I miei biscotti nocciola e cioccolato : in fondo non tutto cambia !

Ho scoperto, proprio vicino casa, un nuovo negozio bio! La novità sta nel fatto che è tutto ” sfuso”, un poco come la bottega del vinaio di una volta, dove si andava con la propria bottiglia da riempire ed il vino veniva spillato dalle botti. Veramente, allora, si chiamavano ” taverne” ed a nessuno mai sarebbe venuto in mente di chiamarle osterie o mescite, appellativi decisamente troppo raffinati in relazione al luogo ed ai suoi frequentatori. In generale, erano antri oscuri, affumicati dall’allora “libero” fumo di sigarette degli avventori, che sostavano ai tavoli davanti a bicchieri e carte. Il pavimento era spesso sdrucciolevole, perchè il vino sgocciolava dalla cannella di legno della botte; tutte le taverne,  diffusissime nei quartieri, anche quelli così detti centrali e signorili, avevano una caratteristica comune: ad iniziare dalle 11 del mattino diffondevano sul marciapiede loro antistante un intenso profumo di cipolla rosolata, di ragù in pentola lasciato a sobbollire, di broccolo in tegame, messo lì a maturarsi nell’olio, in modo da trasformarsi in condimento per la pasta, di falsomagro che completava la cottura nella salsa di pomodoro, di sarde e finocchietto, di patate ” a brodetto”, insomma tutto il repertorio di minestre, paste e secondi piatti poveri, tradizionali e gustosi. Erano piccoli posti di ristoro, per pochi clienti, antesignani della cultura della ” pausa pranzo”, in genere operai della zona, e qualche altro sparuto avventore, che so il cliente fisso era spesso lo ” zitello”( e non single come si dice adesso), il negoziante della zona, che non voleva tornare a casa, o magari il ” paesano” di passaggio, e per paesano si intendeva uno che veniva dalla provincia. Poi c’era il servizio a domicilio: alle 13 in punto partiva un piatto ” incoperchiato” destinato nella mia strada all’edicolante, al fioraio ed al venditore ambulante di cravatte, che facevano orario continuato, perché non potevano smontare i loro baracchini. Di donne, in taverna, nemmeno l’ombra! Fare paragoni con il nuovo negozio ” tutto sfuso” bio è del tutto impossibile, però la filosofia ” del vieni con il tuo recipiente, io le lo riempio, tu risparmi” è senz’altro positiva, un ritorno al passato molto virtuoso, un invito a non lasciarci sommergere da plastica e cartone, con guadagno per tutti, ambiente compreso!  Come appunto avveniva con il vino! E poi, mi ha divertito il fatto che il negozio, in piazza Santa Oliva, proprio vicino alla parrocchia, è lì, sullo stesso marciapiede ,dove un tempo si trovava una delle più rinomate ” taverne ” palermitane. un segnale in più sulla via del riciclaggio ” virtuoso” :  niente scompare, tutto torna, ma niente è mai eguale a prima! Infatti, non ho comprato vino, anche se è tra i prodotti offerti, ma della ” farina di nocciole” che ho trasformato in biscotti, utilizzando una mia vecchia ricetta, scritta a mano, con penna stilografica, su un mio quaderno di ricette, intitolata molto semplicemente ” i miei Biscotti”. L’avevo chiamata così, perché è una preparazione semplice e veloce, che prima facevo spessissimo! Tutto però  cambia, e perciò, in omaggio alla pratica del ” niente glutine”  , ho sostituito la farina doppio zero e lo zucchero, con quella di nocciola più aromatica e con lo zucchero di palma, che è molto più dolce, ma ha un impatto glicemico tre volte inferiore a quello degli altri dolcificanti.  Ecco  i nuovi Miei Biscotti, senza  glutine  e con tante gocce di cioccolato

Ingredienti : 200 gr di farina di nocciola, gr. 100 di farina di riso, gr. 30 di zucchero di palma  ( se si usa zucchero normale gr. 60), 90 gr di burro, latte e gocce di cioccolato a piacere.

Preparazione: nel vaso del robot da cucina, mettere le farine, lo zucchero, il burro freddo di frigo tagliato a pezzetti. Azionare il tasto alla seconda velocità, in modo che gli ingredienti si amalgamino, interrompendo ogni tanto in modo da non surriscaldare troppo  l’impasto. Quindi, unire all’impasto, ad uno ad uno, due cucchiai da tavola di latte freddo : immediatamente le briciole si riuniranno tutte insieme e formeranno una palla: ecco pronta la mia pasta brisè!IMG_3177

Unire le gocce di cioccolato all’impasto, aiutandosi con un cucchiaio e ricomporre la  palla di pasta.IMG_3179

Metterla in una ciotola coperta con la pellicola di plastica e tenere in frigo, per il necessario riposo. Nel frattempo accendere il forno a 150 gradi ed aspettare che si riscaldi.

Trascorso il tempo, stendere su una placca un foglio di carta forno . Tirare fuori  la ciotola dal frigo e prelevare dalla pasta delle palline della grossezza di una noce, deponendole distanziate sulla placca. Con una forchetta pressare sulla superficie della pallina, in modo da appiattirla e rigarla . Io ho usato questi strumenti e questo è il risultato:

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Infornare a fuoco moderato 30 minuti e comunque fino a quando i biscotti non siano coloriti. Spegnere e lasciare raffreddare nel forno, leggermente aperto: in questo modo  i biscotti si asciugano leggermente, senza seccare e guadagnano in compattezza, mentre caldi sono friabili e si sbriciolano.

Fatto! Ecco il vassoio, ne sono venuti una quindicina IMG_3185

Che colazione ! tè e biscott!

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