Max-Biscotti: buoni senza…

Questa ricetta è frutto della mia curiosità: non compro niente se prima non guardo o direi meglio ” ispeziono ” la confezione che contiene il prodotto che mi interessa. Voglio conoscere la provenienza , in genere non amo i cibi che hanno fatto il giro del mondo prima di arrivare in Italia. Poi guardo la tabella nutrizionale, cerco la data di scadenza, vedo se il produttore ha fatto una presentazione del metodo di raccolta o delle caratteristiche del suo lavoro. E se vedo una ricetta sul retro-confezione, abbandono ogni dubbio ed investigazione e afferro il pacchetto.  Ho notato che per lo più  sono ricette innovative, o quanto meno diverse, invitano a provare e sperimentare. La possibile novità culinaria ha su di me un effetto irresistibile, annulla ogni mia resistenza all’acquisto ! Anche se la possibilità della sperimentazione a volte naufraga in un mare di delusione: non sempre la ricetta ” funziona”: capita spesso che le istruzioni sono poco accurate, o molto più semplicemente, quello che si prepara non supera la prova gusto  Ma qualche rischio nel provare le novità bisogna correrlo, se no la vita è troppo monotona.  I biscotti di farina di  ceci e mandorle che propongo oggi  appartengo alla categoria delle ” super ricette”. Sono facili da fare e soprattutto sono accessibili a coloro che sono intolleranti a  glutine,  latte e  uova, come ad esempio uno dei miei nipoti o per coloro che hanno una alimentazione vegana .Il procedimento è facile e veloce, il   sapore è veramente delizioso e danno soddisfazione perché hanno una consistenza croccante . Li chiamerò  Max-biscotti  non solo perché mega-buoni ma anche perché dedicati a mio nipote Max !

Ingredienti : gr 274 di farina di ceci, ml 130 di olio di girasole o di olio di oliva, 100 ml di acqua, 20 gr di cocco secco grattugiato, 20 gr. di nocciole, 150 di zucchero di canna o altro  dolcificante a piacere, 1 gr di cannella in polvere ( un cucchiaino da caffè), la buccia di mezza arancia

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Procedimento :

Accedere il forno, modalità statica, per portarlo a 180

Versare la farina di ceci in una padella e tostarla a fuoco lento mescolando in continuazione per circa 10 o 15 min. fino a ottenere un intenso colore dorato e il profumo caratteristico della farina tostata.

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A parte frullare lo zucchero con le nocciole, la scorza della arancia, già ridotta a sottili fettine, e la cannella.

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Quindi unire alla farina, tostata e setacciata in modo che non abbia grumi, il cocco e la miscela di zucchero  aromatizzato , già preparata.

Emulsionare acqua ed olio e unirli al resto degli ingredienti mescolando in modo da ottenere un impasto compatto. Formare con l’impasto una palla ed avvolgerla in carta forno. Tenere l’impasto in frigo per almeno mezzora in modo che rassodi. Cos’ sarà più facile formare i biscotti

Trascorso il tempo , porre la pasta su un foglio di carta forno e coprire con un altro foglio. Passare sopra questo il matterello . Ritagliare quindi con una formina i biscotti fino ad esaurimento della pasta

Infornare i biscotti per circa 15 min.  Vanno estratti dal forno  quando sono ancora caldi . Lasciarli  raffreddare  lentamente.

Eccoli qui :

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Pandolce all’arancia

Questa ricetta non è una ricetta di famiglia: a ben pensare a casa mia da ragazza non c’era l’abitudine di preparare torte, pasticcini o biscotti. I dolci per la colazione erano quelli che si compravano belli e fatti , i cd mottini , dal nome della azienda dolciaria che li produceva, una versione italiana dei plumcake , senza frutta secca e con tanta deliziosa granella di zucchero sul top . E andava bene così a tutti, nessuno si faceva il problema dell’olio di palma e dei grassi idrogenati. Invece  per i miei figli è avvenuto il contrario: mi dedicavo alle crostate o alle torte, che servivo loro a merenda e colazione : dolci facili e veloci, che profumavano la casa di vaniglia e cannella. Il pandolce all’arancia è stato da me fatto, rifatto, replicato, modificato, a volte con l’inserimento di cacao, a volte con l’aggiunta di uvetta, a volte ha avuto la sua forma classica, altre si è modernizzato presentandosi in versi cuoche.Oggi ho eseguito la classica, l’originale, tratta dal mio primo libro di cucina, che in fondo è quella che preferisco per il suo delizioso aroma di arancia. Quindi,fai e rifai, dai e ridai, questa è una ricetta di famiglia e si fa così :

Ingredienti :  gr 150 di farina di mandorle, gr.150 di zucchero, 50 di fecola di patate, tre uova, 2 aranci

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Preparazione:

Separare i tuorli delle uova dagli albumi , grattare la scorza di un arancio e spremere il succo di entrambi i frutti

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Montare gli albumi a neve fermissima e tenerli in frigo.

Nel frattempo  lavorare i tuorli con lo zucchero per circa 10 minuti o meno se si usa la frusta elettrica, finché non diventano bianchi. Aggiungere la fecola di patate, la farina di mandorle, la buccia raschiata di una arancio ed il succo degli aranci.

