmare su ciascuna fetta di melenzana il purè di ceci e pesto, appoggiare sulla crema un poco di menta spezzettata , arrotolare e fermare con uno stecchino. Quindi condire gli involtini con un filo di olio ed il succo di due limoni e servirli freddi.

 IMG_5528

Polpette ” asian style con contorno di biete all’ aglio, zenzero e limone

Cucù! Sono tornata! Forse sbaglio ad usare il verbo tornare, perché se ” fisicamente “sono a casa, in realtà con la testa sono ancora là, le immagini mi si affollano nella memoria, sento suoni, odori, sensazioni, percepisco quei colori così vividi, quelle atmosfere così distanti dal nostro modo di vivere, dominato dal caos e dalla fretta, mentre laggiù tutto ha un ritmo più lento e sereno. Magia dell’Oriente, qualcosa che ti rimane dentro, una sottile nostalgia  che ti spinge a ripetere il viaggio. Insomma, per  me è così, questa parte del mondo mi attira moltissimo, ci ritorno sempre volentieri, non sono mai rimasta delusa o scontenta per quello che ho fatto, visto, assaporato. Anche se questa volta, a pensarci bene, un filino di scontento l’ho percepito, per colpa di un’alba deludente ad Angkor Wat, il famoso sito archeologico. Tutti i turisti che si rispettino fanno una levataccia, si appostano per circa una buona ora di appostamento davanti al più famoso dei templi, in attesa che  il sole, sorgendo illumini il laghetto prospiciente il sito e si diffonda una suggestiva luce dorata. Tutto era pronto: il laghetto con i suoi bravi fiori acquaticiIMG_3641

 La folla, assiepata, con le macchine fotografiche preparate, con tanto di flesh, cavalletti e altri ammennicoli :IMG_3643

Invece del sole è apparsa una bella e spessa nuvolaglia. Addio alla scena suggestiva, niente foto ” eclatante”, nessun contrasto tra ombre e raggi luminosi. Il sito è rimasto avvolto in una luce cinerina, che tutto sommato gli ha conferito un aspetto  romantico e misterioso, con buona pace per chi già pensava di poter fare la ” foto dell’anno”IMG_3640

Colpa del meteo che ha rovinato una scenografia perfetta! Ed a me ha impedito di soddisfare un desiderio: infatti era l’occasione unica ed imperdibile per gridare alla vista del sole ” Ecce Bombo” come nel film di Nanni Moretti! Quale posto migliore di questo, anonima in mezzo agli anonimi, per soddisfare una voglia che mi porto dietro da anni! Invece è andata così, un’alba senza lode e senza infamia, che non incide più di tanto sul bilancio più che positivo del mio tour, che mi ha regalato tutto quello che volevo: natura, bellezza, nuove  amicizie e ovviamente scoperta sui luoghi di una stupenda tradizione culinaria. Così al ritorno, subito all’opera con la profumatissima cucina cambogiana: evidentemente, mi sono solo inspirata, i loro sapori sono irripetibili. Da cuoca “occidentale” mi sono limitata ad imitare .Ho preparato queste mie polpette ” asian style”, abbondando con zenzero, aglio e limone, tre aromi che ” in sinergia” si esaltano , armonizzandosi. L’aglio, sopratutto, si smorza e si fonde, in maniera tale da non disturbare le note acide del limone e quelle aspre dello zenzero. Le biete,  dal gusto leggermente dolciastro, costituisce la base ideale per accogliere  il condimento e dare un  tono speciale a delle semplici polpette. Ecco qui il piatto, pronto per la tavola :

IMG_3731

Ed ecco come si fa:

Ingredienti : 250 gr di carne di manzo tritata, amido di tapioca o farina, salsa di pesce, 3 cipollotti verdi, un pezzetto di zenzero ( cm 5) , due limoni piccoli, 2 spicchi grandi di aglio sale e pepe, olio di oliva e semi di sesamo.

