Agnello di latte con contorno di bietole e funghi: antichi sapori ritrovati

Babbo Natale mi ha portato tanti doni: l’arrivo dei miei ” Belgi”, la casa sempre piena di movimento, la padella sempre sul cuoco ( cucinare si sa è la mia passione) , i figli, i parenti, i nipoti, i parenti e gli amici accanto sotto l’albero. Ho ricevuto regali amorosi, scelti con cura, collegati alle mie ” manie” ed ai miei interessi. Candele profumate, cosmetici e…3 libri di cucina. Così, oggi, metto sul web la prima delle ricette che ho deciso di provare. Inizio da un magnifico libro, dalle foto estremamente suggestive, dedicato alle ” Verdure antiche e dimenticate” . Dato che l’autrice  si chiama  Keda Black, mi è stato subito chiaro che molte delle versure da lei elencate non erano reperibili in Italia ed anche che un buon numero di quelle ” sparite” in realtà sono ancora ben presenti nella dieta mediterranea e facilmente reperibili. Ho subito rinunciato a cercare radici come la Rutabaga, o la Rapa gialla, o la Mizuna e la Pastinaca, che trovo solo quando sono in Belgio. Mi ha stupido che invece l’autrice ritenesse  ” non comuni” vari tipo di zucca, o il cavolo romanesco o  le bietole. Quindi spazio alle bietole! La ricetta che propongo vede questa verdura maritata con dei porcini,  come protagonista del contorno. Il suo sapore dolce, ma non stucchevole, bene si abbina all’agnello, una carne anche lei antica e un po’ dimenticata. Ecco il mio piatto :

Ingredienti: per due porzioni: gr 500 di agnello da latte, tagliato in pezzi, un mazzo di bietole, gr.200 di funghi porcini,( vanno bene quelli surgelati già  tagliati a cubetti), una cipolla e 2 spicchi di aglio, un rametto di rosmarino, e uno di salvia, olio, dado vegetale, sale e pepe

Procedimento :

Sbucciare l’aglio e la cipolla e  e rosolarli in un ampia padella con coperchio o in un tegame, con un filo di olio. Aggiungere, salvia e rosmarino, i pezzi di agnello,  rosolarli due o tre minuti, bagnare con un dado sciolto in poca acqua , coprire con il coperchio e lasciare cuocere a fuoco lento per circa un’ora, fino a che la carne è cotta e tenera.

Nel frattempo, pulire le biete e tagliare le coste a piccoli pezzi e le foglie verdi a  stricioline

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Scaldare l’olio in una altra grande padella, e rosolare le coste. Quando sono morbide , aggiungere le foglie e i funghi. Mescolare il tutto e lasciare cuocere a fuoco vivo finché anche foglie e funghi siano morbidi. Salare, pepare, aggiungere se gradito del peperoncino

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Il piatto è pronto !

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Agnello su un letto di biete e funghi

 

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Insalata Xato’ : ossia una insalata ” vastasa” ma non troppo

Quando sono con i miei nipoti e mi delizio a fare la nonna, alterno l’italiano al siciliano. Non lo faccio coscientemente, mi viene spontaneo utilizzare il dialetto, solo certe parole nella lingua isolana posso rappresentare situazioni o stati di animo.  Così mio nipote Fèlix, che ha ormai 4 anni ed si destreggia senza difficoltà tra  francese e italiano, a seconda della nazionalità del suo interlocutore, con me fa sfoggio di tutto il suo eclettismo, incasellando nella conversazione espressioni made in Siciliy.  Si va da ” amunì”( andiamo ) a “mi abbuttò “( mi sono stancato). Suo  fratello di appena un anno di età è il ” virticchio” o  “l’animolo”- parole che indicano l’instancabile movimento del piccolo a quattro zampe,  e onestamente non saprei come tradurre in italiano, dato che le ho ereditate da mia madre, senza un minimo di coscienza critica. Io da piccola per lei ero ” virticchia ed animolo” e seguendo la tradizione, dopo di me, così sono stati chiamati  i miei figli e ora i miei nipoti. D’altronde le radici del linguaggio sono profonde e misteriose:  ame il siciliano piace così come è, lo accetto senza fare  indagini approfondite sulla etimologia di una parola. Certo non mi sarei mai aspettata, scorrendo le pagine on line della più antica rivista italiana di cucina, di trovare una insalata dedicata allo…Xatò.  Questo termine in dialetto palermitano, indica una persona volgarotta, una via di mezzo tra il pidocchiu arrinisciuto ( sinonimo di nuovo ricco ) ed il vastaso ( ossia il maleducato) . Come e perché  il termine Xatò sia stato scelto per qualificare una insalata non lo so. Ma gli ingredienti appartengono alla nostra tradizione, la definirei  quella che da noi si chiama una  insalata Viddana, cioè umile, campagnola, dalla composizione gradevolissima ed un magnifico condimento, molto generoso nel gusto. Perciò la propongo,  anche se all’originale ho aggiunto un aroma in più ( l’origano ) e dei tocchetti di caciocavallo

