Rose del Deserto: omaggio al fascino di uomini e dune

L’altra sera, sulla programmazione Sky, è passato il film “Lawrence d’Arabia”, omaggio a Peter O’Toole, bravissimo attore e bellissimo uomo. E’ stato un tuffo negli anni sessanta: mi sono ricordata che quando vidi questo film, al cinema. Avevo undici anni: guardare le immagini di cammelli lanciati in corsa, le albe nel deserto, gli affollati mercati arabi, fece nascere sicuramente la mia passione per il Marocco, paese che ho già visitato parecchie volte e dove, appena ritornerò, appena potrò. Non è stato solo questa la miccia che quel film ha accesso: come non prendere fuoco per i bellissimi occhi azzurri del protagonista, la sua allure così elegante, il disincanto con cui affrontava le  avventure, il voluto sottotono con cui dissimulava l’importanza dei suoi traguardi! Era tutto “ so british”, “ so smart” e da undicenne, che ero, mi convinsi che in Inghilterra gli uomini dovevano essere tutti bellissimi o comunque eleganti, interessanti, affascinanti, insomma, come dicevano allora le pubblicità dei profumi, tutti “colonia, tabacco e giacca di tweed”! Quando due o tre anni dopo, finalmente, misi piede nella sospirata Londra, mi piacque tutto, dai monumenti ai parchi, dalle strade ai musei, non vi dico, poi, cosa fu per me scoprire Carnaby Street, Mary Quant e respirare l’aria di novità del Beat, del potere ai giovani: tutto sapeva di cambiamento, di rivoluzione, di libertà ! Però, anche se stavo all’erta, non trovai nessun sosia di Peter O’Toole: i ragazzi inglesi erano per lo più altissimi, magrissimi ed in maggior parte con i denti cavallini in fuori, avevano facce adolescenziali strette e lunghe, capelli flosci, erano vestiti in maniera trasandata, non certo glamour: insomma, quelli che vedevo stavano passando la così detta età ingrata, proprio come me appena quattordicenne. Passata la adolescenza, notai che mutavano, forse a causa di tutto il thè che bevevano: doveva incidere sui  loro geni. Si trasformavano in altrettanto trasandati uomini maturi, con delle belle pancette prominenti ed il colorito rubizzo, (penso che fosse merito della birra che aveva sostituito il thè). Alle sei di pomeriggio erano al Pub a giocare a freccette, portavano ancora i capelli lunghi, ma molto più radi e sottili e con i loro bravi filini grigi ! Insomma, eccetto che per le bevande, erano proprio eguali agli uomini italiani! Così, ho dovuto constatare oggettivamente che ero partita intrappolata nel luogo comune dell’inglese snob e maledetto, provincialmente ossessionata dal preconcetto che all’estero sono tutti giovani e belli! Non è così, non c’è una razza più bella, non c’è una popolazione “ eletta”, noi gente nel mondo, sparpagliata in tutti i continenti, siamo tutti eguali, alcuni sono fisicamente stupendi e la maggior parte no! Al mio idolo di allora, che in realtà era irlandese, ed all’adorato deserto, dedico le Rose del Deserto, imitazione di quelle di sabbia, tipico souvenir che si trova nei mercati arabi. Queste sono in cioccolato e svaniscono, come le dune del deserto, appena il vassoio arriva in tavola…

Ingredienti: per n. 24  rose circa, occorrono gr. 200 di cioccolato amaro, tagliato in pezzi e gr 100 di quello bianco sempre tagliato in pezzi. Gr. 200 di Corn Flakes al naturale. 

Preparazione: far fondere il cioccolato nero o al micro onde, in ciotola coperta, a temperatura bassa, o su fuoco a bagno- maria. Mescolare per ottenere un composto liscio e versare dentro il recipiente con il cioccolato gr 100 di corn-flakes. Rigirare i fiocchi con accuratezza in modo che siano rivestiti da ogni lato dal cioccolato. Quindi con l’aiuto di un cucchiaio prelevare un poco di composto e disporlo a montagnola su un vassoio foderato di carta forno. Lasciare raffreddare al freddo per 4 ore e poi con una palettina staccare le “rose “ e posarle su un piatto da portata. Procedere allo stesso modo per le rose al cioccolato bianco, unendo gli altri 100 grammi di corn flakes. Ecco le rose 

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