Preparazione : accendere il forno a 170 gradi. In una ciotola, riunire la carne, condirla con sale, pepe e un filo di olio ed aggiungere un cucchiaio di amido o di farina. Miscelare fino ad avere un composto omogeneo e formare delle polpette tonde e piccole.IMG_3728

Mettere le polpette in  una pirofila, unta con poco olio, e condirle con metà dello zenzero, grattugiato o tagliato a filettini, le zeste ed il succo  di un limone ed una spolverata di semi di sesamo.IMG_3729

Infornare e lasciare cuocere le polpette finchè diventano dorate. Bastano dai 15 ai 20 minuti. Nel frattempo, pulire le bietole e spezzettarle. Tagliare a rondelle sottili i cipollotti, i due spicchi di aglio, e a filetti lo zenzero.IMG_3725

In un ampio tegame, rosolare in olio caldo gli aromi per 5 minuti, poi unire le biete ed un cucchiaio di salsa di pesce ( si trova nei negozi etnici).IMG_3727

Mescolare a fuoco vivo, cuocere per 5 minuti, e poi aggiungere 5 cucchiai da tavola di acqua calda. Portare a cottura la verdura, lasciandola però un po’croccante

Riunire in un piatto le biete e le polpette e subito …A TavolaaaaaIMG_3733

Tortiglioni all’aglio fritto, broccoletti e ricotta salata

C’è una canzoncina francese che canto spesso a mio nipote: è la storia di un ragazzino che è indeciso tra due fidanzatine e non sa scegliere. Il ritornello, in italiano, dice pressapoco così : tra le due il mio cuore oscilla! Mi ritrovo sempre a canticchiare questo refrain quando, giocando con il telecomando, vado su Gambero Rosso Tv e mi fermo a guardare le rubriche di Nigella Lawson o di Loraine Pascale, le due cuoche mediatiche che seguo con piacere. A parte la simpatia e la scioltezza davanti le telecamere, dote che hanno in comune, non potrebbero esserci due persone più diverse. Nigella, che si è auto- definita ” Una Dea in cucina”, con senso di modestia e understatement tutto britannico, spiega accuratamente le ricette, conosce centomila piccole astuzie in cucina, che ti aiutano a velocizzare  il lavoro, fa in modo che tu senta il profumo di quello che sta preparando, si vede che ha l’acquolina in bocca, mentre rimesta il sugo e prova la cottura, sorride felice e contenta quando alla fine si mangia quello che ha realizzato. Si riempie il piatto, fa bocconi enormi, e mugola di piacere. E poi, e questo per me è importante, non predica la perfezione, non cura ossessivamente la presentazione, insomma pasticcia un po’, così che io da a casa posso benissimo identificarci in lei. Però, a mio avviso, cucina per suicidarsi, inseguento la dose mortale di colesterolo e trigliceridi fuori della norma: costruisce ricette pesantissime, piene zeppe di ingredienti, grondanti di zucchero e burro, salse e aromi, ripassa ogni cosa ( verdure, carne e pesce)  almeno tre volte in padella e se deve farcire una torta usa  quattro tipi di cioccolato e mezzo chilo di panna montata. Insomma, un po’ mi stressa, sono preoccupata per lei e negli anni ho visto allargare pericolosamente il suo giro vita. Quando la sento dire: “ è ora aggiungiamo un po’ di miele a questa salsa di caramello … “ mi vien fuori un grido soffocato, un no, non lo fare, che so benissimo lei non sentirà! Loraine, invece, preferisce ricette veloci, fresche, non eccessivamente elaborate; ha molta fantasia, va spesso nelle cucine dei ristoranti per fare esperimenti con cuochi professinisti, vola leggera su primi, secondi e dolci, tutti invariabilmente facili da fare. Sono tutte preparazioni che spingono a cucinare senza sensi di colpa, anche perchè lei è bellissima, magra, con un corpo da modella, senza nenche un accenno di debordamento sui fianchi, un filino di pancia. Insomma tutto sembra perfetto, fino a che, come da rituale, alla fine della trasmissione, gusta quello che ha preparato. I suoi assaggi si limitano al primo boccone, poi la telecamera sfuma e si vede il suo volto che sembra soddisfatto, ma io è come se intuissi un’ansia, la consapevolezza delle ore di tapis roulant che dovrà macinare, la vedo con piede sospeso sulla bilancia, mentre si dice “ salgo o non salgo, faccio colazione oppure digiuno?” Insomma, si è capito, vero? Mi identifico in queste donne, cucino e mangio, mi peso e mi metto a dieta! E di una cosa sono sicura: non eleggerò la mia preferita, non voglio entrare in conflitto con la mia doppia natura, pasticciona e salutista! Però, siccome pendo più per una cucina gustosa ma  facile e salutare, oggi mi dedico ad una velocissima pasta, che i broccoletti calabresi, verdura di stagione, ricchissima di proprietà antiossidanti .