Ingredienti:sgombro sott’olio sgocciolato 200 gr., insalata misticanza o altra secondo il proprio gusto,  mandorle 60 gr, nocciole 20 gr, filetti di acciuga sott’olio pomodori 10 -fette di pane 2 -aceto di vino bianco -olive nere -olive verdi -aglio -peperoncino 
fresco  o in polvere-olio extravergine d'oliva -sale -

Procedimento : 

  • tostare le fette di pane e tagliarle a dadini. Frullare insieme il pane con i pomodori, le mandorle, le nocciole, mezzo spicchio di aglio, un pizzico di peperoncino, 80 gr di olio, 2 cucchiai di aceto fino ad ottenere una crema . Aggiungere il sale secondo il proprio gusto

 

  • disporre l’insalata in una ciotola, unire le olive, i capperi, i filetti di sgombro,i filetti di acciuga,  tocchetti di sedano,  e se piace cipolla affettata finementeIMG_1957

 

  • condire con la salsa e portare a tavola

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Capretto marinato al limone su insalata di cereali

Pasqua ! Come vuole la tradizione , sulle nostre tavole si presentano i protagonisti della festa: uova colorate e non , lasagne e torte salate , tutti i tipi di dolci , ” pecorelle ” di pasta di mandorla, galline e conigli  di cioccolato ! E poi c’è il piatto forte,: l’agnello o il capretto arrosto o in umido, il  simbolo della ” abbuffata” pasquale. Ma forse, invece di usare il presente ,dovrei  usare il passato e scrivere ” c’era”! Tra animalisti e vegetariani, ormai è molto più raro che il pranzo di Pasqua sia incentrato sul ” sacrificio” tra virgolette di un sapido e dorato cosciotto. L’immagine del bianco, morbido e tenero  agnellino, salvato dal macello, ormai campeggia nel nostro immaginario, così che solo ricordarne il sapore ci trasforma in violenti assassini. Perciò, è con un certo imbarazzo che oggi presento la mia ricetta: a mia discolpa, segnalo che il capretto che ho utilizzato era stato allevato all’aperto, in una azienda vocata al biologico, e che non aveva subito forzature nell’alimentazione. Lo ho accompagnato, in modo da farne un piatto unico, con una insalata di cereali, un mix di grano saraceno, riso basmati, miglio e quinoa rossa, che ho trovato guardando tra gli scaffali del supermercato. Un mix senza glutine, utilissimo per bilanciare il forte sapore della carne, resa più digeribile dalla marinatura al limone.

Ingredienti: per 4 persone. 700 gr circa di capretto nostrano, 250 grammi di cereali misti, 50 grammi di mandorle spezzettate grossolanamente, 200 grammi di fagiolini verdi ( anche surgelati), 1 cucchiaio pieno di curcuma in polvere, 3 spicchi di aglio , olio di oliva evo, un limone dalla buccia non trattata o un limone confit.

Preparazione:

In una teglia capiente, unire il capretto ed aggiungere un filo di olio,  il succo di un limone, sale e pepe, un rametto di rosmarino. Mettere in forno caldo per circa 20-30 minuti, fino a che non sia cotto e dorato.

Lessare in poca acqua i fagiolini e tagliarli in piccoli pezzi.

