Domenica a Mondello
dolcetti al cocco
20 agosto 2013Anna Felice5 minuti di lettura

Domenica pomeriggio sono andata al mare! Certo non è una grande notizia, dato che vivo a Palermo e potrei, se volessi, stare a mollo da maggio a novembre. Invece, è stato il primo bagno e come tutte le cose che si fanno raramente mi è sembrato meraviglioso. Mentre mi asciugavo al sole, rigorosamente sulla spiaggia libera, mi sono venuti in mente due post che una mia amica ha pubblicato su Facebook. Due deliziosi racconti su Mondello, fine anni 50-inizio anni 60, evocata così bene da poterne vedere le immagini e da riconoscermi in alcune delle situazioni descritte, quali la condivisione della capanna con tutta la famiglia allargata, l'attesa della pannocchia, la mitica pollanca, il divieto di bagnars,i imposto dal tempo della “ digestione”, mai inferiore alle tre ore, sia che avessi mangiato una pesca o una immensa porzione di pasta al forno, le chiacchere delle mamme sotto gli ombrelloni ed, aggiungo io, le partite a carte, a scopa, a canasta, a briscola in cinque: erano sfide combattute su traballanti tavoli pieghievoli, tirati fuori dalle capanne, dove, a guardarci dentro, tra sedioline, palette e secchielli, canotti e salvagenti, sembrava di essere nella dependance del garage di casa! La mia amica scrive che Mondello era diversa da quella di oggi e senz'altro, paesagisticamente parlando, ha ragione. Mentre mi “ scotolo”, ossia mi spazzolo con le mani, la sabbia dal costume e mi metto a camminare sul bagniasciuga, guardo, osservo e dico: la gente è la stessa, forse sono solo cambiati alcuni atteggiamenti, ma dopo 40-50 anni...Guardo il grande gruppo familiare assiepato intorno all'ombrellone, con nonni, figli, cognate " schiette", " picciriddi" e neonati. Il tavolino non è di legno, a listerelle, ma di plastica: le carte non sono cambiate e neanche le liti sull'asso scartato nel momento sbagliato. La partita non va a tante lire a punto, va a centesimi e alla fine è lo stesso, o vinci due euro o offri la coca cola. Le conversazioni, fatte di chiacchiere, pettegolezzi e scherzi, sono ancora lì, solo che si alternano a quelle in solitario“ via telefonino”, e così in spiaggia c'è un po' più di rumore; non c'è zio Pippo e la musica ha più “ bassi e risonanze”, ma il concetto di tormentone estivo non è certo tramontato. Manca la radiolina-transistor all'orecchio, però c'è l'Ipod con le cuffie, invenzione che personalmente adoro! I ragazzi e le ragazze si guardano, si corteggiano, il pallone vola in acqua, i bambini piangono perchè vogliono ciambella, gelato, cocco, e palloncino, possibilmente tutti allo stesso momento, insomma, questa è la spiaggia e non se ne va in pensione, anzi si rinnova. Il ricordo non è inutile, anzi serve a conoscerci: quello che eravamo è il nostro come siamo ora! Intendo dire che il passato crea le basi del futuro, che è diventato il nostro presente. E se il nostro essere ora è chiassoso, dirompente, a volte irrispettoso dell'ambiente e degli altri, “ scafato”, come sento dire in giro, lo deve a quello che c'è stato prima e quindi o è diretta diramazione di quel che eravamo allora ( ma nel ricordo i lati oscuri e peggiori scoloriscono e perciò quello che fu ci appare migliore) o ne è contraria reazione in relazione ad una “ spiaggia”, che, francamente io rammento allora molto snob, rigidamente divisa in eletti possessori di “capanne”, simbolo di uno status privilegiato ed estemporanei frequentatori domenicali del bagnasciuga, solo spazio loro concesso e consentito! Ecco spiegata la foto in evidenza: un mare ingabbiato, suddiviso, lottizzato, simbolicamente sempre dietro una grata. Adesso, qualche barriera è caduta, gli spazi sono più accessibili: questa Mondello sarà pure più affollata, però è più democratica! E il grido “ cocco bello, cocco di mamma”? Dov'è ? E sempre qui sulla sabbia l'abbanniatore, che con cadenza mediorientale lancia il suo richiamo, vero padrone della spiaggia che macina infaticabile avanti ed indietro, con la sua ciotolona di ghiaccio e pezzi di polpa, sulla spalla. A lui, anche, se penso che del cocco non abbia mai voglia, “ per giusta reazione” , dedico questi dolcetti di carote e cocco. Siccome volevo dei dolcetti a basso tenore glicemico, il che non vuol dire con poche calorie, ma solo con minore zucchero, ho utilizzato per dolcificare due grandi banane molto mature, quasi nere, come si fa per il Banana Bread. Indico anche le dosi dello zucchero occorrente, per chi volesse seguire la ricetta tradizionale.
Ingredienti: gr. 170 di farina, gr.200 di farina di cocco, una bustina di lievito per dolci, cannella in polvere, due banane mature o gr 200 di zucchero, gr 200 di carote, 2 uova, un limone, un cucchiaio scarso di miele, mezzo bicchiere, circa 100 g di panna liquida-
Preparazione: distribuire su una placca da forno i pirottini, all'incirca una dozzina e preriscladare il forno a 180 gradi. Con un robot da cucina o una grattuggia tagliare a filetti le carote. Ridurre a purea le banane. in una ciotola, mescolare le due farine ( per chi non mangia gluten utilizzare il mix gluten free ) ed unire un cucchiaino di cannella, la noce di cocco e le banane frullate e ridotte in purea oppure lo zucchero. In un'altra ciotola sbattere due uova con il limone e un cucchiaio scarso di miele
unirvi la panna, sempre mescolando, e tutto il lievito.
Miscelare le carote alle farine, unire anche la preparazione liquida e con una frusta a mano sbattere delicatamente in composto in modo che sia tutto ben amalgamato. A questo punto, con un cucchiaio o, se si ha con un cucchiaio da gelato, porre una palla di composto in ciascuna formina ed infornare per circa 25 minuti, sorvegliando la cottura. Sono pronti quando infilando al centro uno stecchino, ne uscirà asciutto.
Ingredienti citati


