Spiedini di emmental e verdure ed il doppio finale

Mi invento delle storie partendo da piccoli spunti quotidiani, fatti che accadono e ti fanno riflettere oppure sono l’occasione per inventare la vita di altri, per immaginare che una frase sentita per caso, un fatto accaduto davanti a te sia la chiave per aprire la porta del ” quotidiano scorrere del tempo” in casa di un estraneo. Quello che racconto oggi e una di  queste mie fantasie; mi ha preso circa due mesi fa, e nel giro di pochi giorni mi ha portato dalla forse squallida posizione di curiosa  vicina pettegola ( ma Miss Marple direbbe che ho solo un sano interessamento al prossimo) a piccola ricamatrice di un intrigante intreccio amoroso. Dunque, all’incirca con l’inizio della bella stagione, verso maggio, ogni sera alle 8, ho sentito suonare una musichetta allegra, del tipo di quelle delle giostre dei bambini, a metà tra una marcetta da parata e un carillon. Il tutto durava pochi minuti: poiché pareva di averla dentro casa, ho pensato fosse la suoneria di un cellulare, magari del vicino, di cui percepisco i passi sopra la mia testa, tutti gli spostamenti delle sue sedie e anche le sue grida davanti alla tv quando c’è la partita. Ma la cosa che mi ha subito stranita è che appena la musichetta era terminata, iniziava quasi sempre un alterco tra un uomo ed una donna, una discussione dai toni forti, con contorno di parolacce, che poi erano l’uniche espressioni che capivo. Il nocciolo del contrasto tra i due, gridato in un francese velocissimo e colmo di rabbia, era assolutamente fuori della mia portata; però,  se si lancia un ” porc”, un ” putain ” e via dicendo non ci sono grandi problemi di comprensione, forse perchè le male parole suonano le stesse in tutte le lingue o forse perché da ragazzina le ho imparate quasi tutte. Insomma, la faccenda è andata avanti per un po’ di tempo, con la solita catena: musica, esplosione di parolacce e liti, e dopo un po’ calma piatta, e rumore di porta sbattuta. Fino a che ho scoperto che la sinfonietta segnalava il  gelataio, che la sera alle 8 in punto fermava il furgoncino allo angolo tra la mia strada e quella accanto, lanciava la suoneria e stava lì fermo come se aspettasse qualcuno! Non so quanto tempo rimanesse lì, ma la testa mi è andata a 2000 giri:  ho davanti una storia meravigliosa! Il gelataio ha una tresca con un componente della coppia dei vicini, maschio o femmina non importa! Il Lui( o la Lei)  l’ha scoperto e appena sente il richiamo si lancia contro il fedifrago/a che risponde, rinfaccia e poi esce per raggiungere il gelataio innamorato! Pensavo di sviluppare una trama, qualcosa che andasse al di là del già eccentrico segnale di corteggiamento, che so, i baci appassionati tra coni e coppette, la fuga in autostrada a bordo del camioncino, il matrimonio celebrato dal prete che si affaccia dalla vetrina del furgone e i due sotto in fila come per il cono. Come è ovvio, non ne ho fatto niente! Dopo   una quindicina di giorni di questo tra-tran, è sceso il silenzio nella strada. Il gelataio non si è più fermato, nessuna suonata, nessun battibecco. Mi sono immaginata il finale più scontato della mia storia: i due vicini si saranno separati, sopraffatti dalla vicenda che hanno vissuto, fuori dell’ordinario svolgimento delle cose, sfacciata, pacchiana, eppure avvincente. Poi, dopo averla raccontata ad una mia amica, che mi guardava a dir poco perplessa, mi è venuto in mente un nuovo finale: Lei o Lui, dopo tutti i gelati mangiati alle 8 di sera, ogni sera, ha deciso di troncare la relazione per una ” glicemia” troppa alta, conseguenza della folle avventura. E tutto è rientrato nel silenzio della ovvietà quotidiana: niente più carillon, niente più sfacciate avance e rigida dieta! E in me è rimasta la serena certezza che non sono una romanziera! Perchè ho raccontato tutto questo? Perchè la preparazione di oggi ha un doppio finale e così mi sono ricordata delle mie folli fantasie. Alla fine della preparazione, ho fotografato il finale  canonico, ossia come è la presentazione originale del piatto; il secondo è invece una mia presentazione alternativa, molto meno lavorata; meglio, dovrei dire, un’altra possibilità, come  in fondo accade  sempre nella vita.

Ingredienti:  150 g di emmental, possibilmente di latte crudo, 12 pomodori ciliegini,  1 peperone, 1 cetriolo, 1 limone, 4 cucchiai di semi di sesamo, olio e sale

Preparazione: dividere in pezzetti regolari il peperone, metterlo in una ciotola, coperto dal succo del limone ed un filo di olio. Mettere la ciotola a marinare per circa tre ore. IMG_0778

Dividere in cubetti  l’emmental IMG_0785

Tagliare una sottile fetta alla base dei pomodorini in modo da renderli stabili. Pelare il cetriolo, eliminare i semi e tagliarlo  a cubetti come gli altri, salandolo appena.IMG_0782

Formare con gli stuzzicadenti lunghi una serie di spiedini alternando peperone,pane, formaggio e cetriolo; condirli velocemente con la marinata e impanateli nei semi di sesamo.IMG_0786

Infilare ciascuno su un pomodorino in modo che rimangano “in piedi” e servire.

E questo è il primo finale: ma come si è visto, non avevo stecchi lunghi e perciò mi aspettava un bel lavoro davanti prima di terminare …Allora, ho trovato un secondo finale! Ho miscelato in una grande terrina tutti gli ingredienti in modo che si avvolgessero bene nel sesamo e poi ho steso della lattuga su un piatto, lo condita con poco olio e sale ed ho distribuito sopra i cubetti di verdura e emmental ! Buon appetito IMG_0799

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