Passare sotto acqua corrente il mix, scolarlo e farlo cuocere in abbondante acqua salata. Scolare la preparazione. Rosolare l’aglio schiacciato in una ampia padella unta di olio, quindi aggiungere la curcuma, i cereali, i fagiolini e lasciare insaporire il tutto per alcuni minuti. Infine aggiungere le mandorle spezzettate

Servire la carne con il mix di cereali, decorando con la scorza di limone : Buona Pasqua

 

Hambugher mediterranei di merluzzo in crosta di pecorino

Nuovo post: oggi hamburgher, ricetta semplice e veloce da fare, ancora più veloce da cuocere e graditissima sia agli adulti che ai bambini. E’ una rielaborazione della classica polpetta, quella che si mette nel panino, ma questa volta anziché usare la carne, come ho fatto per i miei burgher al prosciutto o utilizzare verdure come le melanzane o legumi come le lenticchie , ( tutte ricette già pubblicate ) ho scelto il pesce. Pensavo così di proporre a  mio nipote, venuto qui a Palermo per una breve vacanza, un facile assaggio di uno dei principali componenti della nostra dieta mediterranea. Ma …non ho fatto i conti con l’intero panorama della nostra gastronomia da strada! Il mio piccolo, sapientemente guidato dal papà, appassionatamente ha preteso panelle, crocchette e patatine fritte, arancine con carne o in bianco, ha assaggiato ogni pasticcino esposto in dolceria ed per finire ha sperimentato una full immersion di coni gelati ! Insomma, il salutare hamburger di pesce è rimasto solo una pia intenzione, surclassato dalle ghiottonerie della ” friggitoria”, che in tutto e per tutto ha reso inutile la mia vocazione di ” nonna cuoca”! Da brava nonna mi sono arresa , perché la nonnitudine è fatta di accondiscendenza, coccole  e capricci soddisfatti immediatamente ed è una cosa bellissima.Però gli hamburger alla fine li ho fatti ! Per me, da sola a casa, un po’ perché spero una volta di queste di farli provare a mio nipote, un po’ per consolarmi dopo la sua partenza con qualcosa di buono…

Ingredienti per due hamburgher : 200 grammi di pesce bianco, come nasello o merluzzo, un cucchiaio di pesto rosso (ossia pesto di pomodoro secco ) due cucchiai abbondanti di pangrattato, due cucchiai di pecorino romano grattugiato, un uovo, un cucchiaio di senape, la buccia grattugiata di mezzo limone e un mazzetto di menta fresca. Olio e sale .

Preparazione : 

tritare il pesce con l’aiuto di un coltello, come per fare una tartare. Aggiungere la scorza del limone, la menta ben tritata ed impastare il tutto. Aggiungere poco sale. Quindi modellare l’impasto con le mani appena unte di olio e formare due grandi polpetta. In una ciotola il miscelare pangrattato con il pecorino ed alcova qualche fogliolina tritata di menta .In una ciotola sbattere l’uovo con la senape ed amalgamare bene. Immergere delicatamente le polpette e passarle nel pangrattato . Devono essere rivestite in modo uniforme.

Porre i burgher su una teglia rivestita da carta forno, irrorare con un filo di olio e cuocere in forno caldo per una quindicina di minuti. In alternativa si possono passare in padella calda appena unta Eccoli in sequenza appena cotti

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Pronti nel piatto, con il loro contorno di peperoni arrostiti

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e poi a tavola IMG_4807

 

Arancine di Riso Nero con cuore cremoso al Pistacchio

Per i palermitani non esistono gli arancini,  come si dice nel resto del mondo, ma solo le ” arancine” . In concreto dal punto di vista gastronomico la arancina palermitana è identica al suo omologo maschile: è sempre quella meravigliosa palla di riso allo zafferano, che al centro nasconde un bel cuore morbido ed umido di formaggio o carne al ragù , il tutto sigillato da una croccante crosta di pangrattato, ben ustionata in olio bollente. L’uso della denominazione al femminile non è è un errore di grammatica, è invece il riconoscimento del lavoro delle donne in cucina, del tempo e dell’amore dedicato a questo ” finto frutto” dalla forma di una arancia. La leggenda vuole che  questa prelibatezza ” tutto in uno” , velocissimo pranzo che in pochi bocconi fornisce  carboidrati, proteine e grassi, sia nata durante la dominazione degli arabi, osservando come costoro prelevassero il couscous, e con la mano a coppetta raccogliessero il condimento portando il tutto in bocca. E le donne abituate ad imboccare e vezzeggiare gli uomini di casa avrebbero inventato un boccone  unico! Comunque sia, ora la arancina di famiglia, quella unica e superlativa, appannaggio del patrimonio gastronomico di ” mamma ” e “nonna”, convive tranquillamente con quella sfornata da ” friggitorie ” e “boutique della  arancina” che non si limitano a friggere quelle tradizionali alla carne o al burro, ma le farciscono con sfrenata fantasia. In pratica la base è sempre il riso. ma per il ripieno è consentito scatenarsi, così che persino il nordico salmone ha fatto la sua comparso nel ” listino” accanto a arancine vegetariane o a sapore di pizza!