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Aggiungere al composto gli albumi, delicatamente, in modo da non sgonfiarli e versare il composto nello stampo imburrato ed infarinato oppure in pirottini singoli da forno.

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Cuocere il dolce in forno preriscaldato a 170 gradi per circa 40 min.( meno se si usano i pirottini) Testare la cottura con uno stecchino inserito nella pasta ( è pronta se lo stecchino esce asciutto ) , lasciare raffreddare in forno aperto per circa 5 minuti per non farlo sgonfiare e poi tirarlo fuori dal forno, sformare lasciare  raffreddare del tutto.Pronto per la prima colazione o la merenda :

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Zuppa fredda di pomodoro ” confit” e la bellezza della Sicilia

Ho deciso di girovagare per la Sicilia: stare ferma a Palermo, e per il caldo, e per la mia inguaribile voglia di muovermi, viaggiare, guardare, mi viene pesante, tendo ad impigrirmi. Così destinazione “mare” a Menfi. Dove sono arrivata, bella e contenta, percorrendo la statale Fondovalle del Belice, con l’aria condizionata al massimo e la auto-radio pure. Al mare non ci sono andata però: ho preferito restare dal mio amico, che volevo rivedere dopo quasi due mesi, catturata da quella pigrizia, che invano cerco di sfuggire, appagata da quello quello che avevo ammirato mentre guidavo e desiderosa solo di chiacchierare e godermi l’affetto e la simpatia del mio ospite.  Il mare si vedeva benissimo dalla terrazza , era scintillante ed agitato da brevi  onde e mi bastava così! In viaggio, correndo alla folle velocità di 80 all’ora ( non sono Nuvolari e mi piace osservare intorno), ho avuto la visione in progressione di terre arse e di terre verdi, un alternarsi di tutte le sfumature del giallo, dell’ocra, spezzate dalle bruno della terra, appena arata, dalla lucentezza dei filari delle viti, dall’argento degli ulivi, con uno sfondo di colline brulle, improvvisamente ricoperte di alberi e poi, di nuovo, rocciose, e dietro una quinta azzurra, appena velata di bianco, come se in cielo fosse il fondale di un teatro. E mentre, seguendo la strada, semi vuota, cantavo insieme ai Beatles Sexy Sadie, una delle mie canzoni preferite, -per mio colmo di fortuna c’era un programma dedicato a Fab Fours, si è insinuata una domanda perché appena mi fermo, rallento, si esercito una scelta selettiva di immobilità, parte la colpevolizzazione,  come se la vita avesse una sola proiezione, una sola traiettoria, quella del del ” fare”, verbo da coniugare all’imperativo? .Quando sono arrivata, con gli occhi pieni di un paesaggio naturale, così bello, così mediterraneo e luminoso, che solo Van Gogh o Cézanne lo potrebbero ritrarre, avevo la risposta: scambio la pigrizia con l’ozio e mi sono subito arresa alla voglia che ho già detto di passare qualche ora senza far altro che esistere e respirare! Perché pigrizia è immobilità, stare chiusi nel proprio mondo, sordi agli stimoli esterni, rimandando tutto, cose belle e non, chiusi in bozzolo di malcontento e di malinconia. L’ozio è pausa e ripresa, darsi il tempo, avere una visione e riempirsi il cuore, con attimi di bellezza e di piacevoli relazioni. E’ vero, a volte Palermo, la routinaria difficoltà di viverci, mi rende abulica, ma questa terra è malattia e cura ed possiede l’antidoto alla paralisi che ogni tanto mi afferra, a patto di scappare dalla quotidianità e di aprire gli occhi, di rinnovare la panoramica, di vedere un’altra angolazione! In cucina, è lo stesso: la pigrizia non consente di creare, la lentezza ed il riposo posso essere creativi. Così è nata questa zuppetta fredda, dalla cottura lentissima dei pomodori in forno, come si fa in Provenza, patria del ” confit”, una tecnica che fa appassire la verdura ma al contempo la rende gustosa. Dopo il riposo ed il raffreddamento è sopravvenuta l’idea di lavorare il meno possibile, ma di creare un piatto fresco e gustoso…

Ingredienti : una dozzina circa di pomodori maturi, sale, zucchero, erbe di Provenza o origano, un cetriolo e mandorle tostate a filetti, olio e balsamico.

Preparazione: accendere il forno a 150 gradi. Mentre riscalda tagliare a metà i pomodori e svuotarli dalla polpa e dai semi IMG_1043

Oliare una placca da forno ricoperta di carta forno. Deporre i pomodori con la parte svuotata in alto e spargere sopra sale e zucchero, più o meno 20 gr,  secondo il proprio gusto. Completare con un filo di olioIMG_1045

Infornare per circa due ore, fino a quando i pomodori sono cotti all’interno e con le bucce facili da staccare.IMG_1046

Pelarli e farli raffreddare IMG_1047

Quindi, frullarli con un filo di olio, uno spicchio di aglio, ( facoltativo), le erbe o l’origano, ed uno o due cucchiai di aceto balsamico. Aggiustare di sale e pepe. Lasciare la purea un po’ granulosa, in modo da sentire la consistenza del pomodoro. Conservare in frigo. IMG_1048

Al momento di servire, decorare con dadini di cetriolo e mandorle a filetto

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