Sgombro al cartoccio in salsa di carote e piccola riflessione su chi detiene le chiavi
1 giugno 2013Anna Felice4 minuti di lettura

Chi ha chiavi del Paradiso, per dirla come gli occidentali, le chiavi del Nirvana, per dirla come gli orientali? Non san Pietro e nemmeno il Budda! I portieri, per così dire, dell'accesso alla liberazione dal Sansara sono le persone più impensate, tutte diverse fra loro, ma somiglianti in un punto cruciale della loro personalità : sono quelle che mi irritano, qualsiasi cosa esse facciano. Capita che certi individui, incontrati per caso, o divenuti tuoi colleghi, o vicini di casa, o fornitori, e via dicendo, al primo sguardo, al primo scambio di parole, mi stanno su, non solo mi sono antipatiche, ma mi scuotono dentro un "nervoso", un' intolleranza, un fastidio, che compromette del tutto la relazione. A volte, ho la percezione di un tono di aggressività nella loro voce, o sento una punta di ironia, o una critica che contrasta con una precedente, appena fattami, e, dunque, mi pare solo dovuta ad un partito preso. Comincio a montare come la panna, per restare nell'ambito gastronomico, e quel contatto sgradevole mi conduce ad assumere atteggiamenti che producono lo stesso effetto su chi mi sta di fronte, dato che divento, ansiosa, rigida; cerco, invano, di nascondere il mio imbarazzo, ma so che le mie espressioni facciali non incoraggiano la distensione.Si crea una corrente negativa, a cui devo mettere un freno: almeno questo lo imparato, mentre da giovane a volte reagivo in maniera aggressiva, a volte preferivo scappare ed interrompere qualsiasi contatto. Ora, sempre che ci riesca, mi immedesimo nello" scocciatore irritante": probabilmente è un timido aggressivo, mi dico, probabilmente davanti a me, così chiusa e tesa, ha paura, probabilmente in quel momento non ha voglia di confrontarsi con me e,dunque, sono io la scocciatrice, probabilmente ha solo un carattere burbero. Così se proprio non supero il fastidio, riesco a conviverci, ma, comunque, sino che non riuscirò ad essere, senza sforzo, paziente e comprensiva, gli " indisponenti" si terranno le mie chiavi. Perchè ne parlo? Perchè proprio l'altro giorno mi sono trovata dinanzi ad una persona di questo genere e solo dopo molto sforzo ho compreso l'origine della mia irritazione. Mi ricordava una mia insegnate della scuola media, che criticava gli alunni all'eccesso, con taglienti battute o gratuiti appellativi quali asino, cretino, non capisci, non concluderai nulla nella vita, ect.ect. e privilegiava, però, due o tre allievi, che erano gli eletti, quelli del cuore, e naturalmente li rendeva odiosi agli altri. Mi sono detta, ma che sono cretina, neanche Freud andrebbe a trovare un ricordo così lontano, di oltre cinquant'anni fa! E poi, ho fatto la mia vita, non sono nè cretina, nè mi è andata male, eppure, ancora ricordo, ancora mi turba...SI vede che le ferite dell'anima sono come quelle della carne: con il tempo e le cure guariscono, i lembi si richiudono, ma resta la " cicatrice". A casa, nel piatto, una preparazione " mediterranea", consolatoria: sgombri freschi, pescati in atlantico, buoni, ma da insaporire un po' più dei nostri. Perciò li ho accompagnati in cottura con una salsa facilissima ed appena speziata, che ne ha esaltato il gusto.
Ingredienti e preparazione: per una porzione, gr. 170 di sgombro pulito ed a filetti, una carota grande, un po' di burro, una cucchiaiata di formaggio tipo pecorino o caciocavallo, una manciata di pinoli. Lessare la carota, in poca acqua o cuocerla a vapore. Una volta morbida, metterla nel robot da cucina o nel vaso del minipimer e ridurla in purea, aggiungendo un pezzetto di burro, del latte, se necessario, per amalgamare, sale, e un bel cucchiaio di cumino. Stendere in una teglia un foglio di carta forno, mettere sul fondo circa metà della crema, accomodare i filetti, coprire con la restante crema e cospargere di pinoli e formaggio. Chiudere la carta forno, come per un cartoccio; infornare a 170 gradi per non più di venti minuti, di cui gli ultimi 5 a cartoccio aperto, sotto il grill per fare gratinare il tutto.