Sgombro in salsa di capperi con aceto balsamico

Continuo a provare ricette dei libri di cucina ricevuti a Natale. Oggi ho preparato un piatto di pesce, per niente impegnativo da fare, ma molto soddisfacente dal profilo del gusto e della resa. La ricetta è stata presa da una pubblicazione dedicata al Balsamico modenese, che non avevo mai abbinato al pesce azzurro. Il risultato è stato piacevole : il balsamico rende più leggero il gusto dello sgombro, e le nocciole danno una nota aromatica e croccante molto piacevole

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Ingredienti: per due porzioni

Due sgombri  grandi, già puliti e aperti, mezzo bicchiere di olio, un limone, una decina di foglie di menta, un pugno di capperi grandi, una manciata di nocciole, aceto balsamico , aglio

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Procedimento : 

Controllare che le fette di sgombro siano senza spine, levando quelle rimaste dopo la pulitura con una pinzetta. Tagliare in piccole fette la polpa di sgombro

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In un blender da cucina, unire capperi, menta ed aglio: ridurre in piccoli pezzi, poi aggiungere il succo di un limone e un paio di cucchiai di olio. Miscelare di nuovo il tutto e aggiungere l’aceto balsamico. Conservare al fresco la salsa

Cuocere in una padella unta di olio le fettine di pesce che in pochi minuti saranno pronte.

Disporle in un piatto, e coprirle con le noccioline, grossolanamente tritate:

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Versare quindi la salsa sul pesce : il piatto è pronto , si gusta sia caldo che freddo

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A tavola IMG_2661

 

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Tortine estive alle verdure e sgombro sott’olio : semplici, veloci, fresche

Cucù ! Di nuovo a Palermo! La settimana a Brussel è volata, quasi non mi sono accorta del passare dei giorni e meno male che mi ero segnata, con allarme incluso, sul promemoria del mio Mac, giorno ed ora della partenza! Così domenica, sveglia all’alba, partenza sotto la pioggia  battente ed arrivo nella prima mattinata con appena 28 gradi di temperatura! Un vero e proprio shock termico, per cui una volta a casa, mi sono sdraiata nel  posto, a mio parere più fresco, e non mi sono praticamente più mossa. Bisogno di riposo dopo la levataccia, bisogno di ” acclimamento” agli oltre 10 gradi in più, bisogno di silenzio, dopo due ore e 30 di volo, funestato da un vicino di posto più che rumoroso! Io ho sempre pensato che la sfiga maggiore che puoi avere in aereo è quella di avere un ” posto  finestrino”  e trovarti accanto un passeggero over-size! Insomma, uno di quegli omoni taglia 80, che passa appena nel corridoio, si incunea nella fila, si incastra nella poltrona, mentre la hostess, amorevolmente gli mette una ” prolunga” alla cintura di sicurezza. Non vorrei sembrare razzista nei confronti dei ” panciuti”, ma chi è loro vicino, può dire addio al bracciolo, a metà della sua spalliera ed anche al bagno, perché dopo tante manovre di installazione, proprio non si ha l’animo di disturbare! Da ieri, però ho cambiato idea: il peggiore vicino è quello che prende posto, esattamente, dietro di te e si comporta come se fosse da solo in un jet privato. Quindi, conversazione intensissima ed a volume stereo al cellulare, fino ad un attimo prima del decollo, poi interrogatorio serrato del passeggero che gli è accanto, sempre in alta tonalità, poi narrazione intensa della sua vita, sottolineata da movimenti scomposti che scuotono il sedile davanti, cioè me, poi gioco nervoso con la tavoletta ( apri-chiudi-sbatti), con  consequenziale mio sobbalzamento! Un inferno! Quando siamo atterrati non sono scesa dall’aereo, sono scappata! E con me, con aria spossata e provata, si sono allontanati precipitosamente tutti quelli che erano seduti nei dintorni. Va be’, per tanti viaggi che sono andati bene, uno che va storto ci sta pure, è nel calcolo delle possibilità. Lunedì ero già perfettamente in forma, con la voglia di cucinare ” cose fresche ed appetitose” ed ecco che cosa ho fatto: delle tortine a base di verdura e sgombro. Sono veloci da fare,  necessitano di una breve cottura al forno, sono ottime anche fredde, l’ideale per questo ultimo scorcio di estate rovente…

Ingredienti: una scatola di sgombro sottolio, due cipollotti bianchi finemente tritati,  un mazzo di prezzemolo, una zucchina genovese grattugiata, la buccia di un limone bio finemente grattugiata, due uova, sale pepe, peperoncino,  olio per gli stampi

Preparazione : con un pennello ungere gli stampi da cup-cake ed accendere il forno  per portarlo a 170 gradi

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In una grande ciotola, porre lo sgombro spezzettato, il prezzemolo, la buccia del limone  e le verdure ben tritate.