E’ nata la arancina” alla   ‘o famo strano” come direbbe Verdone ! Anch’io mi aggiungo ai profanatori della ricetta tradizionale, dato che, come più volte ho scritto, la cucina è come l’amore e quindi tutto è consentito: l’importante è il risultato. Perciò oggi, Arancine dal cuore nero e fondente

Ho utilizzato il c.d riso nero, che ha un sapore aromatico proprio speciale. Per il ripieno ho scelto di insaporire il formaggio con del pistacchio in crema ( non dolce) che ho ricevuto in regalo ed è stato due mesi in dispensa in attesa di essere utilizzato. Poi ho abbinato  queste arancine non convenzionali ad una crema di agrumi, con cui insaporirle per dare al tutto un sapore più marcatamente ” siculo” . Vanno bene per antipasto o per un piatto unico, tutto dipende da quante se ne mangiano! Al lavoro …

Ingredienti:

per 8 arancine ( una più -una meno ) gr. 200 di riso Venere, detto anche riso nero, 20 gr di burro, 4 cucchiai di pesto di pistacchio, una confezione di formaggio tipo Filadelfia ( gr.170 circa),  3 uova. un limone non trattato, olio, sale e pepe . naturalmente ci vuole anche il pangrattato ( io ho usato quello per celiaci che ha dentro del mais e grano saraceno, così da essere più croccante) e della farina bianca ( la mia è quella di riso )

per la salsa una arancia rossa, un pugnetto di pistacchi senza guscio e non salati, un cucchiaio di crema di pistacchio, qualche foglia di basilico, olio, sale e pepe

Preparazione

  • In una casseruola, sciogliere venti grammi di burro o olio, versare il riso, lasciarlo tostare un poco, unire un mazzetto di alloro con un rametto di rosmarino, e poi coprire con 900 grammi di acqua calda. Alla ripresa del bollore, abbassare la fiamma, coprire con il coperchio e lasciare cuocere fino a che l’acqua sia tutta assorbita. Il riso deve essere morbido e colloso. Fare raffreddare, cospargendo il riso con sale, togliere il mazzetto aromatico. Quando il riso è freddo, unire i tuorli al riso, mescolando bene. Conservare in una ampio ciotola o piatto
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  •  In una ciotola lavorare il formaggio con la crema di pistacchio in modo che il tutto sia omogeneoIMG_4657_2
  • Con le mani oliate, prendere un pugno di riso e appiattirlo sul palmo della mano sinistra e collocare al centro un poco di crema al pistacchio. Richiudere con il riso ai lati aggiungendone altro se non bastasse altro riso e formare l’arancina . Quindi passare le arancine ottenute nella farina biancaIMG_4659_3
  • Montare leggermente gli albumi  a neve: non è necessario siano sodi,  devono solo essere un poco consistenti. Passare le arancine nell’albumeIMG_4660_4
  • Poi mettere il pangrattato in un  piatto  fondo, aromatizzarlo con la buccia del limone.Passare le arancine sul composto, in modo che siano panate uniformementeIMG_4662_5
  • Mettere le arancine su una teglia ricoperta di carta forno, irrorare a filo con olio e passarle in forno caldo a 170 per una decina di minuti , fino a che siano dorate .
  • Nel frattempo, nel vaso del mini pimer frullare una rancia pelata a vivo, il basilico i postacci e la crema di pistacchio con un filino di olio. La salsa è prontaIMG_4676_7
  • Le Arancine sono pronte. Eccole qui belle e dorate IMG_4672
  • Ed eccole nel piatto  IMG_4682