Ingredienti per due persone: tortiglioni gr.180, due o tre mazzi di broccoletti calabresi, due grossi spicchi di aglio, olio, sale pepe e quattro cucchiai abbondanti di ricotta salata, già grattugiata.

IMG_1547

Preparazione : Mondare i broccoletti, prelevando solo le cimette. Lessarle in vaporiera per  una decina di minutiIMG_1548

In un tegamino, scaldare due cucchiai di olio e lasciare dorare due spicchi di aglio, mescolandoli spesso, per evitare che brucinoIMG_1550

Aggiungere quindi le rosette di broccolo, lasciarle insaporire nell’olio, e se del caso, coprirle con poca acqua della loro cottura, in modo da averle morbide e non sfatte. Basteranno  cinque minuti o poco più. Salare poco, un po’ di pepe a piacere, infine cospargere con due cucchiai di ricotta salata, rigirare il tutto IMG_1556.

Cuocere la pasta, lasciandola al dente, condirla con la verdura, ripassandola un attimo in tegame, con una noce di burro o poco altro olio e cospargerla con il resto della ricotta salata.  Ecco fatto! A tavola !IMG_1558

Insalata di riso rosso e verdure marinate per la mia amica sul web

Curiosando sul web, sono andata da Chiaracucina.it. un sito che mi è apparso amico,  molto vicino al mio senso della cucina e del gusto, per un certo modo di usare gli ingredienti, di semplificare le ricette, di dedicarsi a preparazioni gluten- free. Mi piace quello che appare dalle foto e cioè che le ricette sono veramente cucinate e poi casalingamente fotografate, il che non vuol dire che siano malfatte, anzi al contrario, vuol dire che sono vere, non frutto di taglia ed incolla, di immagini prese in prestito alla comunità web, con sopra o sotto declinata una preparazione adattata a quello che si vede. Alle spalle, io ho 13 anni di alimentazione vegetariana, ma ora sono tornata onnivora, anche se il mio stile di vita esclude il glutine e lo zucchero raffinato. La mia amica  è vegana, non usa proteine animali, fa uso di legumi e falsi-cereali, che io invece cucino occasionalmente, ma le affinità non sono certo frutto di omologazione o di identità, ma vengono un certo modo di accostarsi ai fornelli. Una volta, ho elogiato l’abitudine dei blogger made in USA di condividere le loro esperienze, di indicare un buon sito, di invitare i lettori a frequentarlo, o semplicemente, di dire io non la so fare ben quanto Caio e vi metto il link del suo sito! Forse , dietro tutto questo, dato che sono americani, c’e anche un accordo economico, ma a me piace pensare che ci sia sopratutto fairplay e voglia di condivisione. Pertanto, ricordandomi di una pagina ( Riso rosso con verdure saltate (vegan e glutenfree))  della mia amica virtuale, ho preparato questa una insalata di riso rosso, un pò diversa, con verdure crude in marinata, felice di dedicargliela e  contenta di utilizzare il sedano rapa, ossia quella grossa palla piumata, che si vede nella foto ad inizio articolo. Questo ortaggio, non molto conosciuto da noi, diffusissimo al Nord, ha un sapore che non so descrivere, di base sembra neutro, ma poi ti accorgi che accoglie  e trattiene il condimento che lo copre, ma resta sempre croccante ed io lo trovo delizioso e salutare ( ha effetti benefici sulla pressione).

