Tajine di verdure dedicata a tutte le donne

Quando leggo un libro, ci sono frasi, brani, osservazioni che mi colpiscono particolarmente: allora, lascio un segnale sulle pagine, metto in quel punto un post-it colorato o quello che mi ritrovo davanti, magari lo scontrino della spesa o la busta della bolletta che ho appena aperta, non importa, ma mi serve un segnalibro, qualcosa che mi ricordi la traccia che le parole lette hanno lasciato nel mio cuore. Non nella mente, ma sì,  proprio nel cuore, perché quelle righe mi hanno emozionato o  hanno chiarito qualcosa fino a quel momento solo intuita e sono riuscite a dare una forma a pensieri abbozzati, inespressi, muti! La magia degli scrittori sta, secondo me, nella loro capacità di tradurre, in linguaggio, un sentimento, di avere trovato le parole che io, lettore, non avevo per esprimerlo e di aver così tessuto con fili d’oro un canovaccio che magari avevo in testa e di cui non ero cosciente! Per esempio, ieri guardavo una donna africana, la stanca dignità con cui trascinava i suoi piedi sul marciapiede, un bambino per mano e una sporta della spesa al braccio. Mi sono resa conto della sua fatica di fine giornata, delle molte scale salite per fare le pulizie ad ore, della sua  voglia di avere un futuro, della regalità del suo incedere, quasi un dono della lentezza dei suoi passi affaticati e lenti. Poi l’ho vista rianimarsi, mentre incontrava un’altra donna di colore e l’abbracciava: grandi sorrisi, grandi risate, conversazione serrata tra le due. Tutto esprimeva una visibile gioia, annullava la impressione di stanchezza, che un minuto prima era palpabile, manifestava l’importanza dell’essere in quel momento insieme!  Mi sono chiesta quale fosse il segreto di queste donne, forti e allegre, benchè destinate a lavori non qualificati, inserite in un mondo totalmente estraneo a loro, difficile, lontano, sconosciuto. Mi sono ricordata di alcune pagine scritte sulle afro-americane da Toni Morrison nel libro A casa, un romanzo in cui la comunità delle donne di colore, costrette dal razzismo, a vivere in uno stato di soggezione, senza altro futuro che quello di servire i bianchi ed essere da loro sfruttate, si impegna compatta e guarisce una ragazza, caduta in forte depressione, dopo gli abusi subiti da un medico bianco. Ed ecco il passo che avevo sottolineato, mi aveva colpito e che ora  meglio comprendo. “Piangere era utile ma Dio era meglio e loro non volevano incontrare  il Creatore e dover giustificare una vita sprecata” … ” Perciò si assumevano la responsabilità della loro vita e di qualunque altra cosa o persona avesse bisogno di loro. La mancanza di buon senso le irritava, ma non le sorprendeva. La pigrizia era più che intollerabile per loro, era inumana”. Parole bellissime, ma  a pensarci valgono  per  tutte le donne ed in realtà le ho trascritte per tutte quelle che in esse si riconoscono …Ora, la ricetta : in tema con quello che ho scritto,  si tratta di una preparazione di origine nord-africana; è una delle mie preferite, perché la cottura dentro il coccio, con il coperchio ben chiuso, impedisce agli aromi ed ai profumi di disperdersi.  Mi sono regalata, dunque, un anticipo di estate, con le mie  verdure preferite

Ingredienti : verdure di stagione, come melanzane, pomodori, peperoni, cipolla, carote e zucchine, miscela di  spezie arabe per Harissa o Ras al hanout, olio, sale ed aglio

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Preparazione: tagliare le verdure in pezzi medi, non troppo piccoli né troppo grandi IMG_1075

Riscaldare l’olio e far rosolare l’aglio nel piatto di coccio; per evitando il contatto diretto con la fiamma, usare una retina frangifiamma.

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Aggiungere le verdure e dare una mescolata; se il caso versare un poco di olio ancora IMG_1076

Chiudere con il coperchio  IMG_1077

lasciare cuocere per una oretta, fino a che  le verdure sono morbide .

IMG_1079Sono buonissime cosi, ma io le ho servite cosparse di mandorle a filetti tostate con accanto del cous-cous  come si vede nella foto ad inizio pagina

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