W il Ragù di salsiccia e broccoletti : per il pranzo o il brunch della domenica

Un tempo c’era il pranzo della domenica e forse c’è ancora. Il giorno del Signore, immancabilmente, tutta la famiglia si riuniva a casa del Nonno e si celebrava un succulento rito culinario, a base di anelletti con ragù, falsomagro, contorno di patate e verdure: Si iniziava alle 13 e 30 e si terminava verso le 15, quando apparivano sulla tavola o cannoli, o cassate. Se si era  meno tradizionalisti, l’ingresso trionfale era riservato a  torte dal cuore nero di cioccolato, nascosto da uno spesso strato di panna, o crostate con fragole e panna, secondo la stagione. Il mio dolce preferito erano i bignets alla panna, ricoperti di cioccolato, posizionate a piramide : attendevo solo quel momento, piluccando le varie portate, in modo da ” avere spazio” per il finale! Seguivano, caffè e ammazza caffè, ed alla fine iniziava una lunga digestione, accompagnata da un magnifico torpore che impediva persino di scambiare quattro chiacchiere. La famiglia riunita in salotto boccheggiava su divani e poltrone ed i più attivi seguivano il calcio ” minuto per minuto” o guardavano la televisione, ma tutto ciò induceva alla siesta e le teste  spesso e volentieri ciondolavano, facendo ricadere il mento al petto. Ora c’è il brunch, che secondo me è la stesso cosa. Forse il rito comincia un po’ prima, verso le 12 e 30, di solito  la tavola è apparecchiata in maniera più disinvolta, con i piatti e le posate raggruppati in un angolo, in modo da lasciare spazio ai molteplici stuzzichini, ai risi ed alle paste iper-conditi, alle carni già affettate , alla fantasia di polpette, alle insalatone, ai min-dolcetti ed alle cremine in bicchierini: una fantastica rassegna di pietanze colorate, per cui prendi questo, prendi quello, alla fine il tuo piatto si trasforma in una tavolozza da pittore e la forchetta fa da pennello. Devo dire che non ho alcuna nostalgia del tradizionale pasto domenicale e approvo la formula brunch, molto più democratica, perché ti consente di mangiare quello che vuoi, di muoverti come vuoi, di parlare più facilmente con gli altri commensali. certo, gli invitati sono per lo più amici e non parenti: ma questo è l’eco dei tempi, è difficile trovare ancora famiglie con il Nonno patriarca, i figli sono dispersi per tutta l’Italia o all’estero, i cugini sono una razza praticamente scomparsa, a causa del calo delle nascite. Però, io non rinuncio al mio ragù domenicale e meno che mai posso rinunciare a condividerlo con mio figlio, pranzo o non pranzo che sia! E’ molto semplice, cucino, riempio un sottovuoto e glielo mando! Lo so che magari quella domenica non lo gusterà, che lo mangerà il lunedì, ma non mi importa: il ragù della mamma è sempre il più buono! Questo l’ho fatto con verdure ed è facilissimo e veloce:

Ingredienti : per un sottovuoto medio: due o tre salsicce grandi, i fiori di  broccoletto calabrese appena sbollentati, due cucchiai di concentrato di pomodoro, un  cucchiaio di farina, ( io ho usato quella di riso) ,  una carota ed una cipolla,  salsa di pomodoro già fatta, semi di finocchio, olio, pepe e sale, una decina di noci

Preparazione: togliere il budello alle salsicce e ridurre la polpa a pezzetti. Il un tegame, rosolare la carota e la cipolla con un poco di olio, aggiungere i semi di finocchi, ne bastano 5 o 6, e poi quando il soffritto è appassito, versare la carne e farla rosolare IMG_4256

In una ciotola, porre il concentrato e la farina e diluire con qualche cucchiaio di acqua calda, in modo da formare una pastella.
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Aggiungere il composto alla carne in pentola, mescolare bene, unire le rosette di broccolo IMG_4258

Versare  della salsa di pomodoro, coprendo carne e verdure. Aggiustare di sale e pepe e fare cuocere una ventina di minuti, in modo che il liquido evapori. IMG_4259

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Ecco fatto: sbucciare le noci e tritare grossolanamente i gherigli, che vanno aggiunti al ragù. A questo punto, il protagonista è il mio contenitore IMG_4265

Però una piccola porzione di ragù me la sono riservata. Come potevo resistere! Naturalmente, il mio piatto è gluten free : il sugo si è adatta perfettamente alle fettuccine di riso e così anche  la mia domenica è stata celebrata IMG_4277

Torta di crespelle di farina di ceci e ratatouille : festeggio il Festino !