Ingredienti: gr. 100 di riso rosso, mezzo sedano rapa, due zucchine genovesi, due limoni, 2 cucchiai di pinoli, olio, sale, due cm di zenzero, uno o due spicchi di aglio, germogli di ravanello

Preparazione: Mettere il riso rosso a cuocere: per cento grammi di riso, occorrono almeno 300 grammi di acqua ed almeno 30-40 minanti di cottura in modo che il riso assorba tutta l’acqua. Il tempo si dimezza se si usa la pentola a pressione. Una volta cotto, allargare il riso in un piatto e irroralo con olio, mescolando. Lasciare raffreddare IMG_1322

Nel frattempo, tagliare a filetti le zucchine ed il sedano rapa: io ho usato il disco taglia verdure del mio blender. Si può usare la grattugia a mano, quella a fori larghi. Grattugiare anche l’aglio e lo zenzero, la buccia dei due limoni, che devono essere bio, e spremerne il succo. IMG_1318

Riunire tutti gli ingredienti in una grossa ciotola, salare, unire anche i pinoli ed una manciatina di germogli di ravanelli  e mescolare accuratamente. Coprire la ciotola e lasciare marinare al  fresco per almeno due ore.

IMG_1320

Trascorso  il tempo, unire il riso alle verdure e mescolare bene! Si conserva ottimamente in frigo e si accompagna benissimo a tonno sott’olio o formaggio a dadini ( questo naturalmente per chi non è vegan ) . Ps: nella presentazione del piatto, volutamente, ho tenuto separati riso e verdure, perché così la foto mi sembrava più carina…IMG_1323

Cotoletta di maiale con fagiolini e salsa all’aglio: come ti inverto il proverbio!

Non ci sono storie! Adoro l’aglio, così come la cipolla, e non rinunzio mai ad insaporire i miei piatti con questi preziosi bulbi, anche se ho ospiti a casa e cortesia vorrebbe che ci si astenesse dall’usarli, per evitare di infastidire chi non li sopporta. In realtà, quando sento la fatidica domanda” ma c’è aglio?” qualche volta baro e dico no, quasi una sfida a chi me lo ha chiesto, voglio vedere se scopre il sapore proibito, se nota l’esistenza, nel piatto, dell’infame, del volgare, del puzzolente, dell’indigeribile aglio. Per lo più, o i miei ospiti non se ne accorgono, o  sono educati e non mi smascherano, ma quasi tutti apprezzano i miei piatti. Le ragioni per cui non ci fanno caso sono due: la prima, a mio merito, è che l’aglio deve solo aromatizzare la preparazione, non sovrastarla ed io, a tal fine, uso alcuni accorgimenti, quale quello di rosolare gli spicchi, in olio, senza che prendano il colore bruno, anzi togliendoli quando sono appena dorati. Oppure, preparo in anticipo dell’olio aromatizzato con aglio, conservandolo in un vasetto.
In questo modo è la sola infusione che dà l’aroma, non il bulbo direttamente a contatto con il cibo. La seconda ragione per cui le persone credono alla mia bugia, è che, in realtà, hanno una idrosincrasia mentale, dalle profonde origini storiche: l’aglio e la cipolla sono stati, a far tempo dal Medioevo, quando si sono cominciate a creare le classi elitarie, i padroni, i cavalieri, i nobili ed a seguire nel secolo scorso, i ricchi borghesi, cibo per villani, per contadini, che se ne nutrivano in mancanza di altro. Con la conseguenza che si è sviluppata una forma ” snob” di rifiuto  per tale aroma, per la paura di essere identificati con una classe inferiore. Le cattive abitudini sono lente a morire, si tramandano per generazioni, soprattutto quando si crede che siano segni di distinzione. Così, ancora oggi, molti rinnegano l’aglio ” a prescindere” come diceva Totò, opponendo che ” Fa acido” e privandosi di uno dei più potenti antibiotici esistenti in natura. La prova di quello che scrivo,(non è certo una prova scientifica, tipo CSI), l’ho avuta con una mia invitata, che prima di mangiare mi ha chiesto se nella zuppa di patate e vongole ci fosse aglio e dopo essere stata rassicurata, l’ha presa due volte e poco ci mancava che faceva il tris . Alcuni giorni dopo, dato che elogiava la mia zuppa e voleva la ricetta, le ho detto le verità, aggiungendo però  che l’aglio era biologico! Il che non era vero: Lei però non solo mi ha creduto, ma mi ha sempre ringraziato, perché ha iniziato ad usare l’aglio bio e mi assicura che finalmente lo digerisce! Di questo piccolo imbroglio alla fine non mi pento: ho fatto del bene alla mia amica ed all’aglio, nobilmente rivalutato! Comunque, se l’aglio rimane sullo stomaco o peggio profuma l’alito, basta ingoiare un cucchiaino di miele e tutti i suoi effetti spariscono. Provare per credere! Ma mi chi mi crederà ora che ho confessato che dico bugie?