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Aggiungere un uovo alla volta, aggiustare di sale, pepe e peperoncino e mescolare bene

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distribuire il composto nei singoli stampi ed infornare per 20 -25 minuti. Provare la cottura con uno stecchino o la lama di un coltello.
IMG_2949Decorare a piacere le tortine, lasciare intiepidire, ma sono buone anche fredde e servire: Buon Appetito
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Sgombro in salsa di vino rosato : una diversa prospettiva di cottura

In questo momento, mentre scrivo, il mio occhio sinistro è circondato da un alone  rosso sulla palpebra, da uno giallo, sull’occhiaia, appena sotto le  ciglia e da una bella striscia nera , ancora più sotto, quasi sulla guancia! Non sto giocando agli indiani, non ho dipinto il viso con i segnali di guerra Sioux, come si vedeva nelle pellicole dei western americani degli anni 60. Porto stampati sul  viso i segni di un piccolo intervento chirurgico: per  essere chiara subito e non essere fraintesa, preciso che non mi sono fatta un lifting o un rifacimento estetico, mi sono solo tolta una specie di cisti che campeggiava sulla mia fronte come un bernoccolo! L’intervento è stato facile, indolore e veloce, ma si crea un ematoma, che scende fatalmente per forza di gravità verso il basso e mi fa sembrare  quel cane della pubblicità di un anti-parassitario, sì proprio quello che ha un solo occhio nero, con una riga che lo contorna e pare che porti mezzo occhiale da vista. Conciata cos’ e con un vistoso cerotto appena sopra l’occhio, ho continuato la mia vita di sempre, uscendo di casa per sbrigare le mie faccende Ho scoperto, anche se la cosa è un poco ovvia, che ogni medaglia ha il  suo rovescio. Nel mio specifico caso, l’ orrore che provo guardandomi allo specchio è stato compensato dall’interessamento affettuoso delle persone che ho incontrato: sono fioccati i” macosaèsuccesso! “seguiti dalle più svariate ipotesi ” è stato uno stipetto della cucina? ” o ” uno scippo violento? oggigiorno non si può camminare!” o ” sei stata investita ” ” sei caduta” e via dicendo. Ogni volta, ho raccontato la verità, anche se avevo la tentazione di assecondare le supposizioni, drammatizzare l’accaduto, inventare particolari rocamboleschi, per provare il sottile piacere della menzogna romanzesca; non l’ho fatto, perché le espressioni dei volti che avevo davanti erano sincere, la partecipazione al mio guaio manifestava gentilezza, comprensione e un certo affetto,  che mi ha molto  coccolata e senz’altro compiaciuta e soddisfatta. Dire la verità mi dato molto più di quanto ne avrei ricavato, ricamandoci sopra una storia. E così il mio rapporto con il brutto occhio nero si è invertito: certo, ho continuato a vedermi orribilmente sfigurata, ma  questo disagio impallidisce dinanzi alla constatazione che quelle stesse persone che ogni giorno incrociamo, con cui ci salutiamo distrattamente, con cui ci limitiamo ad un breve cenno di saluto, in realtà sono lì, pronte ad offrirti al bisogno un momento consolatorio, ricco di calore umano,  alcune anche  raccontarti un’analoga disavventura che loro capitata, altre  a consigliarti il miglior rimedio per il ” mega-livido“, tutte ad augurare una pronta guarigione. Sempre per restare in tema di inversione di prospettiva, la ricetta che segue travolge  il normale  canone di cottura: si prepara a caldo la salsa , la  si versa bollente sul pesce crudo  e si lascia marinare. Lo sgombro, però, deve essere fresco e ben pulito: assorbe gli aromi, non perde alcuna proprietà nutritiva ed è delizioso!  Niente a che vedere, però, con il pesce crudo giapponese: la polpa, dopo la marinatura a caldo, è ben cotta e morbida e la ricetta è francese. E chi altri sa vedere la vie en rose come loro, i nostri cugini d’oltre alpe, che sanno trasformare il pesce azzurro in un piatto raffinato  !