IMG_4102Oggi è per Palermo è  festa , ma dovrei dire meglio oggi a Palermo c’è la ” Festa” più importante dell’anno, e’  il giorno del Festino, si celebra la Patrona Santa Rosalia. Non ho mai capito come mai ad un rito così importante, che coinvolge tutta la città per circa una settimana e prevede solenni processioni, scene di commovente devozione, altarini dedicati alla Santa nei vicoli della città, la sfilata del carro, superbamente decorato  con la Santa sopra, per una delle vie più antiche della città tra ali di folla , sia stato appioppato un diminutivo, quel ” ino ” finale alla parola festa, che mal si collega con la grandiosità dell’evento. Forse ha una spiegazione c’è, in linea con la secolare filosofia siciliana, quel misto di saggezza, fatalismo e rassegnazione, che nei secoli si è appiccicata sopra a noi siculi ed ormai  fa parte del nostro DNA. Come dire scelgo festino per adottare un atteggiamento sotto tono, naturalmente solo nel nome, prendo una certa distanza, perché non si sa mai, la sfilata o i botti potrebbero deludere, qualcosa potrebbe andare male! Insomma , una denominazione anti delusione ed anti-sfiga.  Però ci sta pure un’altra interpretazione: secondo me, forse la scelta del diminutivo è significativa della caducità delle cose, come dire è bello ma bisogna ricordarsi che dura poco, c’è allegria e abbondanza di divertimento e cibo per pochi giorni l’anno, poi tutto ritorna come sempre, si ritorna al quotidiano! E allora ” ino” perchè si può sognare ma non si può dimenticare la realtà ! E’ ovvio che le due interpretazioni convivono benissimo fra loro, ma sicuramente ci sarà ancora un’altra spiegazione e poi un’altra, se no che siciliani siamo? Mentre blatero e scrivo, suona il campanello del forno: è pronto ! Ecco ben dorata la torta salata con cui festeggio il Festino. Perché senza cibo non c’è festa ! I  riti culinari che si celebrano oggi prevedono ” i babbaluci”,  lo sfincione, le panelle, il cocomero detto melllone, con tre elle, e tutto il panorama della gastronomia palermitana popolare, quella che ora si chiama ” street food” . Per il festino,  pubblico sempre ricette ” siciliane ” , da me riviste, cambiate secondo il  momento, non proprio ortodosse. Gli anni passati per esempio rifatto il pane cunzato  o una insalata di melanzane dal gusto dolce con note di amaro. Quest’anno mi sono cimentata nelle crespelle di farina di ceci, che viene usata nella nostra cucina per le famose panelle, ma invece di farcirle una per una

Ingredienti e Preparazione 

Per le crepes : 125 di farina di ceci, 250 gr di acqua o latte, g. 20 di burro, 3 uova, sale e pepe.

In una ciotola miscelare la farina con il burro già fuso, aggiungere le uova, una alla volta, e diluire con il liquido prescelto fino ad avere una pastella liscia, senza grumi. Aggiungere il sale, un cucchiaino di aceto e fare riposare la pastella in frigo per almeno mezz’ora. IMG_0928

Scaldare, quindi, la padella ungendola appena con una noce di burro e procedere come per le normali crespelle. Versare un cucchiaio pieno di pastella, girare la padella in modo che la pastella si distribuisca, lasciare cuocere fino a quando i bordi si alzano, girare dall’altro lato  la crespella, aiutandosi con una paletta e fare cuocere per uno o due minuti ancora. Continuare così fino ad esaurimento dello impasto .IMG_4100

Tenere le crespelle coperte in modo che restino caldo e condirle a piacere con formaggio, prosciutto, verdure .

Oppure fare così : avevo preparato una ratatouille  con zucchine, peperoni, melanzane e pomodori e me ne era rimasta un bel po’ . Ed ho deciso di utilizzarla per le crespelle

IMG_4099 Allora ho imburrato una pirofila e l’ho foderata con le crespelle. Ho aggiunto le verdure e del formaggio grana grattugiato ed ho continuato a strati con il resto della verdure ed altre crepes . In tutto, tre strati e sull’ultimo ho messo verdure, formaggio e qualche ricciolo di burro, E poi in forno caldo per una decina di minuti, fino a che non si è fatta la crosticina .

Ecco qua , in un attimo  ” torta salata ” da consumare tiepidaIMG_4102