Perché ho parlato dell’aglio? Perché, appena rientrata a Brussels, in questo che io credo sia uno dei posti,climaticamente parlando, più pazzo del mondo, dopo appena due giorni di  ora caldo, ora freddo, ora sole, ora pioggia, mi sono di nuovo raffreddata e non sono uscita a fare la spesa.  Quindi, appena sono riemersa dalla fase acuta, la visita della dispensa mi ha riservato tre ingredienti: una fetta di maiale, dei fagiolini ed aglio in abbondanza. Ho deciso di preparare una salsa di aglio, con l’accorgimento, proprio della cucina francese, di deglassarlo, ossia fargli cedere l’aspro ed il pungente ed esaltarne la dolcezza. Inoltre, questa salsa, oltre che il maiale, si sposa con i fagiolini, che, infatti, in una ricetta tradizionale siciliana sono ripassati in padella con aglio ed olio…Sono ottimi e perciò propongo di invertire il famoso proverbio in ” al nobile non far sapere quanto è buono l’aglio con…”

Ingredienti: per una costoletta di maiale, sei spicchi d’aglio grandi, latte circa gr 300, sale, un cucchiaino di burro; gr. 300 di fagiolini puliti.IMG_0539

Preparazione: per velocizzare la preparazione ho usato il forno a micro-onde, che minimizza i tempi di cottura. Il tutto può essere realizzato sul fuoco e darò, in parentesi, anche la ricetta originale. Porre i fagiolini in acqua bollente salata e lasciarli cuocere secondo il proprio gusto. Nel frattempo, mettere i sei spicchi in una ciotolina da micro coperti di latte. coprire la ciotola, con pellicola, o un coperchio adatta e fare cuocere per due minuti a potenza max. ( se sul fuoco mettere gli spicchi in un tegamino, coperti di latte e farli cuocere cinque minuti ) IMG_0540

  Prendere la ciotola e buttare via il latte; rimettere del nuovo latte a coprire gli spicchi e fare cuocere due minuti a potenza max. Anche questa volta, prendere la ciotola, eliminare il latte, rimetterne del nuovo e fare cuocere altri due minuti. A questo punto gli spicchi dovrebbero essere morbidi, quasi sfatti. (Lo stesso procedimento va seguito con gli spicchi nel tegamino, lascino cuocere di più, ossia cambiando il latte ogni 10 minuti, fino a cottura completa). Mettere allora l’aglio, il latte, un pizzico di sale e un cucchiaino di burro nel mixer o in un frullino e miscelare in modo che la salsa sia morbida, anche se tendenzialmente non spessa. Se si desidera più densa e cremosa, si può usare la panna da cucina.IMG_0541

Riscaldare una padella con un po’ di olio e far cuocere la fetta di carne, in modo che sia dorata. Montare il piatto, con il contorno di verdura e la salsina, che serve a condire il tutto. Bon appetit! IMG_0543

Ma lo Tzazichi come si fa?