Ingredienti :  per due filetti di sgombro da 150 grammi l’uno, già puliti e diliscati come si vede in  fotoIMG_2710

occorrono due cipolle bianche medie, due carote grandi, mezzo cucchiaino di grani di pepe e mezzo di grani di coriandolo ( che a casa non avevo ed ho sostituito con un cucchiaino da caffè di coriandolo in polvere) un bicchiere pieno di vino rosé o bianco, un grosso spicchio di aglioIMG_2717

Preparazione: in una casseruola, scaldare un cucchiaio abbondante di olio di oliva e quando è caldo, fare rinvenire le cipolle, tagliate a filetti, le carote tagliate a discetti sottilissimi. Dopo cinque minuti aggiungere il vino e l’aglio spremuto e fare sobbollire per 10 minuti a fuoco dolce. Le verdure devono essere cotte, ma non sfatteIMG_2720

Mettere i filetti di sgombro in un piatto e versare sopra la preparazione fumante. Coprire con un coperchio o un foglio di carta di alluminioIMG_2713

Lasciare marinare 20 minuti almeno e poi servire, tiepido,  con la salsa di verdure  IMG_2714

Insalata di sgombro e pomodorini

Riposo dopo la Pasqua! Sembra assurdo, perchè si tratta di un periodo di vacanza e, quindi, per antonomasia, ci si rilassa, non si lavora e si recuperano le forze. Ed io sono d’accordo, non mi sono per niente affaticata, mi sono divertita e l’unica attività che ho affrontato, con lieve dispendio di energia, è stata la preparazione della valigia per il mio solito viaggio in Belgio. Ed ora, infatti, sono a Brussels, decisa a godermi Pupo e l’altra metà della mia famiglia! Il riposo cui mi riferisco è quello dai fornelli. Le feste impegnano, comunque, chi più chi meno, nella cucina: non c’è scampo,  o prepari o mangi ! Quindi, in attesa del nuovo prossimo lungo week-end, oggi posto  un piatto ultra-leggero, ultra facile, ultra veloce, che non affatica né la cuoca, non appesantisce in calorie e può essere preparato in anticipo.  A presto!

Ingredienti per 4 : 600 grammi di sgombri , una lattuga verde, 300 gr di pomodorini , uno o due cipollotti lunghi,  olio, sale, pepe, maggiorana o origano, senape

Preparazione : dal pescivendolo farsi aprire i pesci a libro; posarli su una teglia da forno, ricoperta di carta, condirli con il succo di un limone, un filo di olio, sale, pepe e cospargerli di maggiorana o origano. Infornare la teglia per circa 20 minuti, in forno caldo  a 170 fino a completa cottura ( molto dipende dalla grandezza degli sgombri) IMG_1476

Nel frattempo, in una ampia ciotola, piena d’acqua acidulata con limone, alloro e sale, mettere  a marinare uno o due cipollotti, tagliati a fettine. IMG_1479

 

Lasciare raffreddare il pesce, dopo la cottura e pulirlo, riducendolo a pezzetti. Rivestire un ampio vassoio con la insalata verde spezzettata, ed aggiungere lo sgombro IMG_1487

 

Fare un secondo strato con i pomodorini tagliati a spicchi, il porro scolato dalla marinata  e condire con una salsina ottenuta miscelando un cucchiaio di senape, il succo di limone, olio, sale e pepe. Condire al momento di portare in tavola  e buon appetito !IMG_1491

 

 

Sgombro al cartoccio in salsa di carote e piccola riflessione su chi detiene le chiavi

Chi ha chiavi del Paradiso, per dirla come gli occidentali, le chiavi del Nirvana, per dirla come gli orientali? Non san Pietro e nemmeno il Budda! I portieri, per così dire, dell’accesso alla liberazione dal Sansara sono le persone più impensate, tutte diverse fra loro, ma somiglianti in un punto cruciale della loro personalità : sono quelle che mi irritano, qualsiasi cosa esse facciano. Capita che certi individui, incontrati per caso, o divenuti tuoi colleghi, o vicini di casa, o fornitori, e  via dicendo, al primo sguardo, al primo scambio di parole, mi stanno su, non solo mi sono antipatiche, ma mi scuotono dentro un “nervoso”, un’ intolleranza, un fastidio, che compromette del tutto la relazione. A volte, ho la percezione di un tono di aggressività nella loro voce, o sento una punta di ironia, o una critica che contrasta con una precedente, appena fattami, e, dunque, mi pare solo dovuta ad un partito preso. Comincio a montare come la panna, per restare nell’ambito gastronomico,  e quel contatto sgradevole mi  conduce ad assumere atteggiamenti che producono lo stesso effetto su chi mi sta di fronte, dato che divento, ansiosa, rigida; cerco, invano, di nascondere il mio imbarazzo, ma so che le mie espressioni facciali non incoraggiano la distensione.Si crea una corrente negativa, a cui devo mettere un freno: almeno questo lo imparato, mentre da giovane a volte reagivo in maniera aggressiva, a volte preferivo scappare ed interrompere qualsiasi contatto. Ora, sempre che ci riesca, mi immedesimo nello” scocciatore irritante”: probabilmente è un timido aggressivo, mi dico, probabilmente davanti a me, così chiusa e tesa, ha paura, probabilmente in quel momento non  ha voglia di confrontarsi con me e,dunque, sono io la scocciatrice, probabilmente ha solo un carattere burbero. Così se proprio non supero il fastidio, riesco a conviverci, ma, comunque, sino che non riuscirò ad essere, senza sforzo, paziente e comprensiva, gli ” indisponenti” si terranno le mie chiavi. Perchè ne parlo? Perchè proprio l’altro giorno mi sono trovata dinanzi ad una persona di questo genere e solo dopo molto sforzo ho compreso l’origine della mia irritazione. Mi ricordava una mia insegnate della scuola media, che criticava gli alunni all’eccesso, con taglienti battute o gratuiti appellativi quali asino, cretino, non capisci, non concluderai nulla nella vita, ect.ect. e privilegiava, però,  due o tre allievi, che erano gli eletti, quelli del cuore, e naturalmente li rendeva odiosi agli altri. Mi sono detta, ma che sono cretina, neanche Freud andrebbe a trovare un ricordo così lontano, di oltre cinquant’anni fa! E poi, ho fatto la mia vita, non sono nè cretina, nè mi è andata male, eppure, ancora ricordo, ancora mi turba…SI vede che le ferite dell’anima sono come quelle della carne: con il tempo e le cure guariscono, i lembi si richiudono, ma resta la ” cicatrice”. A casa, nel piatto, una preparazione ” mediterranea”, consolatoria: sgombri freschi, pescati in atlantico, buoni, ma da insaporire un po’ più dei nostri. Perciò li ho accompagnati  in cottura con una salsa facilissima ed appena speziata, che ne ha esaltato il gusto.

