Uva arrostita ed una sua insalata
cavolo bianco e chicchi rossi
19 novembre 2013Anna Felice3 minuti di lettura

Non avevo mai notato come la frutta sia parte integrante dei piatti che preparo; non solo di quelli dolci, come è ovvio, ma anche di quelli salati. Mi è sempre sembrato normale introdurre delle note diverse nelle ricette, in modo da non ricadere nella monotonia, nella codificata insalatina che accompagna il pesce e nella patatina rosolata che se pur deliziosa fa da contorno classico alla carne. Un ragazzo, commentando la cucina siciliana, me lo ha fatto notare ed io, in un primo momento, ho pensato che avesse ragione, che fosse appunto una nostra caratteristica e l'ho attribuita alla influenza dei cuochi francesi, dei Monsù, che spadellavano nelle cucine dei nobili! Quasi, quasi, gli stavo dicendo, con l'arietta di quella che se ne intende, " Vedi, è la nostra originalità" o qualcosa di simile, insomma qualcosa di altrettanto cretino , un marchio di appartenenza ad un èlite culinaria che in realtà è inesistente. Abbinare il gusto della frutta ai piatti salati non è una scelta dettata dalla raffinatezza, a prescindere, per dirla come il grande Totò: l'uomo è nato onnivero e povero, ed un tempo quelli che si trovavano abbondante, spesso gratuiti, comunque non costosi, erano i prodotti della terra, la verdura e la frutta. E l'uomo si è sempre ingegnato a non perdere nessuna possibilità di trarre nutrimento da qualsiasi cosa, così che molte delle ricette che ora pensiamo appartenere alla creazione raffinata dei grandi cuochi nascono nelle cucine popolane, dove ci si nutriva di quello che capitava e molto spesso di cibi non propriamente freschissimi, anzi di norma erano di scarto, passati, invecchiati, il cui sapore, non certo il migliore, andava accortamente modificato o coperto con aromi o tecniche di cottura. Basti pensare alle nostre sarde, divenute trionfali nella " pasta" , che nella tradizione popolare era però chiamata la " pasta cu à munnizza" , perchè fatta con i resti a poco prezzo, raccolti al mercato. Mi sono, dunque, ricordata della cottura dell'uva, antichissima quanto semplice preparazione. L'uva arrosto è una variante salata della pratica della essicazione degli acini: si può preparare in abbondanza e si conserva in frigo, in sottovuoto, per una settimana. Accompagna di tutto, carne, sopratutto maiale e pollo, insalate e formaggi, come il parmigiano in scaglie o quelli erborinati o piccanti. Insomma, con un grappolo si fa una cena ...
Ingredienti: uva rossa, tipo red globe, aceto balsamico, olio, miele , sale ( possibilmente del tipo grosso) e pepe.
Preparazione: dopo aver lavato bene l'uva, sgranarla e adagiarla su un piatto da forno, cosparsa di sale e di pepe. Io ho usato sale rosa in grani, macinato al momento. Infornare in forno preriscaldato a 150 gradi per circa 30 minuti

Dopo questo tempo, rigirare una volta i chicchi, irrorare con un filino di olio e continuare la cottura per altri 10/15 minuti, fino ad avere i chicchi arrostiti ed un po'appassiti. Tirare fuori dal forno la teglia e condire gli acini ancora caldi con due cucchiai di balsamico, in cui è stato sciolto un cucchiaino di miele

Io l'ho utilizzata infatti per la mia insalata di cavolo bianco, facilissima da fare: è bastato tagliare a fettine sottili la verdura, aggiungere dei chicchi di melograno e l'uva arrostita con il suo condimento ! Buonissima ...

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