Ieri era l’ Ascensione ! Ma chi se ne ricorda più in Italia ! Invece in Belgio è festa nazionale e poiché è caduta di giovedì, tutti hanno fatto il ponte e la città di prima mattina è silenziosa ed appare deliziosamente  deserta. Sole brillante e calma eloquente: mi sono precipitata fuori, mi andava proprio di gironzolare dalle parti del centro, senza traffico e rumori. Non era proprio così: le strade ed i giardini erano invasi da turisti, che giravano, guardavano, fotografavano, facevano la fila per entrare al museo Magritte ed alla mostra di Kandisky. Il che non mi ha disturbato più di tanto: turista io, turista loro, non è che si può avere l’esclusiva della passeggiata tra i monumenti ed i parchi. A metà mattinata, ho fatto la mia telefonata di controllo: “ come sta Pupo, ha la febbre?” Mio figlio ha messo il viva voce ed ha annunciato a Pupo” Senti, senti c’è la nonna al telefono” Ed io che ho fatto, in mezzo al marciapiede della Rue Royal ? Ho cantato una filastrocca, del tutto inventata, che però fa ridere da morire la creatura, purchè cantalenata con accento siciliano apertissimo! Insomma, per dire Pupo cade, allargo tutte le o e le a, così che più o meno suona così: e Pupoooo caaaadeeee! E’ arrivata subito la risata e sono stata contenta! Però, mi è venuto in  mente un episodio di Caro Diario di Moretti, quello di Panarea, quando sul porto, il protagonista chiede al bambino al telefono “ Passami mamma “ e il piccolo risponde: “si, ma solo se fai il cavallo !”  Mi sono messa a ridere da sola: ma come mi sono ridotta, chi è accanto a me penserà che sono una pazza. Mi sono guardata intorno, c’ era totale indifferenza t E’ logico, siamo al Nord e la gente per principio qui si fa i fatti suoi! Oppure, capisce, comprende, ed educatamente si gira dall’altro lato per sgignazzare. Comunque, ho passato il resto della giornata impegnata in seriossime attività, dedicandomi all’arte ed alla lettura! E naturalemente alla preparazione del mio Tzazichi con le barbabietole rosse, omaggio alla produzione locale di rape ed alla innata voglia di insalatine e cremine fuori “ dal coro”. E poi…mi sono riposata, perchè ho fatto a mia nuora un piccolo regalo in anticipo per la festa della Mamma, che sarà il prossimo 12 maggio, ma io quel giorno sono in volo. Perciò le ho regalato una serata “ libera” ed un intero giorno per sé, dalle 17 alle 17 dell’indomani. Aspettando a casa, distesa sul divano, ho ripassato “ Ma il croccrodillo come fà? “ anzi coooome faaaaaà? una canzoncina che a Pupo piace molto. Ho cercato di essere in forma e preparata per le splendide ore che mi attendevano. E poi non potevo certo rischiare di  sfigurare: la mamma da festeggiare fa la gallina in modo eccezionale!IMG_0166

Per una bella ciotola di tzazichi : fare marinare per almeno una decina di minuti 2 spicchi d’aglio tritati in due cucchiai di succo di limone ed un pizzico di sale. Quindi, trascorso il tempo, aggiungere 250 grammi di yogurt greco e un cucchiaio di olio di oliva, un po’ di pepe, sale, e 2 barbietole cotte e grattuggiate ( vanno bene quelle anche quelle che si comprano già fatte al supermercato), mescolare bene,spolverare con un pizzico di origano e lasciare in frigo un’oretta.