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Ingredienti e preparazione: per una porzione, gr. 170 di sgombro pulito ed a filetti, una carota grande, un po’ di burro, una cucchiaiata di formaggio tipo pecorino o caciocavallo, una manciata di pinoli. Lessare la carota, in poca acqua o cuocerla a vapore. Una volta morbida, metterla nel robot da cucina o nel vaso del minipimer e ridurla in purea, aggiungendo un pezzetto di burro, del latte, se necessario, per amalgamare, sale, e un bel cucchiaio di cumino. Stendere in una teglia un foglio di carta forno, mettere sul fondo circa metà della crema, accomodare i filetti, coprire con la restante crema e cospargere di pinoli e formaggio. Chiudere la carta forno, come per un cartoccio; infornare a 170 gradi per non più di venti minuti, di cui gli ultimi 5 a cartoccio aperto, sotto il grill per fare gratinare il tutto.

Sgombro sott’olio” abbellito” su letto di zucchine marinate ed un piccolo bilancio

 Sono di nuovo a Brussels e tra viaggio e giornata ” all Pupo”, tutta dedicata alla scoperta di come sia cambiato e cresciuto durante la settimana che ho passato in Italia, non ho avuto molto tempo per la cucina. Così, mi sono trovata dinanzi a questa semplicissimo piatto, preparato con quello che ho afferrato al super mercato vicino casa. Ma prima di mangiare, tanto non si raffredda, mi metto a fare il bilancio del mio brevissimo soggiorno a casa: 1. a Palermo, non puoi tenere gli occhi bassi, perché la città è sporca e vedi l’immondizia lasciata ovunque ed i marciapiedi sporchi e sconnessi e provi tanta rabbia. 2. Non puoi tenere gli occhi alla giusta altezza, perchè vedi la serie quasi ininterrotta di saracinesche abbassate, negozi vuoti, ” affittasi” e ” vendesi”: la città è in crisi nera ed il cuore ti diventa piccolo piccolo, la rabbia svanisce e senti solo un grande dolore. 3. Devi tenere gli occhi in sù verso il cielo, annegare in quell’azzurro che solo in Sicilia esiste ed aspettare di essere scaldata da quella luce calda e vivida: Palermo ci fa ammalare e poi ci cura, ma chiede molto amore. molta accettazione, grandissima attenzione . Ma cos’è questo bilancio? Perchè lo faccio? Non lo so e per questo mi fermo subito, non voglio essere scambiata per una che ha come filosofia quella delle canzonette tipo ” basta che c’è sto sole, basta che c’è sto mare”. Tuttavia, non posso fare a meno di notare che queste mie riflessioni, non proprio positive, nascono anche dall’osservazione del piatto che ho davanti, forte nei gusti, mediterraneo nei colori ed intrinsecamente povero,- due zucchine e una scatoletta sott’olio- insomma ha il sapore della città da cui vengo e che mi porterò sempre dentro: insomma, di povertà si può far bellezza!

IMG_0582Preparazione: tagliare a listarelle due zucchine, metterete in un piatto e coprirle con olio,aglio schiacciato, succo di limone, sale, pepe ed una bella manciata di origano. Sgocciolare lo sgombro, accomodarlo sopra le verdure e cospargerlo con una granella di mandorle tritate.Aggiungere un filo di olio ed accompagnare con una bella fetta di pane tostato in forno .